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I cinghiali della scuola Gramsci di Ancona vanno abbattuti per legge

Il branco vicino alla scuola Gramsci di Ancona sarà catturato e abbattuto. Il piano nazionale anti-PSA spiega perché non si trasferisce.

Una mamma con i suoi cuccioli, catturata e poi soppressa: è il destino del branco di cinghiali ad Ancona avvistato vicino alla scuola dell'infanzia Gramsci di Posatora. L'ordinanza firmata dal sindaco Daniele Silvetti il 23 maggio 2026 attua il protocollo nazionale contro la peste suina africana, che vieta lo spostamento degli ungulati anche nelle regioni dove il virus non è mai arrivato.

Il caso Posatora: trappola pig-brig e operazione URCA

La gabbia in rete metallica è stata posizionata nell'ex Crass, un'area abbandonata di vigna e uliveto che si trova proprio sotto la scuola dell'infanzia di via Brodolini. Il metodo è la pig-brig: esche alimentari attirano l'animale, i perni si sganciano e la gabbia si chiude senza ferite. L'operazione è gestita dall'Unione regionale cacciatori dell'Appennino (URCA), in convenzione con il Comune per il triennio 2023-2026. La scuola Gramsci era già stata chiusa per un giorno nei mesi scorsi proprio per la presenza degli ungulati, dopo le segnalazioni dei genitori. "Per legge saranno abbattuti, non possono essere catturati e portati altrove per il rischio peste suina", ha spiegato Massimo Iuliano dell'URCA al quotidiano locale, precisando che il branco è già monitorato con fototrappole.

Le Marche sono zona indenne, ma il piano del commissario impone l'abbattimento

Le Marche non compaiono tra le regioni infette da peste suina africana. Le sette regioni con focolai accertati dal 2022 sono Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Campania. Eppure il regolamento si applica anche ai cinghiali ad Ancona, per due ragioni precise.

La prima: l'ordinanza n. 1/2026 del Commissario straordinario Giovanni Filippini, adottata il 4 febbraio 2026, contiene il Piano nazionale peste suina africana - Ministero della Salute per la cattura e l'abbattimento dei cinghiali nelle zone indenni. Le Marche rientrano in questo perimetro e devono attuare misure di contenimento preventivo, perché il confine con l'Emilia-Romagna infetta passa a meno di cento chilometri dal capoluogo.

La seconda: l'Italia ha appena ribaltato la traiettoria della malattia. I focolai negli allevamenti sono passati da 31 nel 2024 a 1 nel 2026 (l'ultimo registrato in provincia di Alessandria), dopo che dall'inizio dell'epidemia sono stati abbattuti oltre 120 mila suini in 53 focolai complessivi. Il ministro Orazio Schillaci ha rivendicato il risultato come frutto di anni di lavoro capillare. Per non perderlo, il piano impone tolleranza zero sui contatti tra cinghiali selvatici e centri abitati, con priorità proprio alle aree di confine come quella marchigiana.

1,5 milioni di cinghiali in Italia: perché le scuole sono in prima linea

Secondo l'ultima indagine ISPRA sulla biologia e gestione del cinghiale in Italia, nel Paese vivono circa 1,5 milioni di esemplari, con 300 mila abbattimenti l'anno tra caccia ordinaria e controllo faunistico. Tra il 2015 e il 2021 i danni accertati all'agricoltura hanno superato i 120 milioni di euro, in crescita ogni stagione. La pressione, però, non riguarda più soltanto i campi: gli ungulati hanno colonizzato anche aree urbane dismesse, come l'ex Crass sotto la scuola Gramsci, dove la vegetazione fitta offre rifugio e cibo a ridosso degli edifici scolastici.

Per i dirigenti delle scuole dell'infanzia e primaria che si affacciano su aree verdi abbandonate, il protocollo è ora chiaro: chiusura preventiva su richiesta delle autorità sanitarie, segnalazione formale al sindaco, attivazione dell'ente cacciatori convenzionato e cartellonistica di pericolo all'ingresso del perimetro. La trappola pig-brig resta in funzione fino alla cattura completa del branco; l'area va recintata, videosorvegliata e interdetta ai non autorizzati per tutta la durata dell'operazione, che secondo gli operatori può richiedere anche diverse settimane.

Per gli stessi operatori URCA il vero nodo non è la trappola. La cura ordinaria del verde pubblico nei lotti confinanti con gli istituti ridurrebbe il problema più di ogni gabbia: senza cespugli e ripari, i cinghiali sceglierebbero altri quartieri. Finché l'ex Crass resterà incolto, la scuola Gramsci continuerà a ospitare la gabbia in vista del prossimo branco in arrivo dalle colline.

Pubblicato il: 12 giugno 2026 alle ore 07:58