Indice: In breve | Come è cambiata la rinuncia all'IRC: dal 2020 al 2025 | Il divario regionale: Nord sopra il 25%, Sud sotto il 5% | Le province agli estremi: da Firenze a Potenza | Il sorpasso laico: dove la maggioranza rinuncia all'IRC | Tre equivoci da evitare leggendo questi dati | Domande frequenti
In breve
* Nel 2024/25 il 17,7% degli studenti italiani non si avvale dell'IRC, in aumento rispetto al 16,7% dell'anno precedente.
* +42mila rinunce in un anno, nonostante gli iscritti totali siano diminuiti di circa 120mila unità.
* Sette regioni del Nord superano il 25%; Valle d'Aosta prima con il 34,46%.
* Al Sud tutte le regioni restano sotto il 5%: Basilicata ultima con il 3,26%.
* Il divario tra l'area più laica e quella più religiosa supera i 30 punti percentuali.
Come è cambiata la rinuncia all'IRC: dal 2020 al 2025
I dati raccolti dall'Uaar tramite accesso civico generalizzato al Ministero dell'Istruzione e del Merito mostrano un aumento costante dei non-avvalentesi negli ultimi quattro anni. Il trend è cresciuto soprattutto al Nord, mentre il Sud è rimasto sostanzialmente stabile.
1. Anno scolastico 2020/21: 14,07% di non-avvalentesi a livello nazionale. 2. Anno scolastico 2021/22: 15,56%, con il Nord già oltre il 21%. 3. Anno scolastico 2022/23: 15,5%, circa 1,1 milioni di studenti. 4. Anno scolastico 2023/24: 16,62%, +68mila rispetto all'anno precedente. 5. Anno scolastico 2024/25: 17,7%, +42mila rinunce su un totale di iscritti in calo.
In quattro anni la quota nazionale è cresciuta di 3,6 punti percentuali. Il dato aggregato nasconde però una forbice sempre più larga tra le macro-aree geografiche del paese.
Il divario regionale: Nord sopra il 25%, Sud sotto il 5%
Nel 2024/25 sette regioni superano la soglia del 25% di studenti che non si avvalgono dell'ora di religione. Valle d'Aosta è prima con il 34,46%, seguita da Emilia-Romagna (30,65%), Toscana (30,60%), Liguria (30,10%), Lombardia (27,22%), Piemonte (27,02%) e Friuli Venezia Giulia (26,74%). Sono tutte regioni del Nord o del Centro-Nord, senza eccezioni.
Al Sud la fotografia è opposta. Basilicata si ferma al 3,26%, Campania e Sicilia restano intorno al 3-4%. Tra la regione con la percentuale più alta e quella con la più bassa c'è uno scarto di oltre 31 punti percentuali. Nello stesso sistema scolastico nazionale coesistono realtà con poco in comune sul piano del rapporto tra famiglie e IRC.
Il Centro Italia occupa una fascia intermedia: Marche, Lazio e Umbria si attestano intorno al 15-17%, mentre Abruzzo e Sardegna superano il 10%. La linea di demarcazione risponde anche a fattori demografici, al peso dell'immigrazione non cattolica e a una diversa tradizione di pratica religiosa sul territorio.
Le province agli estremi: da Firenze a Potenza
Firenze guida la classifica provinciale con il 40,33% di non-avvalentesi, seguita da Bologna (38,91%), Prato (36,65%), Trieste (36,31%), Aosta (34,46%) e Gorizia (34,27%). Sei province in cui più di un terzo degli studenti non frequenta l'ora di religione. Tra le province con i tassi più alti, 16 hanno registrato nel 2024/25 una crescita superiore ai 2 punti percentuali.
All'altro capo della classifica, Potenza scende al 2,71%. Agrigento si ferma al 3,88%, Avellino al 3,62%, Barletta-Andria-Trani al 2,88%. In queste province la rinuncia all'IRC è una scelta di minoranza assoluta, con tassi che non variano in modo significativo da un anno all'altro.
