Carola Frediani, fondatrice del progetto Guerre di Rete e tra le firme italiane più riconoscibili del giornalismo di cybersicurezza, è morta il 3 giugno 2026 a 51 anni. La diagnosi di tumore era arrivata pochi mesi fa, e le condizioni erano peggiorate rapidamente nelle ultime settimane. La famiglia ha confermato il decesso nel pomeriggio: lascia il marito Luca, un figlio adolescente e la madre Luciana, che vive a Genova.
Ventisei anni dentro la rete italiana
Genovese, laureata in lettere, Frediani aveva iniziato a lavorare nel 2000 nell'agenzia Totem di Franco Carlini, uno dei primi giornalisti italiani a raccontare internet come terreno politico oltre che tecnologico. Nel 2010 ha fondato l'agenzia di comunicazione EffeCinque. Negli anni successivi i suoi articoli su sicurezza informatica, hacking, social media e diritto digitale sono apparsi su La Stampa, Corriere della Sera, Wired, Vice e L'Espresso, in un percorso lungo ventisei anni che ha coperto l'intero arco della maturazione digitale italiana: dalla diffusione di massa della rete domestica fino all'era dell'intelligenza artificiale generativa. Una traiettoria parallela a quella di altre figure pioniere italiane recentemente scomparse, come Lucio Villari per la storiografia contemporanea: voci che hanno reso accessibile a un pubblico ampio un sapere considerato tecnico o specialistico.
Guerre di Rete: 15.000 iscritti, otto anni di volontariato
Il marchio per cui resterà ricordata e Guerre di Rete, nata nel 2018 come newsletter settimanale gratuita su Substack e diventata, dal marzo 2022, anche sito autonomo gestito insieme all'associazione Cyber Saiyan. Il progetto conta oggi oltre 15.000 iscritti ed è cresciuto senza pubblicità, senza paywall e senza investitori istituzionali, retto dal lavoro volontario di un piccolo gruppo redazionale. In otto anni di attività ha coperto cybercrime, cyberspionaggio, sorveglianza statale, intelligenza artificiale, censura online e politica della rete con un taglio geopolitico raro in Italia: nessuna testata generalista ha mai costruito una redazione dedicata alla cybersicurezza di dimensioni e profondità paragonabili, e i grandi quotidiani hanno spesso ripreso le sue analisi senza disporre di competenze interne equivalenti. E' un modello editoriale che ricorda lo spirito civico di altre esperienze formative italiane, come quella raccontata nello spazio web dedicato a Danilo Dolci da Indire: divulgazione gratuita, lavoro collettivo, indipendenza dai circuiti commerciali. La periodicità settimanale, mantenuta con regolarità per quasi un decennio, ha trasformato la newsletter in un appuntamento fisso per addetti ai lavori, ricercatori universitari, funzionari pubblici e cittadini interessati alla sicurezza digitale.
Dai grandi giornali alle ong internazionali
Al lavoro pubblico Frediani affiancava un ruolo operativo nella protezione di giornalisti e attivisti. E' stata membro del Global Security team di Amnesty International e ha lavorato nel team infosec di Human Rights Watch, due delle organizzazioni più esposte al rischio di sorveglianza, intercettazioni e attacchi mirati con software commerciali di spionaggio come Pegasus. Nel 2019 le era stato assegnato il Premio Galileo per la divulgazione scientifica, nel 2021 il Premio giornalistico Arrigo Benedetti, due riconoscimenti che hanno certificato il valore della sua opera saggistica e di inchiesta. La sua produzione comprende Deep Web, Dentro Anonymous, Guerre di Rete (Laterza, 2017), #Cybercrime (Hoepli, 2019) e L'inganno dell'automa, uscito a settembre 2025 e dedicato ai rischi dell'automazione algoritmica e dell'intelligenza artificiale generativa: titoli che hanno portato il vocabolario della cybersicurezza fuori dalla cerchia degli specialisti, contribuendo a un dibattito pubblico paragonabile, per centralità culturale, a quello che eventi come la Milano Design Week 2025 hanno costruito per il design e l'innovazione produttiva.
La redazione di Guerre di Rete ha già annunciato che la newsletter proseguirà con i collaboratori storici. La domanda aperta non è sul destino del progetto, ma su chi, in Italia, raccoglierà il ruolo di interfaccia pubblica fra cittadini comuni, decisori politici e linguaggio tecnico della sicurezza informatica, in un anno in cui gli attacchi ransomware contro pubbliche amministrazioni e sanità sono tornati a crescere.