Diciotto anni di insegnamento, otto abilitazioni in classi di concorso, prima in tutte le graduatorie e due concorsi superati con idoneità. E ogni settembre una scuola diversa. La prof.ssa Cecchini di Rimini, raccontata dal Corriere della Sera, ha un contorno normativo preciso: il tetto del 30% agli idonei PNRR introdotto dal decreto legge 45/2025.
Cosa prevede la legge 79/2025
L'articolo 2 del decreto legge 45 del 7 aprile 2025 convertito nella legge 79 consente di attingere alle graduatorie dei concorsi PNRR anche per assumere gli idonei, ma entro il 30% dei posti originariamente messi a bando. Lo stesso tetto vale per l'intero triennio di durata della graduatoria. La norma introduce inoltre un elenco regionale degli idonei ai concorsi banditi dal 2020 in poi, cui attingere per le assunzioni residue una volta esaurite le graduatorie di merito.
Per Cecchini, idonea in due classi di concorso al PNRR 1 del 2023, il vincolo si traduce in una lista d'attesa che si accorcia lentamente. A peggiorare la posizione ci sono i colleghi del PNRR 3, avvantaggiati dai punteggi da titoli aggiornati, che portano candidati più giovani davanti a chi è idoneo da anni. Superare il concorso, in altre parole, non basta più: bisogna rientrare nel 30%. Chi resta sopra la linea rimane in condizione di precariato a tempo indeterminato di fatto.
Il paradosso dei posti scoperti
Il paradosso è che quei posti ci sono. Il comunicato del Ministero dell'Istruzione sulle immissioni in ruolo 2025/2026 parla di 41.901 nuovi ingressi, pari al 76,8% dei posti autorizzati a livello nazionale. Oltre un quarto delle cattedre resta quindi affidato a supplenti, spesso proprio a quegli idonei PNRR che il tetto del 30% ha lasciato fuori. Sul sostegno la copertura sale al 95,2%, ma il MIM ha confermato quasi 58.000 insegnanti a nomina fino al 30 giugno, uno dei bacini più grandi di precariato strutturale in Europa.
Il sistema non manca di cattedre libere né di docenti idonei: manca di un canale ordinario per farli incrociare. La logica del bando chiuso porta una insegnante come Cecchini a superare due prove d'esame in cinque anni e restare comunque supplente. La graduatoria regionale prevista dal DL 45/2025 dovrebbe entrare in funzione con un decreto ministeriale atteso entro il 31 dicembre 2025, ma resta da capire quanti degli idonei attuali riusciranno a rientrarvi in tempo utile.
Un profilo tipico, non un caso isolato
Il rapporto OCSE Education at a Glance 2024 registra che in Italia il 53% dei docenti ha più di 50 anni contro il 37% della media OCSE, e l'età media in classe è di 48 anni contro 45. Cecchini, entrata a insegnare a 37 anni e ancora fuori ruolo a 55, è un profilo tipico: chi arriva in cattedra lo fa tardi e spesso resta in condizione di supplenza cronica. Il quadro OCSE sull'età dei docenti italiani mostra un sistema che tiene in servizio i più anziani mentre lascia sulla soglia i quarantenni idonei.
Le conseguenze non riguardano solo le buste paga: la NASPI dei precari arriva a luglio, e in giugno molte famiglie contano sul risparmio dell'anno o su un secondo reddito. Anche i fondi formativi non compensano il gap professionale: in quattro anni di carta docente solo il 6% è andato in formazione vera, il resto è finito in libri, hardware e licenze software.
Se il tetto del 30% non verrà ritoccato, la prossima estate riporterà migliaia di idonei PNRR nello stesso punto di Cecchini: NASPI a luglio, cattedra libera altrove, contratto nuovo a settembre in una scuola nuova. La graduatoria regionale è l'unico strumento oggi previsto per svuotare il bacino prima che scada la triennale di validità delle graduatorie. Il calendario stringe: da gennaio 2026 iniziano i primi decadimenti.