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Mense scolastiche pilastro per le famiglie, ma al Sud sono in 1 scuola su 4

Il 94% delle famiglie ritiene la mensa essenziale a 5,2€ a pasto. Ma al Sud solo il 24% delle scuole la offre: il PNRR prova a colmare il gap.

Cinque euro e venti centesimi a pasto, il 94% delle famiglie che la considera un servizio essenziale e il 50% un pilastro per conciliare lavoro e cura dei figli. La fotografia della mensa scolastica nel 2026 è positiva, ma resta un dettaglio non secondario: al Sud e nelle Isole solo una scuola su quattro la offre davvero.

I numeri della ricerca Cirfood

La ricerca Food Trend 2026 dell'Osservatorio Cirfood District, realizzata da Teha Group e The European House-Ambrosetti, ha intervistato a giugno 853 famiglie italiane con figli tra 1 e 11 anni che usano il servizio di ristorazione scolastica. Il campione è ristretto a chi la mensa ce l'ha già, e questo pesa sulla lettura del dato.

I risultati raccontano un servizio dato per scontato ma difficile da immaginare senza. Per il 94% dei genitori intervistati la mensa è molto più di un momento di ristoro, per il 50% è un pilastro del work-life balance, per il 58% un'occasione di socialità e condivisione tra bambini.

Anche il capitolo costi resta sotto controllo agli occhi degli utenti. A fronte di un prezzo giornaliero medio di 5,20 euro per pasto, che nella maggior parte dei casi comprende primo, secondo, contorno, pane, acqua, frutta e merenda, il 62% delle famiglie considera la spesa in linea con il servizio ricevuto e il 14% la giudica persino contenuta.

Il divario che la media nasconde

Il quadro cambia quando dal campione dei fruitori si guarda l'intero Paese. Secondo la IX Indagine di Cittadinanzattiva sulla ristorazione scolastica, gli edifici scolastici italiani dotati di mensa sono appena il 36,5% del totale, con un divario Nord-Sud che pesa come un macigno: 45,5% al Nord, 41,5% al Centro, 24% al Sud, 22,3% nelle Isole.

Tradotto: in Lombardia o in Emilia-Romagna la mensa è un servizio ordinario, mentre in Sicilia, in Calabria e in Sardegna manca in oltre tre scuole su quattro. Chi non ha la mensa quasi mai ha il tempo pieno, ed è la conseguenza organizzativa più diretta: senza refezione la giornata scolastica si chiude alle 13. Sul fronte della gestione delle strutture, la questione del sottodimensionamento riguarda anche i responsabili di plesso, chiamati a coordinare oltre 40mila sedi.

Anche il prezzo medio di 5,20 euro è una media che copre forbici molto ampie. Cittadinanzattiva ha rilevato costi a pasto che vanno da 2,10 euro a Cagliari fino a 7,80 euro a Parma: quasi quattro volte tanto per lo stesso servizio. Su base mensile una famiglia dell'Emilia-Romagna spende in media 116 euro per la scuola primaria, contro i 65 euro della Sardegna.

E la spesa continua a salire. In un solo anno il costo del pasto è aumentato del 2,7% nella primaria e del 2,1% nell'infanzia, con picchi del +16,6% in Molise e del +7,6% in Abruzzo. Chi la mensa ce l'ha la paga sempre di più, chi non ce l'ha continua a non averla.

Il PNRR e il tentativo di riequilibrio

Il Piano di estensione del tempo pieno e delle mense finanziato dal PNRR è la risposta principale a questo squilibrio strutturale. All'ultima rilevazione di Cittadinanzattiva gli interventi finanziati sono 1.975, più che raddoppiati rispetto ai 961 di dicembre 2024, di cui 926 dedicati a nuove mense. Il 66% delle risorse e il 59,1% dei progetti è destinato alle regioni del Mezzogiorno e delle Isole, dove il gap è più profondo.

Il decreto ministeriale 133 del 4 luglio 2024 ha ridefinito il piano con una dotazione complessiva di 515,4 milioni di euro, con l'obiettivo di intervenire su almeno mille edifici scolastici. La sfida non è più solo di risorse: senza mense i comuni non possono attivare il tempo pieno, e senza tempo pieno le famiglie del Sud restano escluse dal servizio che il 94% dei genitori del Nord considera irrinunciabile. Sono le stesse leve organizzative che il governo prova a rafforzare con il nuovo contratto dei dirigenti scolastici, su cui poggia la programmazione dei tempi scuola. Sul fronte della spesa il quadro resta però disomogeneo: nello stesso periodo capitoli minori come i fondi per i licei musicali a indirizzo jazz sono scesi da 3 milioni a 881mila euro. Il quadro completo dell'investimento è consultabile sul portale Italia Domani - Missione istruzione e ricerca.

Il termine ultimo per i lavori resta il 2026: da qui a dodici mesi si capirà se le nuove strutture riequilibreranno la mappa della ristorazione scolastica o se il divario tra Cagliari e Parma resterà una delle costanti del sistema educativo italiano.

Pubblicato il: 10 settembre 2026 alle ore 12:18