Ora di religione in calo nelle scuole italiane: cresce il numero di studenti che la abbandonano
Indice
- Introduzione
- La situazione attuale: dati e statistiche
- La partecipazione all’ora di religione: tendenze recenti
- Le ragioni della "fuga" dall’ora di religione
- Il confronto con gli ultimi anni e l’andamento per ordine di scuola
- Le ripercussioni su docenti e investimenti pubblici
- La risposta delle autorità ecclesiastiche
- Implicazioni per la società e la scuola italiana
- Sintesi e prospettive future
Introduzione
Negli ultimi anni, la scuola italiana ha assistito a un progressivo calo della partecipazione all’ora di religione cattolica, tradizionale materia presente nel curricolo di tutte le scuole statali. Le statistiche ora di religione 2026 confermano questa tendenza: sempre più studenti scelgono di non frequentare l’insegnamento della religione cattolica, segnando un cambiamento culturale significativo. Il fenomeno è particolarmente evidente nelle scuole superiori, dove circa il 22% degli studenti già nel 2022/2023 non partecipava all’ora di religione, mentre nell’anno scolastico 2024/2025 la percentuale complessiva di alunni non frequentanti ha raggiunto il 18% in tutte le scuole.
In un contesto di crescente pluralismo religioso e culturale, la fuga dall’ora di religione in Italia pone interrogativi sul ruolo della scuola, sulla laicità dell’istruzione e sulle strategie di insegnamento. Oltre ad analizzare i dati, questo articolo esaminerà cause, conseguenze e reazioni istituzionali, proponendo uno spaccato aggiornato sulla questione.
La situazione attuale: dati e statistiche
Le ultime rilevazioni del Ministero dell’Istruzione illustrano una situazione in rapido mutamento. Nel 2024/2025, il 18% degli alunni nelle scuole italiane ha scelto di non seguire l’insegnamento della religione cattolica. Quest’ultimo dato rappresenta un’enorme novità nella storia della scuola di Stato, in quanto fino a pochi decenni fa la materia era considerata irrinunciabile e vi si registravano tassi di partecipazione vicini al 100%.
Una disamina più dettagliata mostra come la tendenza sia particolarmente accentuata negli istituti secondari di secondo grado. Nel 2022/2023, il 22% degli studenti delle scuole superiori non prendeva parte all’ora di religione, mentre le scuole primarie e secondarie di primo grado presentano percentuali inferiori di non partecipazione, comunque in crescita rispetto al passato.
Questi dati dipingono un quadro chiaro: il numero di studenti che non seguono religione è in costante aumento, tendenza rilevata sia nelle grandi città che in centri più piccoli, denotando un’omogeneità dell’abbandono a livello nazionale.
Numeri in crescita: andamento nell’ultimo decennio
Se confrontiamo la situazione attuale con quella di un decennio fa, il cambio di paradigma appare evidente. Dieci anni fa, gli alunni della religione cattolica rappresentavano quasi la totalità degli studenti. Oggi, nelle grandi metropoli come Milano, Roma, Torino, la quota di ragazzi che scelgono alternative o l’esonero supera in alcuni casi il 25%.
La partecipazione all’ora di religione: tendenze recenti
Negli ultimi cinque anni, secondo analisi aggiornate, si registra una crescita costante degli assenti all’ora di religione in Italia in tutti gli ordini di scuola, con un aumento particolarmente significativo nelle fasce d’età successive alla primaria.
Alcuni fattori incidono sulla decisione delle famiglie e degli studenti:
- La presenza crescente di alunni stranieri e di fede diversa dalla cattolica
- Una maggiore consapevolezza del diritto di scelta
- L’offerta sempre più variegata delle alternative formative proposte dalle scuole
Gli esperti sottolineano che la partecipazione all’ora di religione nelle scuole sta diventando un fenomeno “a macchia di leopardo” dove il numero di studenti che abbandonano la materia è più accentuato nelle zone urbane e tra gli studenti delle scuole superiori.
Distribuzione geografica e differenze tra Nord, Centro e Sud
Anche se la "fuga dall’ora di religione" viene registrata in tutta la penisola, alcune divergenze tra Nord, Centro e Sud permangono. Le regioni settentrionali registrano tassi di non partecipazione tra i più alti, mentre al Sud la tradizione cattolica sembra resistere maggiormente, pur con segni di cedimento nelle grandi città.
Le ragioni della "fuga" dall’ora di religione
Vari sono i motivi che spingono studenti e genitori a scegliere il non avvalersi dell’ora di religione cattolica nelle scuole italiane.
- Mutamento della società e pluralismo religioso
L’Italia è sempre più una società multiculturale e multi-religiosa. Molte famiglie di origine straniera praticano altre religioni, mentre cresce anche la quota di studenti che si definiscono laici o atei.
- Sensibilità verso la laicità della scuola
L’idea che la scuola debba essere laica e neutrale in materia religiosa acquisisce sempre maggior consenso. Per alcune famiglie, seguire religione significa aderire implicitamente a una visione confessionale dello Stato.
- Percezione della materia tra gli studenti
Per molti ragazzi delle scuole superiori, l’ora di religione viene talvolta vista come materia “non curricolare” o poco stimolante dal punto di vista educativo. Si preferisce impegnare quell’ora in attività di studio o riposo.
