Al colloquio del TFA sostegno 2026 si arriva dopo aver superato preselettiva e scritto, ciascuno con un minimo di 21/30. La commissione mette il candidato davanti a un caso reale o ipotetico riguardante un alunno con disabilità e chiede di indicare strategie inclusive motivandole con la normativa. Il banco di prova sembra individuale, ma la cornice è collettiva: il XI ciclo bandisce 30.241 posti mentre nelle scuole italiane restano 57mila docenti di sostegno senza specializzazione.
Cosa misura il colloquio
La struttura segue uno schema condiviso da quasi tutti gli atenei. Si parte da un caso, dall'analisi dei bisogni dell'alunno e dalla proposta di una strategia inclusiva, ancorata alla normativa sull'inclusione e al ruolo del docente nella scuola autonoma. Seguono domande su pedagogia, didattica inclusiva, progettazione e gestione della classe. Chiude un blocco motivazionale, in cui la commissione verifica perché il candidato ha scelto il sostegno e quanto è consapevole di una funzione che è educativa, non assistenziale.
Per superare l'orale del TFA sostegno serve un punteggio minimo di 21/30, lo stesso richiesto in preselettiva e scritto. La selezione non è solo una verifica di studio: misura la capacità di leggere bisogni complessi e di tradurli in interventi didattici, una competenza che oggi pesa molto più che in passato. Chi vuole capire l'intera procedura del percorso abilitante può consultare la guida per diventare docenti di sostegno specializzati.
30.241 posti per un fabbisogno doppio
Il fabbisogno comunicato dal MUR con la Nota n. 4660 del 14 aprile 2026 fissa il contingente del XI ciclo a 30.241 posti, distribuiti su 4.809 cattedre per l'infanzia, 21.202 per la primaria e 4.230 per la secondaria di primo grado. Per la secondaria di secondo grado il fabbisogno richiesto resta a zero, in attesa di eventuali integrazioni in sede di decreto.
Il numero va letto contro la dimensione del fenomeno. Nell'anno scolastico 2024/2025 gli alunni con disabilità sono saliti a 377mila, il 4,8% degli iscritti, una quota quasi raddoppiata in dieci anni. Gli insegnanti di sostegno sono cresciuti del 6% arrivando a 261mila, ma solo il 78% ha il titolo: restano 57mila docenti curricolari assegnati al sostegno per carenza di figure formate. Anche se tutti i candidati del XI ciclo superassero l'orale, il bando coprirebbe poco più della metà di quel vuoto. I dati di riferimento sono nel comunicato Istat sull'inclusione scolastica 2024-2025.
C'è poi una geografia del problema che il bando ricalca solo in parte. Al Nord la quota di docenti senza specializzazione è del 32%, contro l'11% del Mezzogiorno. Sempre al Nord il 26% dei posti di sostegno a inizio anno non era ancora assegnato e, dopo un mese di lezioni, il 10% restava vacante. Tradotto in conseguenze pratiche, il 58% degli studenti con disabilità ha cambiato insegnante rispetto all'anno precedente: quota che sale al 70% nella scuola dell'infanzia e al 61% nella secondaria di primo grado.
Cosa cambia per chi prepara l'orale
Per chi affronta il colloquio il messaggio è doppio. Sul piano formale conta la padronanza della normativa sull'inclusione, dal PEI alla Legge 104/1992, e la capacità di applicarla a un caso concreto. Sul piano sostanziale le commissioni guardano sempre più alla tenuta didattica: il candidato che entrerà in cattedra dovrà spesso lavorare in classi dove il collega di sostegno cambia ogni anno e dove le ore medie scendono a 13,6 alla secondaria, a fronte delle 21,1 dell'infanzia.
Lo schema di valutazione, come accade anche in altre prove orali della scuola, premia chi mostra strumenti concreti. Per orientarsi può essere utile confrontare le griglie di valutazione della prova orale del concorso DSGA o seguire come sta andando l'avvio delle convocazioni della prova orale del concorso secondaria PNRR2: i criteri cambiano, ma la richiesta di applicare la teoria a una situazione reale resta la costante.
Le date dei test d'ammissione restano legate al decreto MUR che chiuderà il riparto dei posti tra atenei, atteso entro giugno 2026. Chi supererà l'orale entrerà in una scuola dove i numeri pubblicati dall'Istat sono la cornice del proprio lavoro quotidiano.