"Non mi serve la licenza media per spacciare". Con questa frase, pochi giorni prima delle prove di terza, un alunno dell'istituto comprensivo Galileo Galilei di Taranto aveva annunciato di non voler sostenere l'esame. Il vicepreside Luigi Faraldi lo ha convinto a cambiare idea con un giro in moto di venti minuti e la promessa di un pranzo al fast food a esami superati.
Il patto del giro in moto
Il ragazzo, con disabilità lieve e un contesto familiare fragile, vive nella Città Vecchia di Taranto, uno dei quartieri con il più alto indice di disagio sociale della città secondo la mappa comunale. Due settimane di note disciplinari e la minaccia di chiamare i carabinieri non lo avevano scalfito. Faraldi ha allora bussato a casa sua con la moto: "Sali, facciamo un giro".
In venti minuti è nato un patto: lo studente torna in classe, studia, sostiene le prove; il prof mantiene la promessa del fast food come rinforzo positivo, non come contentino. Il ragazzo ha superato tutti gli esami. Alla consegna del premio ha detto: "Non credevo mi volessi bene davvero". La dirigente Antonietta Iossa coordina il presidio contro l'abbandono nell'istituto insieme al gruppo docenti della sede.
Dispersione all'8,6% in Puglia: la regione che corre e resta indietro
Il gesto di Faraldi si legge dentro numeri precisi. Nel 2025 la dispersione scolastica in Puglia è all'8,6%, sopra la media italiana dell'8,2% ma sotto l'obiettivo europeo del 9% fissato dall'Agenda 2030. La regione ha ridotto il tasso di 9,9 punti percentuali dal 2020, il secondo miglior risultato d'Italia dopo la Calabria, contro una media nazionale di -6 punti. I dati MIM sulla dispersione 2025 pubblicati dalla Regione Puglia confermano il divario che resta con il Nord del Paese.
Il quadro cambia se si guarda ai quartieri. Nel report 2025 di Save the Children sulle periferie fragili delle grandi città, l'abbandono scolastico si attesta al 15,4% nelle aree disagiate contro il 7,6% del resto del tessuto urbano: il doppio. In Puglia la quota di NEET tra i 15 e i 29 anni tocca il 21,4%, tra le più alte d'Italia, e la popolazione con almeno un diploma si ferma al 56,9%, una delle percentuali più basse del Paese. Storie come quella raccontata anche a Bari, dove un 14enne ha portato la lotta alla mafia all'esame di terza media, mostrano quanto il contesto territoriale entri direttamente nella prova d'esame, non solo come cornice ma come argomento del tema.
Perché due settimane di note non fanno quanto venti minuti in moto
La pedagogia della relazione non è un vezzo comunicativo. L'audizione ISTAT del 7 ottobre 2025 su povertà educativa e dispersione documenta che nei territori a forte disagio le sanzioni disciplinari incidono poco sui ragazzi già in rottura con l'istituzione scolastica. Save the Children rileva che nelle aree fragili solo il 36,5% degli studenti pensa di iscriversi al liceo, contro il 66,9% degli altri quartieri: uno scarto di oltre 30 punti che si costruisce già a metà del primo ciclo.
Serve tempo docente, e serve docente motivato e ben formato. Il pacchetto approvato dal Consiglio dei ministri con 100 milioni per la formazione sull'IA e 46.642 immissioni in ruolo va in questa direzione, ma la formazione tecnologica da sola non basta se manca la cornice relazionale. Sul fronte digitale, del resto, i dati Invalsi 2025 mostrano che aprire un account social in prima media abbassa i voti, un altro tassello del divario che i ragazzi come l'alunno della Città Vecchia scontano fuori dalla scuola prima ancora che dentro.
Il patto del giro in moto vale un dato che nessun bando può misurare: un ragazzo che prima diceva "non serve" adesso ha in tasca la licenza. Il prossimo anno scolastico dirà se il Galileo Galilei riuscirà a ripeterlo con gli altri studenti a rischio della Città Vecchia.