- Offerta alternativa e diritto alla scelta
La legge italiana prevede la possibilità di scegliere attività alternative di pari dignità. Negli ultimi anni, l’offerta di percorsi paralleli – dalle attività di laboratorio all’approfondimento di temi come il rispetto delle diversità – si è arricchita, incentivando la scelta del non avvalersi.
- Incidenza delle nuove generazioni
I giovani, rispetto ai loro genitori, sono oggi meno legati a tradizioni religiose. Cresce il numero di studenti appartenenti a famiglie non praticanti o dichiaratamente agnostiche.
Il confronto con gli ultimi anni e l’andamento per ordine di scuola
Le statistiche ora di religione 2026 mettono in luce che, sebbene il fenomeno della non partecipazione sia trasversale, assume dimensioni diverse a seconda del ciclo scolastico.
- Nelle scuole primarie, il tasso di non partecipazione si attesta tra il 12% e il 15%.
- Nelle scuole secondarie di primo grado (medie), la percentuale sale attorno al 18%.
- Nelle scuole superiori, il dato raggiunge il 22%, con punte più elevate negli istituti tecnici e professionali.
Si osserva dunque una correlazione tra età degli studenti e propensione a non seguire religione: maggiore è l’autonomia di scelta, maggiore è il tasso di non partecipazione.
Le ripercussioni su docenti e investimenti pubblici
L’aumento della quota di studenti che non partecipano all’ora di religione ha implicazioni significative anche per quanto riguarda gli insegnanti di religione cattolica e la spesa pubblica dedicata.
Nel 2026 si prevede che la spesa per gli insegnanti di religione raggiungerà i 791 milioni di euro, una cifra in crescita se confrontata con gli anni precedenti. Il dato rischia di apparire paradossale: mentre diminuisce la partecipazione degli studenti, il costo degli insegnanti resta elevato a causa del mantenimento degli organici stabiliti da norme e contratti nazionali.
Il tema della spesa per gli insegnanti di religione è al centro di un dibattito politico e sociale che coinvolge il Ministero dell’Istruzione, il Ministero dell’Economia e la Conferenza Episcopale Italiana. In molti sostengono la necessità di una revisione dei criteri di assegnazione dei docenti e di una maggiore razionalizzazione delle risorse.
Gli insegnanti di religione: situazione lavorativa e prospettive
Gli insegnanti di religione cattolica, spesso precari o con incarichi annuali, guardano con preoccupazione al calo della domanda. Le organizzazioni sindacali chiedono garanzie occupazionali, mentre altri auspicano una valorizzazione delle competenze sul fronte dell’educazione alla cittadinanza e al dialogo interreligioso.
La risposta delle autorità ecclesiastiche
Di fronte a una crescente “fuga dall’ora di religione” nelle scuole italiane, l’episcopato interviene più volte nel dibattito pubblico lanciando appelli a studenti e famiglie.
I vescovi sottolineano l’importanza dell’ora di religione come momento di riflessione etica e culturale, utile anche a chi non si identifica nel cattolicesimo. Sostengono che “non si tratta di catechismo, ma di un insegnamento culturale”, e segnalano i rischi di una perdita identitaria nelle nuove generazioni.
Tuttavia, il calo strutturale degli iscritti sembra difficile da arginare con solo appelli: le nuove generazioni chiedono contenuti più inclusivi e una didattica aggiornata che rifletta il pluralismo.
Implicazioni per la società e la scuola italiana
La situazione della religione nelle scuole superiori italiane rivela un cambiamento strutturale nel rapporto tra istituzioni scolastiche, confessioni religiose e società civile. Alcune possibili implicazioni:
- Rafforzamento della laicità dello Stato, con crescente attenzione alla separazione tra sfera pubblica e privata
- Sviluppo di nuovi modelli di educazione al rispetto delle differenze
- Necessità di aggiornare i programmi e la formazione dei docenti
Alcuni esperti propongono una revisione organica dell’offerta formativa in campo etico-religioso, che valorizzi il pluralismo e risponda meglio ai bisogni degli studenti di oggi.
Sintesi e prospettive future
La crescita degli studenti che non frequentano l’ora di religione a scuola è una delle principali tendenze dell’istruzione italiana contemporanea. Un fenomeno che riflette le trasformazioni della società e delle coscienze collettive, e che interpella tutti gli attori – famiglie, scuole, istituzioni religiose e politiche – sulle modalità con cui declinare valori, tradizioni e diritti nello spazio educativo.
Se, da un lato, la crescita degli assenti all’ora di religione sollecita una riflessione seria sull’adeguatezza degli attuali modelli didattici, dall’altro impone di garantire ancora piena libertà di scelta a famiglie e studenti, valorizzando tanto le radici quanto l’inclusione. La prospettiva futura potrebbe essere quella di un ripensamento integrale dell’insegnamento religioso e valoriale nella scuola pubblica, capace di dialogare con le sfide di una società pluralistica.
La discussione, iniziata da anni e costantemente aggiornata anche grazie alla diffusione di statistiche ora di religione 2026, prosegue oggi più che mai attuale. Sarà compito delle autorità rispondere con lungimiranza, trovando soluzioni equilibrate in grado di rispondere alle nuove esigenze educative dei giovani italiani.