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Scalzi e bendati a Trieste: studenti favorevoli, MIM senza parametri

Sondaggio su 824 studenti: il 54% approva la simulazione. Ma l'ispezione MIM valuta un'attività per cui non esistono linee guida in Italia o in Europa.

L'attività era approvata dai genitori, inserita nell'educazione civica, svolta in una città simbolo. Eppure l'ispezione ministeriale è arrivata lo stesso. E il 54% degli studenti, interrogati dal sondaggio Skuola.net, dice che ne vale la pena: erano 824 i giovani coinvolti nell'indagine sulla simulazione della rotta balcanica organizzata da una scuola primaria di Marostica.

La simulazione sensoriale di Trieste

I bambini di quinta elementare, circa dieci anni, hanno camminato scalzi su superfici irregolari con gli occhi bendati lungo percorsi che riproducevano le condizioni di chi affronta la rotta balcanica di notte. Il progetto era inserito nel curricolo di educazione civica ed era stato formalmente autorizzato da tutte le famiglie prima della partenza.

A Trieste, crocevia storico dell'immigrazione via terra dall'est Europa verso l'Italia e il nord del continente, i bambini hanno ascoltato testimonianze dirette di richiedenti asilo e vissuto una parte del percorso migratorio in modo sensoriale: non raccontato attraverso statistiche, ma simulato fisicamente. L'obiettivo dichiarato dai docenti era trasformare un dato astratto - quello delle migliaia di persone che ogni anno percorrono quella strada - in un'esperienza capace di costruire empatia vera anziché compassione passiva.

Al rientro, i resoconti dei bambini hanno allarmato alcuni genitori. La denuncia pubblica di un'europarlamentare ha innescato dichiarazioni a catena da esponenti politici ed ecclesiastici: da "lavaggio del cervello" a "lezione di umanità". Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha richiesto chiarimenti ufficiali, aprendo un'ispezione.

Il sondaggio che ridimensiona l'indignazione

Per misurare il sentimento reale tra i giovani, il portale Skuola.net ha interrogato la propria community: 824 studenti, 54% favorevoli, 46% contrari. Non un consenso unanime, ma un ribaltamento della narrativa dominante nei giorni successivi alla notizia, che aveva descritto l'opinione pubblica giovanile come prevalentemente contraria.

Tra i commenti raccolti nel sondaggio, i favorevoli scrivono che «l'empatia non si impara sui libri» e che «l'unico vero trauma è crescere nell'indifferenza». I contrari parlano di «follia» e di «terrorismo psicologico mascherato da educazione civica», sottolineando come bambini di dieci anni non possano reggere certi carichi emotivi. Il 46% contrario non è una minoranza trascurabile: su quasi cinque studenti, due bocciano l'iniziativa.

Gli studenti dimostrano di sapere leggere le questioni educative con autonomia: nelle settimane precedenti a questo caso, studenti del Lazio avevano protestato contro l'accorpamento degli istituti, dimostrando un'attenzione crescente per le scelte che riguardano la loro istruzione.

Il vuoto che l'ispezione non può colmare

La domanda vera non è se l'attività fosse lecita - la risposta è sì: famiglie informate, progetto autorizzato, insegnanti in servizio. Il punto è se il Ministero abbia gli strumenti per giudicarla. In Italia non risultano linee guida specifiche del MIM per attività di educazione empatica immersiva con minori. Nessuna circolare definisce a quale età, con quali modalità e con quale supporto psicologico una simulazione di questo tipo possa essere condotta nelle scuole.

Il vuoto non è solo italiano. Nessun paese europeo ha adottato protocolli dedicati alle simulazioni esperienziali di sofferenza in contesto scolastico per minori di 12 anni. Le linee guida esistenti riguardano la formazione del personale sanitario adulto o il primo soccorso psicologico in situazioni di emergenza reale. La fascia degli 8-12 anni resta un territorio normativo non presidiato quando si parla di esposizione intenzionale a stimoli emotivi intensi in ambito educativo.

L'ispezione MIM è quindi chiamata a valutare la "prudenza pedagogica" degli insegnanti senza avere un metro formale di riferimento. Può portare a sanzioni disciplinari o a una richiesta di chiarimenti, ma non a una pronuncia su una norma che non esiste. Il sistema scolastico ha regole dettagliate su alcuni diritti degli studenti - come il diritto agli strumenti compensativi per studenti con difficoltà sancito dal Consiglio di Stato dimostra - ma sulla protezione psicologica nelle attività esperienziali le norme restano vaghe.

Il caso di Marostica rimarrà probabilmente senza risposta definitiva. Ma apre una questione concreta: prima di arrivare alla prossima simulazione sensoriale in una classe italiana, potrebbe valere la pena che il Ministero scriva quelle regole. Nel più ampio dibattito sul benessere dei bambini a scuola - da la scoperta di larve nella pasta di una mensa scolastica alle attività didattiche al limite - la richiesta che arriva dai genitori è sempre la stessa: più protezione, più chiarezza su chi decide cosa.

Pubblicato il: 20 maggio 2026 alle ore 08:09