Il decreto Fisco approvato dal Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026 introduce un'Irap agevolata per le scuole paritarie iscritte al RUNTS, evitando il passaggio penalizzante da ente commerciale a non commerciale. La misura si somma a 88 milioni di euro di finanziamenti diretti varati a fine 2025 e al bonus da 1.500 euro per le famiglie con ISEE sotto i 30mila.
Cosa cambia con il decreto Fisco
Il governo è intervenuto con un nuovo articolo 82-bis del Codice del Terzo Settore. La norma stabilisce che, ai soli fini Irap, gli enti del terzo settore diversi dalle imprese sociali continuano a determinare la qualificazione fiscale secondo le regole del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Tradotto: chi si iscrive al RUNTS non perde la deduzione del costo del lavoro a tempo indeterminato, evitando l'aggravio fiscale che le federazioni del settore avevano denunciato. La misura si applica dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025.
Il provvedimento si aggiunge ai fondi della legge di Bilancio 2026: 30 milioni per gli istituti d'infanzia non statali, 21 milioni per le scuole paritarie e 37 milioni per il sostegno agli alunni con disabilità. A questi si sommano la cancellazione dell'IMU per le strutture educative non commerciali e il bonus famiglie. Sul fronte personale, una recente proroga al 2027 delle graduatorie degli educatori nelle paritarie punta a stabilizzare gli organici degli istituti in difficoltà.
Lombardia, 28% degli alunni: dove vanno davvero i fondi
Il sistema delle paritarie copre circa 790mila alunni, il 10% degli iscritti totali in Italia. La distribuzione è tutto fuorché omogenea. Secondo i dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito, la Lombardia da sola assorbe 218mila alunni in 2.460 scuole: oltre un quarto dell'intero sistema paritario nazionale. Seguono Campania (100mila in 1.600 scuole), Veneto (92mila in 1.300) e Lazio (89mila in 1.200).
Il peso vero è nell'infanzia: il 55% degli iscritti, circa 433mila bambini, frequenta una scuola materna paritaria. In questa fascia il servizio pubblico statale non copre la domanda, e le 9mila realtà cattoliche della FISM, con 40mila lavoratori, sostituiscono di fatto lo Stato in centinaia di comuni. Al Sud, dove l'offerta paritaria è più rarefatta, le regioni stanno provando a compensare con risorse proprie: la Sicilia ha appena stanziato 3 milioni di euro per la manutenzione delle scuole.
Il dato economico aggiunge un'altra prospettiva. Ogni alunno della scuola statale costa allo Stato tra i 6.000 e i 7.500 euro l'anno, mentre il contributo medio per alunno della paritaria è compreso tra 500 e 1.000 euro. Un rapporto di 7 a 15 volte inferiore che la FISM cita per giustificare la richiesta di esenzione totale Irap avanzata dal presidente Luca Iemmi.
Cosa cambia per famiglie e istituti
Per le famiglie il bonus da 1.500 euro non è universale. Spetta alle famiglie con ISEE inferiore ai 30mila euro, l'importo cala con il reddito e lo stanziamento totale per il 2026 è di 20 milioni. È riservato a chi iscrive i figli alla secondaria di primo grado o al primo biennio della secondaria di secondo grado: l'infanzia, dove si concentra il 55% degli iscritti paritari, resta esclusa.
Per gli istituti, l'Irap agevolata neutralizza il rischio fiscale dell'iscrizione al RUNTS e mantiene a galla un sistema in cui oltre 200 strutture hanno chiuso negli ultimi anni tra crisi demografica e iscrizioni in calo. Sul versante opposto, l'opposizione segnala che dal 2027 la spesa per la scuola pubblica calerà, con tagli stimati dalla senatrice Floridia (M5S) intorno a 869 milioni nel triennio per istruzione ed edilizia scolastica. Restano poi questioni di controllo del sistema, come emerge dall'inchiesta sui certificati falsi nelle paritarie.
La prossima legge di Bilancio dovrà decidere se l'Irap agevolata diventerà esenzione totale, come chiede la FISM. Sul piatto restano 12mila istituti e quasi mezzo milione di bambini sotto i sei anni.