La Giunta provinciale di Trento ha stanziato 3.079.469,60 euro per il merito docenti nell'anno scolastico 2025/2026, premiando gli insegnanti giudicati più innovativi dai dirigenti scolastici. È l'unico fondo dedicato al riconoscimento economico del singolo insegnante rimasto in Italia dopo che, nel 2020, il bonus nazionale è stato archiviato.
Come funziona il fondo trentino
Il provvedimento, approvato su proposta dell'assessora all'istruzione Francesca Gerosa, distribuisce le risorse alle scuole statali provinciali e ai centri di formazione professionale in proporzione al numero di docenti e studenti. La base giuridica è l'articolo 87 bis della legge provinciale 5/2006 sulla scuola.
I criteri di valutazione sono fissati dalla normativa provinciale: qualità dell'insegnamento, innovazione didattica e metodologica, inclusione, diffusione delle buone pratiche, formazione continua e responsabilità organizzative. Il dirigente scolastico assegna il bonus ai singoli insegnanti, mentre il Consiglio dell'istituzione verifica la coerenza delle scelte con la scheda ufficiale della Provincia di Trento.
Il meccanismo è attivo dall'anno scolastico 2017/2018. Possono accedervi i docenti di ruolo e i supplenti annuali con almeno 180 giorni di servizio. Chi lo desidera può devolvere la propria quota all'istituto per finanziare progetti di miglioramento didattico, un'opzione già prevista dalla normativa provinciale.
Nel resto d'Italia il bonus merito è finito nel 2020
Fino a cinque anni fa esisteva un fondo nazionale con lo stesso scopo. I commi 126-129 della Legge 107/2015 sul bonus merito docenti avevano istituito uno stanziamento di 200 milioni di euro annui dedicato esclusivamente agli insegnanti di ruolo, poi ridotto a 143 milioni con le successive leggi di bilancio.
La legge di bilancio 2020 (art. 1 comma 249 della L. 160/2019) ha eliminato il vincolo di destinazione. Il contratto integrativo nazionale sul Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa 2020/2021 ha poi fatto confluire le risorse nel Fondo di Istituto, senza più obbligo di destinarle agli insegnanti meritevoli: oggi possono essere spese anche per il personale ATA o per la contrattazione integrativa senza vincolo di merito.
Il Trentino, in virtù dello statuto speciale di autonomia, ha mantenuto la propria disciplina provinciale. I numeri raccontano la differenza: 3.079.469,60 euro divisi per i 6.235 docenti di ruolo delle scuole statali trentine (dato provinciale a.s. 2023/2024) fanno una media di circa 494 euro lordi pro capite. In netto, tolte aliquote e addizionali, restano intorno a 260-280 euro. La quota però non arriva a tutti: chi la riceve incassa cifre più alte della media, chi non rientra nella valutazione del dirigente resta escluso.
Prima dell'abolizione del vincolo, il fondo nazionale garantiva circa 285 euro lordi medi per ciascuno dei circa 700.000 insegnanti di ruolo. Con la confluenza nel Fondo di Istituto, quella cifra è oggi diluita su una platea più ampia, ATA compreso, senza alcuna correlazione diretta con l'attività didattica del singolo docente.
Cosa cambia per gli insegnanti trentini
L'iter di assegnazione parte a inizio anno scolastico: entro dicembre il dirigente scolastico definisce criteri, indicatori e pesi. I docenti presentano entro giugno l'autocertificazione con crediti formativi, incarichi e documentazione. La ripartizione definitiva arriva tra fine agosto e inizio settembre, dopo il parere del Consiglio di istituto.
Tra i criteri di valutazione entrano attività che nel resto d'Italia restano quasi sempre volontariato non retribuito: la gestione della classe con studenti BES, che coinvolge due docenti su tre, il progetto Trentino Trilingue, la collaborazione alla ricerca didattica, la documentazione delle buone pratiche. Formazione continua e sviluppo professionale sono le due aree con il peso maggiore per accedere al riconoscimento.
Il Comitato Provinciale di Valutazione riceve il parere dei consigli di istituto sulla coerenza delle assegnazioni. I compensi vengono comunicati alle sigle sindacali e pubblicati in forma aggregata, un livello di trasparenza superiore a quanto previsto nelle altre regioni italiane.
La delibera copre l'anno scolastico 2025/2026 e prevede pagamenti differenziati in base alla qualità dei processi rilevati. Il Trentino resta l'unica realtà italiana in cui, otto anni dopo l'avvio del meccanismo, il compenso legato al merito continua a essere una voce riconoscibile in busta paga per gli insegnanti che lo ricevono.