Solo cinque province hanno segnato un leggero calo nel 2024/25, mentre la crescita è generalizzata nel resto del paese. I tassi di partenza determinano se una provincia si avvicina al 40% o resta ferma sotto il 4%, rendendo il dato provinciale più significativo di quello nazionale per capire la distribuzione reale del fenomeno.
Il sorpasso laico: dove la maggioranza rinuncia all'IRC
Nei comuni con più di 25mila abitanti, tre hanno già superato il 50% di non-avvalentesi: Monfalcone (57,48%), Pinerolo (54,66%) e Firenze (50,85%). Nel 2023/24 solo Firenze aveva raggiunto questa soglia, con il 51,51%. Il dato cittadino fiorentino è lievemente sceso, mentre Monfalcone e Pinerolo si sono aggiunte alla lista.
Altri sei comuni si collocano tra il 45% e il 50%: Sesto Fiorentino (49,56%), Lugo (49,11%), Bologna (46,92%), Casalecchio di Reno (46,86%), Aosta (46,50%) e Scandicci (45,29%). All'opposto, cinque comuni sopra i 25mila abitanti hanno meno dell'1% di rinunce: Castellammare di Stabia, Adrano, Casoria, Volla e Gragnano.
Tre equivoci da evitare leggendo questi dati
Confondere rinuncia con ateismo: il dato misura quanti studenti non si avvalgono dell'IRC, non quanti siano atei o agnostici. Tra i non-avvalentesi ci sono studenti di fedi non cattoliche, famiglie laiche per tradizione e famiglie cattoliche che preferiscono l'educazione religiosa fuori dalla scuola.
Considerare il dato stabile: in quattro anni la quota nazionale è salita di 3,6 punti. Il ritmo è costante, circa 1 punto all'anno. Proiettando il trend senza variazioni, il 20% nazionale potrebbe essere raggiunto entro il 2027/28.
Assumere che i dati siano completi: l'Uaar ottiene le informazioni tramite accesso civico generalizzato perché il MIM non le pubblica autonomamente sul Portale unico dei dati della scuola - MIM. Alcune scuole presentano incongruenze nei dati trasmessi: per prudenza, l'Uaar esclude dalle elaborazioni quelle con dati non affidabili.
Domande frequenti
Come si esercita il diritto di non avvalersi dell'IRC?
La scelta si effettua all'atto dell'iscrizione scolastica, selezionando l'opzione prevista nel modulo online del portale del Ministero. Per l'anno scolastico 2026/27 le iscrizioni sono aperte a maggio 2026. La scelta è annuale e può essere modificata all'iscrizione successiva.
Cosa succede agli studenti che non si avvalgono dell'IRC?
Gli studenti che non si avvalgono dell'IRC possono scegliere tra attività alternative organizzate dalla scuola, studio individuale assistito o uscita anticipata/entrata posticipata se l'ora è a inizio o fine giornata. Le opzioni concrete dipendono dall'organizzazione del singolo istituto.
I docenti di religione sono scelti dalla scuola?
No: i docenti di IRC vengono nominati su proposta della diocesi e la loro idoneità è riconosciuta dall'autorità ecclesiastica, non dall'amministrazione scolastica. Questa caratteristica distingue l'IRC da tutte le altre discipline e costituisce il punto centrale del dibattito su una possibile revisione del sistema.
I dati sui non-avvalentesi sono accessibili pubblicamente?
Sì, tramite il progetto #datiBeneComune dell'Uaar, che ogni anno li ottiene dal MIM con accesso civico generalizzato e li rende disponibili con mappe interattive per regione e provincia. I dati grezzi sono rilasciati con licenza CC-BY sul repository GitHub dell'associazione, scaricabili in formato CSV.
La crescita costante dei non-avvalentesi, combinata con il divario geografico tra Nord e Sud, mostra che la questione dell'IRC nella scuola pubblica riflette trasformazioni demografiche e culturali in atto, con velocità diverse a seconda del territorio. I dati per province e comuni restituiscono la complessità reale del fenomeno meglio di qualsiasi cifra aggregata nazionale.