I docenti italiani hanno speso 1 miliardo e 323 milioni di euro di Carta docente negli ultimi quattro anni. Alla formazione ne è andato solo il 6%, circa 79 milioni: il dato che il ministro Giuseppe Valditara ha presentato come bilancio del bonus. Il decreto MIM n. 59 del 31 marzo 2026 prova a riequilibrare l'uso, ma sposta la leva fuori dalla scelta del singolo insegnante.
Cosa cambia dal 9 marzo 2026
Il bonus per l'anno scolastico 2025/2026 vale 383 euro, contro i 500 dell'anno precedente: una riduzione del 23,4% a parità di risorse complessive, dovuta all'allargamento della platea. I beneficiari salgono a oltre un milione, con più di 200.000 nuovi aventi diritto fra docenti con supplenza annuale, supplenti fino al 30 giugno e personale educativo dei convitti. La card è stata riattivata il 9 marzo, con sei mesi di ritardo rispetto al consueto avvio di settembre.
Cambiano anche le voci di spesa: arrivano i servizi di trasporto di persone e gli strumenti musicali, mentre hardware e software possono essere acquistati una sola volta ogni quattro anni. Le altre voci, dai libri ai corsi accreditati, dai musei ai teatri, restano in elenco.
Alla formazione solo 79 milioni in quattro anni
Il dato di consuntivo presentato dal ministro fotografa una distanza enorme fra il nome dello strumento e l'uso reale. Sul totale di 1,323 miliardi spesi tra il 2021 e il 2025, il 60,5% è finito in hardware e software, pari a circa 800 milioni. Il 28% in libri, circa 370 milioni. Alla formazione e all'aggiornamento è andato il 6%: meno di 80 milioni in quattro anni, una media di 20 milioni l'anno distribuiti su una platea che ormai supera il milione di insegnanti.
Tradotto sul singolo docente, la spesa media in corsi è stata intorno a 20 euro all'anno: una cifra che non copre nemmeno un'iscrizione a un corso accreditato. Il bonus nato nel 2015 con la riforma Buona scuola come incentivo all'aggiornamento professionale è diventato, nei fatti, un budget per dotarsi di un PC personale e qualche libro. Il vincolo introdotto adesso sui dispositivi tecnologici, una volta ogni quattro anni, va proprio nella direzione di rompere questa abitudine: chi ha già preso un tablet o un computer nel 2024 dovrà attendere il 2028 per ripetere l'acquisto.
281 milioni alle scuole, formazione gestita dall'alto
Accanto al bonus individuale, il comunicato MIM del 5 marzo 2026 ha annunciato 281 milioni di euro aggiuntivi provenienti da fondi UE. Di questi, 161 milioni vanno alle scuole per organizzare attività di formazione e aggiornamento, gli altri 120 milioni servono ad acquistare tablet, PC e dispositivi digitali da concedere in comodato d'uso ai docenti. La parte formazione vale più del doppio di quanto i docenti hanno scelto autonomamente di investire in corsi in quattro anni.
Il messaggio politico è chiaro: visto che con la libertà di spesa solo 6 euro su 100 finiscono in formazione, il ministero canalizza le risorse verso le scuole e decide al posto del singolo. Resta aperto il nodo trasporti: molti esercenti del settore non si sono ancora accreditati sulla piattaforma, e sul portale ufficiale compare l'invito a monitorare la sezione 'Dove usare i buoni'. Sulla possibile estensione al personale ATA, attesa da tempo, il ministero non ha fissato date: per ora gli ATA continuano a guardare ad altri fronti, come l'apertura delle graduatorie 24 mesi.
Per il prossimo anno scolastico la partita ruoterà attorno a un calcolo semplice: se 383 euro a docente continueranno a finire soprattutto in libri e dispositivi, la prossima legge di bilancio potrebbe ridurre ancora il bonus individuale per spostare ulteriori risorse sulle scuole. È lo stesso meccanismo già visto con i fondi europei nel decreto 59, ed è quello che a fine agosto, alla chiusura annuale del bonus, deciderà il vero successo della riforma.