Il governo norvegese propone di cancellare NORSTIP, il programma di borse di studio per studenti dei Paesi in via di sviluppo, dentro il disegno di legge di bilancio 2027. Lo schema, nato appena nel 2024, chiuderà quando l'ultima coorte terminerà gli studi.
Uno schema sopravvissuto solo tre anni
NORSTIP era stato introdotto nel 2024 come compensazione politica dopo l'introduzione delle tasse universitarie per gli studenti extra-UE, decisa l'anno prima. Riconosceva ai beneficiari l'esenzione dalle tasse e un sussidio mensile equivalente a quello che gli studenti norvegesi ricevono dal fondo di prestito statale Lånekassen.
In due anni ha ammesso 225 studenti: 56 nel 2024 e 169 nel 2025. Dal 2026 le nuove ammissioni sono state sospese. Nel disegno di bilancio 2027 il governo di Oslo propone 546,8 milioni di corone (circa 57 milioni di dollari) per la cooperazione in materia di istruzione: 100 milioni di corone in meno rispetto all'anno in corso. Scompare anche il finanziamento al Global Partnership for Education. La Norwegian University of Life Sciences, unico ateneo che aveva usato ampiamente lo schema con 23 studenti ammessi, parla di taglio che indebolisce la cooperazione scientifica internazionale.
Vent'anni di chiusura progressiva nel Nord Europa
La fine di NORSTIP non è un episodio isolato: completa un ciclo ventennale. La Danimarca è stata la prima a introdurre tasse universitarie per studenti non-SEE nel 2006, seguita dalla Svezia nel 2011 e dalla Finlandia nel 2017. La Norvegia ha chiuso la fila nel 2023, con rette fra 15.000 e 35.000 euro all'anno per i corsi erogati in inglese.
In Norvegia il colpo è stato particolarmente duro: lo Schema Quota, operativo dal 1994 e cancellato nel bilancio 2016, finanziava circa 1.100 studenti all'anno dal Sud globale e dall'Est Europa, con prestiti condonabili al rientro in patria. NORSTIP, con i suoi 225 beneficiari totali, era un rimedio simbolico. Resta ora un paesaggio in cui la mobilità verso le università scandinave diventa riservata a chi può coprire con mezzi propri rette e vita quotidiana.
L'Italia, in questo quadro, resta una delle poche opzioni accessibili dell'Europa continentale: il bando MAECI per studenti stranieri e italiani residenti all'estero ha previsto per il 2026-2027 borse da 10.800 euro per nove mesi destinate a candidati di oltre 100 Paesi, mentre le rette degli atenei pubblici restano comprese fra 900 e 4.000 euro all'anno per gli studenti internazionali. Il dibattito italiano sul bilancio 2027 chiede più investimenti sulla formazione, come emerso dal quinto tavolo fra famiglie e governo.
Un'opportunità che l'Italia sta mancando
Il paradosso italiano è duplice. Da un lato il sistema è potenzialmente più aperto di quello scandinavo: tasse basse, borse MAECI attive, un bando ufficiale pubblicato ogni primavera. Dall'altro gli studenti stranieri restano una frazione modesta della popolazione universitaria: 4,8% secondo l'ultima rilevazione, contro una media UE dell'8,4%.
Nel 2022-2023 erano circa 121.000 studenti stranieri iscritti negli atenei italiani, con il 36% proveniente dall'Asia. Il flusso dall'Africa sub-sahariana resta marginale, nonostante la rete MAECI preveda per il 2026-2027 contingenti riservati per Marocco, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo. La selezione passa inoltre dalle ambasciate italiane nel Paese di cittadinanza, con graduatorie separate per ogni Stato beneficiario, e non da una candidatura libera online. Il nodo non è attirarli ma trattenerli una volta arrivati: dottorati, alloggi a prezzi sostenibili, servizi linguistici, riconoscimento rapido dei titoli esteri. Progetti come Next Gen 27 presentato a Napoli mostrano che la componente di apertura internazionale esiste nel sistema scolastico, ma resta spesso confinata a eventi isolati.
Il prossimo bando MAECI è atteso nella primavera del 2027, con scadenza indicativa a fine marzo. Chi guardava al modello scandinavo come riferimento di apertura internazionale dovrà ridisegnare la mappa dei Paesi in cui studiare resta possibile senza patrimonio familiare.