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La scuola serale reale: giovane, straniera, con il 64% a rischio abbandono

Il primo rapporto MIM-INDIRE 2026 conta 524.000 iscritti. Al secondo livello il 55% ha meno di 30 anni, il 64% rischia di lasciare. I numeri veri.

Il primo rapporto MIM-INDIRE 2026 sull'istruzione degli adulti conta 524.000 iscritti in Italia. Al secondo livello, quelle che tutti chiamano ancora 'scuole serali', il 55% ha meno di 30 anni, e su 178.000 frequentanti rilevati sono 114.325 quelli a rischio di lasciare prima del diploma.

Chi c'è davvero in aula

La fotografia ministeriale ribalta il ritratto abituale del corso serale come rifugio del lavoratore adulto che torna sui banchi. Al secondo livello, dove si prendono i diplomi di scuola superiore, la maggioranza degli studenti è nata negli anni Novanta o dopo: il 55% ha tra i 18 e i 29 anni. Al primo livello, quello che si svolge nei CPIA e rilascia la licenza media o certifica il livello di italiano, il 44,4% ha invece fra i 30 e i 49 anni. Oltre tre quarti del totale sono cittadini stranieri. Non è un dato aggiuntivo, è la scuola.

Il primo monitoraggio nazionale integrato dell'Istruzione degli Adulti realizzato con INDIRE scompone la platea in quattro percorsi: 178.637 iscritti all'alfabetizzazione e all'italiano per stranieri, 64.312 al primo livello, 83.695 al secondo livello, 197.655 all'ampliamento dell'offerta formativa. Tre pubblici distinti che condividono la stessa infrastruttura: 130 CPIA con 936 sedi associate e 1.018 istituti superiori che ospitano i corsi di secondo livello, quasi tutti in orario pomeridiano o serale.

La seconda chance più fragile

Il dato più duro riguarda la tenuta del percorso: 114.325 iscritti sono classificati a rischio dispersione, il 64% del totale rilevato. Altri 19.383 hanno interrotto temporaneamente. Nella scuola diurna italiana l'abbandono precoce si aggira intorno al 10%, qui è sei volte tanto. Non perché la serale sia peggiore, ma perché intercetta chi ha già lasciato una volta, spesso in condizioni di vita che con la scuola competono ogni sera.

Un ragazzo di ventidue anni che dopo aver mollato l'ITIS a diciassette prova a rientrare dopo il turno di magazzino, un cittadino straniero che studia italiano fra un servizio e l'altro al ristorante, una donna di quarantacinque anni tornata sui banchi per il diploma dopo la separazione: sono percorsi discontinui per definizione. E dentro il sistema ci sono anche 16.678 detenuti che studiano dietro le sbarre, una quota vicina al 10% degli iscritti a primo e secondo livello messi insieme. La retorica del 'diplomificio' cade davanti a questi numeri, ma cade anche quella opposta della serale come oasi didattica intatta. È una rete di salvataggio, non un santuario del rigore. Quello che tiene assieme la platea non è l'età o la biografia, ma il fatto di essere all'ultima porta d'ingresso pubblica prima di uscire definitivamente dai titoli di studio.

Cosa serve oltre la retorica

Il monitoraggio nazionale è arrivato solo nel 2026, dopo anni in cui la pagina del MIM dedicata all'Istruzione degli Adulti raccoglieva normativa e note ministeriali senza restituire i numeri di sistema. Adesso li abbiamo: sappiamo che 114.325 persone stanno per lasciare, sappiamo dove studiano, sappiamo che mix di percorsi frequentano e quanti detenuti l'infrastruttura assorbe. La domanda successiva è cosa fare con questa consapevolezza, ora che il dato non serve più a giustificare, ma a decidere.

Servono orari compatibili con turni reali (non le 18 come nel diurno), tutor dedicati per chi rientra da lontano, un raccordo strutturale con i servizi sociali dei comuni e con le carceri, e un investimento sul personale docente dei CPIA che oggi copre più territori con lo stesso organico. Un tema che si incrocia con cosa chiedono le famiglie italiane alla scuola nel rapporto CISF 2026 e con la capacità della scuola pubblica di leggere il disagio prima dei centri specializzati. La scuola serale non ha bisogno di essere raccontata come luogo mitico privo di genitori-chioccia: ha bisogno di essere finanziata come infrastruttura sociale, perché è quello che è.

Dei 524.000 iscritti, 114.325 hanno un piede fuori dalla classe entro la fine dell'anno scolastico. Il prossimo monitoraggio dirà quanti sono rientrati.

Pubblicato il: 24 settembre 2026 alle ore 15:16