La dispersione esplicita scende al 7,3% e quella implicita al 6,3%, minimi storici e ben sotto il target UE 2030 del 9%. Ma nello stesso Rapporto Invalsi 2026 quasi 4 bambini su 10 escono dalla primaria fragili in matematica.
Dispersione al minimo, target UE già superato
Il quadro macro descritto dal rapporto presentato il 16 luglio 2026 alla Camera dei Deputati è positivo. La dispersione esplicita, cioè chi lascia la scuola prima del diploma, passa dall'8,2% del 2025 al 7,3% del 2026. Ancora più marcato il calo di quella implicita, che riguarda i diplomati con competenze insufficienti: dall'8,7% al 6,3%, con un recupero di 2,4 punti in un solo anno e il valore più basso della serie storica.
Il target dell'Agenda 2030 UE, fissato al 9%, è già stato battuto con quattro anni di anticipo. Sono circa 520mila i ragazzi rientrati a scuola dal 2022 secondo i dati diffusi dal ministero. Il presidente Invalsi Roberto Ricci ha però ricordato in conferenza stampa che il compito precipuo della scuola resta l'apprendimento, non solo la trattenuta a scuola. Ed è proprio qui che il rapporto solleva il velo su una zona d'ombra molto più insidiosa.
La primaria arretra in matematica: -10 punti rispetto al 2019
La sorpresa negativa arriva dai gradi più bassi. Nella seconda e quinta primaria la quota di alunni che raggiunge almeno il livello base in matematica cala di 3 punti percentuali rispetto al 2025. Il confronto con il pre-Covid è ancora più duro: nel 2019 la percentuale di studenti al livello base superava il 70%, oggi si assesta appena sopra il 60%. Il gap è di 8-10 punti in soli sette anni, come ricostruito in errori in matematica e divario Nord-Sud nei dati Invalsi.
Tradotto in termini concreti: quasi 4 bambini su 10 chiudono la primaria senza gli strumenti minimi per affrontare le medie. Il dato è controcorrente perché la primaria italiana è storicamente il segmento più solido del sistema: nelle rilevazioni internazionali IEA TIMSS e PIRLS i nostri decenni sono sempre stati sopra la media OCSE. Le cause vanno cercate in una combinazione di fattori: la formazione dei maestri, che escono da Scienze della Formazione dopo un percorso in cui la matematica ha un peso marginale; l'onda lunga della didattica a distanza per le classi che nel 2020 erano in prima e seconda; le nuove Indicazioni ancora in corso di rodaggio.
Il ministro Valditara ha parlato di rinnovamento metodologico, senza però indicare misure concrete di supporto ai docenti in servizio. L'analisi puntuale delle criticità è riportata nell'approfondimento Invalsi 2026, dispersione al 7,3% ma matematica primaria in calo.
Nord-Sud: il Mezzogiorno recupera ma restano 15-20 punti in matematica
Il rapporto certifica anche una convergenza territoriale mai vista prima. Al Sud la dispersione esplicita scende dal 14,1% al 10,2%; in Sicilia e Sardegna dal 12,5% al 9,5%. Nell'ultimo anno delle superiori la percentuale di studenti al livello base di matematica al Sud passa dal 40% al 45%, in italiano dal 44% al 47%. Il recupero è imputato dagli analisti Invalsi agli effetti del programma Agenda Sud, con fondi mirati alle scuole del Mezzogiorno.
Il divario, però, non scompare: in matematica la distanza tra Nord e Sud oscilla tra 15 e 20 punti percentuali, come ricostruito in Rapporto Invalsi 2026: dispersione al 7,3% e matematica ancora indietro. Nei grandi centri urbani del Nord emerge un tema nuovo, quello della segregazione scolastica legata alla concentrazione di studenti stranieri con carenze linguistiche non colmate. Il testo integrale del rapporto sul sito ufficiale Invalsi restituisce quindi due velocità opposte: sulla trattenuta il sistema regge, sull'apprendimento delle competenze di base no.
L'8 settembre 2026 Invalsi presenta i risultati italiani di PISA 2025, con tre mesi di anticipo rispetto al calendario abituale. Il confronto con gli altri Paesi OCSE dirà se il salto di qualità sulla dispersione ha davvero iniziato a spostare anche le competenze.