In una classe del Peano-Rosa di Nereto, in provincia di Teramo, quattro studenti di quattordici anni bloccano la cattedra. Il professore di diritto, in cattedra dal 1988, ha appena terminato un'interrogazione. Una spinta lo manda frontalmente contro il muro: lesioni alle cartilagini del naso, otto giorni di prognosi al pronto soccorso del Val Vibrata. Ha denunciato. A settembre tornerà in aula: «Non l'ho mai sentito come un lavoro, ma come una missione».
Il calo dell'81% si ferma a dicembre 2025
Il dato ufficiale racconta una tendenza opposta. Il Monitoraggio MIM violenza contro il personale scolastico, diffuso il 18 dicembre 2025, registra 4 episodi di violenza contro il personale scolastico tra settembre e dicembre 2025, contro i 21 dello stesso periodo dell'anno precedente. Sui totali annui, il Ministero passa da 71 casi del 2023/2024 ai 51 del 2024/2025, fino al -81% del primo trimestre 2025/26. Il calo è certificato, ma la finestra del conteggio si chiude a dicembre 2025. Tutto quello che è successo dopo, dal prof picchiato a Parma, all'undicenne di San Vito Lo Capo che tenta di accoltellare l'insegnante in diretta Telegram, fino al caso di Nereto, non rientra nel calcolo che ha permesso al ministro Valditara di parlare di «sanzioni più severe» come deterrente. L'Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico, istituito con il decreto interministeriale n. 157 del 4 agosto 2025 e composto da 27 membri tra ministeri, sindacati, dirigenti, studenti e famiglie, ha aperto i lavori solo a marzo 2026: i casi successivi a dicembre confluiranno nel prossimo rilevamento.
Genitori o alunni: chi aggredisce davvero
Nei dati MIM c'è una seconda asimmetria. Il comunicato è esplicito: «Le vittime sono prevalentemente gli insegnanti, colpiti, nella maggior parte dei casi, da familiari degli studenti». Quello che il monitoraggio fotografa è il genitore che entra a scuola dopo un brutto voto. Il caso di Nereto sposta l'asse: gli aggressori sono quattro quattordicenni, scattati per «recuperare delle gravi insufficienze» a fine anno. Nessuno dei compagni è intervenuto. Né studenti né genitori si sono ancora scusati. Il docente lega l'episodio a una caduta dell'autorevolezza familiare prima che scolastica: «Molte famiglie hanno perso autorevolezza e capacità di educare. Si lascia correre tutto e negli studenti passa il messaggio che possano fare ciò che vogliono». Per la procura per i minorenni dell'Aquila è già aperto un fascicolo.
La cornice penale: cosa cambia con la legge 25/2024
In vigore dal 30 marzo 2024, la Legge 4 marzo 2024 n. 25 sulla sicurezza del personale scolastico ha riscritto gli articoli 61, 336 e 341-bis del codice penale. Per chi colpisce un insegnante nell'esercizio delle sue funzioni scatta una nuova aggravante comune (art. 61 n. 11-novies). Per il genitore che minaccia o aggredisce un docente, la pena dell'art. 336 sale fino alla metà. Il caso di Nereto convive con un punto delicato: gli autori sono quattordicenni, soglia minima dell'imputabilità penale; l'undicenne di San Vito Lo Capo resta sotto la soglia e non è imputabile. Il fascicolo della procura per i minorenni dell'Aquila aprirà comunque a percorsi educativi e a un giudizio davanti al tribunale dei minori, dove la sanzione lascia spazio a misure rieducative e di messa alla prova. Sullo sfondo, un settore già attraversato dalla mobilitazione del 7 maggio su Invalsi e indicazioni nazionali: la sicurezza in classe è una delle tante voci di malessere che il corpo docente porta sul tavolo del ministero, insieme ai nodi della rivoluzione didattica e dell'intelligenza artificiale a scuola e alle nuove leve in ingresso dal concorso PNRR 2 per infanzia e primaria.
Il professore di Nereto è atteso in cattedra a settembre. È il punto che il monitoraggio ministeriale, per ora, non misura: non quanti episodi vengono denunciati, ma quanti insegnanti scelgono di tornare davanti agli stessi banchi dopo.