La nuova polizza sanitaria integrativa che il Ministero dell'Istruzione ha attivato per oltre 1,2 milioni tra docenti, ATA e personale ministeriale non rimborsa i ticket del Servizio sanitario nazionale. Il chiarimento è arrivato dal Question Time di OrizzonteScuola TV del 14 settembre 2026, con Simone Craparo della Gilda degli Insegnanti: la quota pagata per una visita o un esame prescritti dal medico di base e prenotati tramite CUP resta interamente a carico del lavoratore, anche dopo l'attivazione della copertura.
Cosa copre davvero il piano UniSalute
La copertura è gestita da UniSalute in coassicurazione con Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione, con un investimento pubblico da 320 milioni di euro nel quadriennio 2026-2029. Opera solo sulle prestazioni erogate in strutture convenzionate o rimborsate a tariffario privato: ricoveri con massimale annuo di 600.000 euro per beneficiario, alta specialistica, diagnostica, prevenzione. Sulle prestazioni ambulatoriali è prevista una franchigia del 20%. Alcune voci molto richieste dal personale scolastico restano escluse, come psicoterapia standard e fisioterapia ordinaria: per capire nel dettaglio chi può aderire e cosa copre davvero la polizza integrativa, il perimetro è definito dalla Guida al Piano sanitario. Il ticket versato allo sportello dell'ASL non rientra in nessuna di queste categorie: la polizza affianca il SSN, non lo rimborsa.
Un buco che pesa: 2,8 miliardi di ticket nel 2024
La cifra scoperta non è marginale per chi paga. Secondo la Corte dei Conti, nel 2024 le famiglie italiane hanno versato 2,8 miliardi di euro in ticket sanitari: 1,5 miliardi per la farmaceutica e 1,3 miliardi per visite specialistiche e pronto soccorso. Questi ultimi sono aumentati del 9,5% in un anno, avvicinandosi ai livelli pre-pandemici del 2019 (2,9 miliardi). Il carico è più pesante al Nord, dove la spesa pro capite per compartecipazione è di 27,2 euro contro i 13,5 euro del Sud, con una crescita meridionale in accelerazione al +10,7%. Nel complesso la contribuzione delle famiglie alla spesa sanitaria in Italia (ISTAT) ha superato i 41 miliardi, pari al 26% della spesa sanitaria totale del Paese. Un lavoratore della scuola con figli e coniuge a carico difficilmente non incrocia questa voce nell'arco di un anno, tra farmaci di fascia C, visite specialistiche con impegnativa e ricette per esami di controllo.
Perché il modello resta quello dei fondi contrattuali
L'esclusione dei ticket non è una dimenticanza. I fondi sanitari integrativi previsti dai contratti collettivi in Italia (dal Meta Salute per i metalmeccanici al Fasi per i dirigenti industriali) replicano lo stesso schema: rimborsano prestazioni acquistate sul privato o coprono franchigie in strutture convenzionate, non le compartecipazioni al pubblico. Ammettere i ticket significherebbe far ricadere sull'assicurazione una spesa altamente prevedibile e diffusa, alzando in modo sensibile il premio medio. Con un budget di 320 milioni per quattro anni, che equivale a circa 66 euro annui a testa se distribuito sui 1,2 milioni di aventi diritto, la copertura del ticket sanitario prosciugherebbe da sola una quota rilevante del fondo.
Cosa cambia in busta paga (o quasi)
Un docente che continua a prenotare visite ed esami dal medico di famiglia con impegnativa SSN e paga il ticket allo sportello non recupera nulla dalla nuova copertura. Il vantaggio economico si materializza solo se sceglie di rivolgersi a una struttura privata convenzionata UniSalute per le prestazioni previste dal piano: in quel caso paga la franchigia (10% o 20% a seconda della prestazione) invece della tariffa privata piena. La differenza è concreta su risonanze magnetiche, ecografie con specialisti privati, cicli di visite cardiologiche. Per chi vive in territori con offerta privata convenzionata scarsa, o preferisce restare nella filiera pubblica per continuità con il proprio specialista, il beneficio resta parziale. E chi ha già scelto la sanità privata per interventi urgenti pagati a spese proprie prima dell'attivazione non recupera nulla: perché la polizza non copre l'intervento pagato di tasca propria è il capitolo più discusso della copertura.
Le adesioni si sono chiuse il 20 settembre 2026, la copertura è partita il 30 settembre e resta valida fino al 29 settembre 2030. Per capire dove conviene realmente attivarla, il primo passo è confrontare le prestazioni descritte nella Guida al Piano sanitario del MIM con la propria storia di consumi sanitari dell'ultimo biennio, tenendo presente che l'avvio della polizza gratuita per 1,2 milioni tra docenti e ATA include anche i contratti a tempo determinato con requisiti specifici.