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iOS e le cinque App Store restano gatekeeper: Apple perde a Lussemburgo

Il Tribunale UE respinge Apple: iOS e cinque App Store restano gatekeeper DMA. Rischio sanzione fino a 41,6 miliardi sul fatturato 2025.

Sul fatturato di 416 miliardi di dollari registrato nell'anno fiscale 2025 secondo il documento 10-K depositato da Apple alla SEC, la sanzione massima teorica in cui Apple può incorrere per una violazione del Digital Markets Act supera i 41 miliardi di dollari. Lo scenario diventa più concreto dopo la sentenza dell'8 luglio dell'Ottava sezione del Tribunale dell'Unione europea, che ha confermato lo status di Apple gatekeeper per iOS e per l'App Store respingendo il ricorso della casa di Cupertino.

Il verdetto e le tre cause riunite

Cinque giudici dell'Ottava sezione hanno riunito le cause T-1079/23, T-1080/23 e T-214/24 in un'unica pronuncia. iOS e l'ecosistema App Store restano gatekeeper ai sensi del regolamento (UE) 2022/1925 e l'obbligo di aprire la piattaforma alla concorrenza non decade. La società ha annunciato che ricorrerà alla Corte di giustizia dell'Unione europea, unico grado ancora percorribile e limitato ai soli motivi di diritto.

La Commissione aveva designato Apple gatekeeper a settembre 2023, insieme ad Alphabet, Amazon, ByteDance, Meta e Microsoft. Nessuna delle sei aziende della lista iniziale è riuscita finora a ribaltare in tribunale la designazione.

Cinque App Store trattati come un unico servizio

Il passaggio più duro per la casa di Cupertino riguarda la strategia difensiva scelta: chiedere ai giudici di trattare separatamente i cinque store che gestisce (iPhone, iPad, Apple Watch, Mac e Apple TV) così da spezzare la designazione unica in cinque valutazioni distinte. Il Tribunale ha respinto la tesi in blocco perché ognuno di questi negozi svolge la stessa funzione, mettere in contatto sviluppatori e utenti finali. Cinque store, un unico servizio ai fini del DMA.

La conseguenza pratica è che gli obblighi di interoperabilità e di apertura a store alternativi valgono su tutta la gamma dei dispositivi Apple venduti in Europa, non solo iPhone. Coprono anche wearable e televisori connessi.

Un solo capitolo si è chiuso a favore di Apple: iMessage. Il Tribunale ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché la Commissione, dopo un'indagine di mercato, ha deciso di non designare il servizio come gatekeeper. Non c'era atto lesivo da impugnare, quindi Apple resta libera dai vincoli DMA sull'app di messaggistica.

Sanzione fino a 41,6 miliardi e la mappa dei gatekeeper

Il DMA prevede sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale annuo per la prima violazione e fino al 20% in caso di recidiva. Sul fatturato di 416 miliardi di dollari chiuso il 27 settembre 2025, la multa massima teorica arriva a 41,6 miliardi per il primo caso e a 83,2 miliardi in recidiva.

Nell'elenco dei gatekeeper designati dalla Commissione europea figurano oggi sette aziende con 23 servizi core coperti in totale. Alla lista iniziale di Apple, Alphabet, Amazon, ByteDance, Meta e Microsoft si è aggiunta a maggio 2024 Booking; a giugno 2026 la Commissione ha aggiunto in via provvisoria AWS e Azure per i servizi cloud. Sulla stessa spinta di autonomia digitale europea, l'intesa italo-greca su intelligenza artificiale e formazione firmata ad Atene mostra come i governi UE cerchino di ridurre la dipendenza dalle grandi piattaforme extraeuropee anche fuori dal perimetro giudiziario.

Cosa cambia per chi usa iPhone in Europa

Restano pienamente in vigore l'obbligo di consentire il download di app fuori dall'App Store, l'accesso a browser di terze parti realmente indipendenti dal motore WebKit e la disponibilità di sistemi di pagamento alternativi. Valgono anche i vincoli sull'accesso ai dati per gli sviluppatori esterni e sull'interoperabilità delle notifiche.

La partita si sposta ora davanti alla Corte di giustizia UE, dove Apple potrà contestare soltanto errori di diritto e non la valutazione dei fatti. Il dossier si somma agli altri terreni di frizione economica fra Bruxelles e Washington, in cui la dipendenza europea dagli Stati Uniti su gas e forniture militari resta al centro del dibattito. Nel frattempo la Commissione ha già istruttorie aperte sugli articoli 5 e 6 del regolamento: una decisione definitiva della Corte di giustizia non arriverà prima di 18-24 mesi.

Pubblicato il: 9 luglio 2026 alle ore 14:56