Nelle scuole del Nord un alunno con disabilità e forti limitazioni di autonomia passa 9 ore settimanali fuori dalla classe, nel Mezzogiorno la cifra si ferma a 5,5. Sembra una geografia dell'esclusione che premia il Sud, ma il Report ISTAT sull'inclusione scolastica 2024/2025 racconta una storia più articolata.
Quanto tempo passano davvero in classe gli alunni con disabilità
Su un totale di 377mila iscritti con disabilità (il 4,8% della popolazione scolastica, quota raddoppiata in dieci anni), in media ognuno trascorre 28,6 ore settimanali dentro l'aula insieme ai compagni e 2,9 ore in attività individuale con il docente di sostegno. L'equilibrio si rompe per chi ha forti limitazioni nell'autonomia: le ore fuori dalla classe salgono a 7,3, +4,4 rispetto alla media.
La forbice si allarga ulteriormente nella scuola dell'infanzia (8,2 ore medie fuori classe, 9,6 per i non autonomi) e nella secondaria di secondo grado, dove gli alunni con forti limitazioni arrivano a 9 ore fuori aula. Negli altri ordini scolastici il valore medio per l'intera popolazione non supera le 3 ore.
Il paradosso Nord-Sud: meno tempo fuori non significa più qualità
La differenza tra le 9 ore del Nord e le 5,5 del Mezzogiorno per gli alunni non autonomi suggerirebbe una scuola del Sud più inclusiva. I numeri di contorno raccontano altro. Nel Nord il 32% dei docenti di sostegno non è specializzato, nel Mezzogiorno la quota scende all'11%. Tradotto: nelle aule del Settentrione un insegnante di sostegno su tre è un curricolare assegnato per coprire la carenza di figure formate.
Anche la dotazione oraria di sostegno è asimmetrica. La media settimanale per alunno è di 17,4 ore al Sud contro 14,3 al Nord, eppure proprio al Mezzogiorno le famiglie ricorrono di più al TAR per chiedere più ore: il 5,3% contro il 2,9% del Nord e una media nazionale del 3,8%. È il segnale che le ore in più non compensano gli altri vuoti, a partire dai 18mila alunni che non ricevono l'assistente all'autonomia di cui avrebbero bisogno, con una quota del 4,9% al Sud contro il 4,3% medio.
Sul fronte degli assistenti all'autonomia, finanziati dai Comuni, il rapporto alunni/assistente è di 4,5 al Nord, 4 al Mezzogiorno e 3,4 al Centro: una geografia che dipende dalla spesa sociale locale più che da scelte didattiche. La carenza di specializzazione al Nord trova un parallelo nella formazione dei docenti per l'autismo e l'inclusione scolastica, tema che resta aperto.
Cosa cambia per docenti, famiglie e alunni
Il quadro 2024/2025 mostra anche due problemi che ridisegnano la vita quotidiana delle famiglie. Il primo è la discontinuità: il 59,7% degli alunni ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all'anno precedente, con punte del 70% nella scuola dell'infanzia e del 61% nella secondaria di primo grado. Il secondo è il ritardo: a inizio anno il 22% dei posti di sostegno non era ancora assegnato, dopo un mese il 10% restava scoperto, con il Nord (26%) sopra la media.
Anche la partecipazione alla vita scolastica completa risente di queste fragilità. Alle uscite didattiche con pernottamento partecipa solo il 59% degli alunni con disabilità, percentuale che scende al 46% nel Mezzogiorno, in continuità con la più ampia crisi delle gite scolastiche che riduce le occasioni di socializzazione. Il motivo più frequente di rinuncia (39% dei casi) è legato alla condizione di disabilità stessa, anche per gite brevi senza pernottamento.
Sul lungo periodo il sistema però si muove. Nella scuola primaria le ore fuori classe sono passate da 3,8 a 2,2 in dieci anni, nella secondaria di primo grado da 4,4 a 2,5, con un calo di circa 2,5 ore anche per gli alunni totalmente non autonomi. La direzione è verso più tempo condiviso: il prossimo nodo è far sì che quel tempo sia coperto da docenti formati, in ogni regione.