La lettera della premier Giorgia Meloni ai maturandi, diffusa nella "Notte prima degli esami" di Skuola.net, arriva proprio mentre debutta la Maturità più rigida degli ultimi anni. A sostenerla sono 527.747 studenti, lo 0,6% in più del 2025, ma la fotografia nazionale del 96,8% di ammessi nasconde un divario che va dal 97,7% del Molise al 93% scarso della Sardegna.
Il primo esame con la riforma a regime
La sessione 2026 è la prima a cui si applica integralmente la riforma del nuovo esame di Stato. La cornice normativa è l'Ordinanza Ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026.0000054.26-03-2026.pdf), che recepisce il decreto legge 127/2025 convertito nella legge 164/2025.
Le novità incidono su tre piani concreti. Il colloquio è limitato a quattro discipline preventivamente individuate dal ministero, con apertura su una riflessione personale del candidato sul percorso. La cosiddetta scena muta comporta la bocciatura automatica, a prescindere dal punteggio ottenuto negli scritti e dal credito scolastico. Le commissioni passano da sette a cinque membri: presidente esterno, due commissari esterni e due interni, per un totale di 13.996 commissioni operative.
Sul fronte ammissione, la legge 150/2024 ha già spostato l'asticella della condotta: il 5 esclude dall'esame senza possibilità di recupero, il 6 costringe a presentare un elaborato di cittadinanza per evitare la bocciatura al colloquio. Per il quadro delle novità della riforma maturità partito già lo scorso anno, il 2026 è il primo banco di prova reale.
Il divario che la lettera non racconta
I 527.747 candidati si dividono in 513.738 interni e 14.009 esterni, questi ultimi cresciuti del 7,2% in un anno. Si distribuiscono su 273.959 liceali, 167.104 dei tecnici e 86.684 dei professionali. Ma il dato che cambia il quadro è territoriale: la media nazionale del 3,2% di non ammessi diventa 7,1% in Sardegna, più del doppio. Segue la Liguria con il 5,5%. Sul versante opposto, il Molise ammette il 97,7% degli iscritti e la Lombardia il 97%.
Tradotto: un maturando sardo ha avuto una probabilità doppia di non arrivare nemmeno alla prima prova rispetto a un coetaneo molisano. Il messaggio della premier sul "valore che non si misura con un voto" si scontra con un sistema che, prima ancora dell'esame, ha selezionato in modo molto diverso a seconda di dove si studia. Per chi passa la selezione, le regole del colloquio e dello stop alla scena muta valgono uguali ovunque, ma il punto di partenza non lo è.
Cosa cambia per chi è al banco
Per i 527 mila ammessi la prima prova di italiano del 18 giugno resta il banco di prova noto, con sette tracce e sei ore di tempo. È il colloquio a marcare la differenza: niente più tesina libera, ma quattro discipline definite a tavolino dal ministero e una sezione iniziale sul percorso di studi, in cui lo studente deve raccontare scelte ed esperienze. Le scadenze e procedure dell'esame restano in linea con il 2025, ma il peso del comportamento è cambiato in modo strutturale.
Sul piano operativo, le commissioni a cinque membri obbligano a un'organizzazione più snella: meno commissari, più tempo medio per ciascun candidato, ma anche meno margini di compensazione tra discipline. Le nuove regole per le seconde prove, introdotte già nel 2025, restano il riferimento per la scelta della traccia caratterizzante per ogni indirizzo, sia liceale che tecnico-professionale.
La lettera di Meloni e il messaggio di Valditara accompagnano questo debutto con un registro emotivo. I numeri raccontano un'altra storia: la riforma 2026 è più selettiva all'ingresso, più rigida nello svolgimento, e con un'Italia ancora spaccata sull'ammissione. Il "valore" oltre il voto, per come è stata costruita questa sessione, dovrà fare i conti con regole più rigide e con divari regionali che il ministero non ha ancora affrontato.