Cinque docenti universitari hanno firmato su La Stampa un appello contro la chiusura di Rai Scuola e chiedono di rilanciarla "investendo in nuove produzioni". I numeri raccontano però un canale già svuotato ben prima del 1° ottobre: nel 2025 sono stati girati appena 12 minuti di nuovi contenuti, contro le 2 ore del 2024 e le 10 puntate del 2023.
L'appello dei cinque professori
L'appello porta le firme di Antonio Musarò (Sapienza), Elisabetta Cerbai (Firenze), Marco Tamietto (Torino), Michele Simonato (Ferrara) e Marco Onorati (Pisa). La domanda che pongono va oltre il palinsesto: "Quale spazio il servizio pubblico italiano intende riservare alla conoscenza, alla scuola, alla ricerca scientifica e alla capacità dei cittadini di comprendere le trasformazioni del nostro tempo?".
I cinque non si limitano a chiedere di fermare la chiusura. Sollecitano un rilancio che porti Rai Scuola a diventare "un moderno servizio pubblico della conoscenza, capace di vivere insieme sul digitale terrestre, su RaiPlay, nelle scuole e sulle piattaforme frequentate dalle nuove generazioni". E aggiungono un passaggio chiave: la mobilitazione degli ultimi giorni "dimostra che esiste una domanda di cultura scientifica e di servizio pubblico che non può essere misurata soltanto attraverso lo share".
Un canale svuotato ben prima del 1° ottobre
La cifra che sintetizza gli ultimi tre anni di Rai Scuola è impietosa. Nel 2023 sono state girate 10 puntate di nuovi contenuti; nel 2024 la produzione originale si è ridotta a 2 ore; nel 2025 il canale ha prodotto in tutto 12 minuti. Il palinsesto è stato tenuto in piedi con le repliche, e i cinque docenti lo scrivono senza giri di parole: "Negli ultimi anni Rai Scuola è stata progressivamente privata di nuove produzioni e affidata in larga misura alle repliche".
I dati Auditel raccontano lo stesso movimento: lo share medio è passato dallo 0,14% del 2024 allo 0,13% del 2025, per scendere intorno allo 0,10% nei primi mesi del 2026. A giugno il canale è risalito allo 0,14%, segno che il pubblico non è scomparso: quando c'è un programma, guarda. Un sondaggio Rai dello scorso giugno riporta un indice di gradimento pari a 8 su 10 fra chi lo segue davvero. È il paradosso su cui insiste l'appello: alla platea non è stata data una programmazione da guardare, e adesso l'ascolto basso viene usato come argomento per chiudere.
Il piano annunciato dalla Rai prevede di spostare i contenuti didattici sull'portale ufficiale Rai Scuola e su RaiPlay. I firmatari obiettano che "un archivio non può sostituire una programmazione scientifica": la scienza "cambia continuamente, cambiano le conoscenze, le tecnologie, le domande e persino le categorie attraverso le quali interpretiamo la realtà". Trasferire su piattaforma i vecchi contenuti risolve la conservazione, non la produzione.
Cosa cambia dal 1° ottobre e perché riguarda anche la scuola
Dal 1° ottobre 2026 il canale 57 del digitale terrestre ospiterà "Italiana", nuovo progetto affidato ad Angelo Mellone (già alla guida di Linea Verde), con focus dichiarato su borghi, artigianato, made in Italy, enogastronomia e turismo del patrimonio. La televisione pubblica in chiaro non avrà più, di fatto, un canale dedicato alla divulgazione scientifica e alla didattica: il quadro del passaggio è ricostruito qui, insieme all'interrogazione depositata alla Camera dal deputato Pd Stefano Graziano e alla petizione su Change.org che ha superato le 76 mila firme.
Il contesto scolastico rende il passaggio meno neutro di quanto la Rai lo presenti. L'anno 2026/2027 si è aperto con 37.430 immissioni in ruolo di nuovi docenti e con la fase finale del PNRR istruzione, per cui il MIM sta reclutando 70 tra docenti e ATA in comando all'amministrazione centrale. Un sistema che assume, forma e chiude progetti perde nello stesso momento l'unico canale generalista pensato per accompagnare quel lavoro davanti alle famiglie.
Il 1° ottobre resta la data del passaggio. L'appello dei cinque docenti punta a spostare il dibattito su una domanda più larga: se il servizio pubblico decide di occuparsi di conoscenza scientifica solo con un archivio, la scelta va detta apertamente, non nascosta dietro lo share di un canale che negli ultimi due anni non è stato messo in condizione di produrre.