L'obbligo di formazione sull'intelligenza artificiale per docenti, ATA e dirigenti è in vigore in tutte le scuole italiane dal 2 febbraio 2025. I fondi PNRR pensati per finanziarla, però, coprono al massimo circa 2.000 istituti sugli oltre 8.000 statali: tre scuole su quattro devono adempiere con risorse proprie.
Cosa dice davvero l'AI Act (e da quando)
L'articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689 sull'intelligenza artificiale impone a chi utilizza sistemi di IA, i cosiddetti 'deployer', di garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione al proprio personale. Le scuole rientrano in questa categoria: usano l'IA per classificare la posta, gestire gli accessi, supportare la didattica, produrre reportistica amministrativa. L'obbligo copre docenti, ATA, DSGA e dirigenti senza distinzioni di ruolo ed è pienamente applicabile dal 2 febbraio 2025.
Il 2 agosto 2026 scattano poi i nuovi obblighi di trasparenza: chatbot, deepfake e contenuti generati dall'IA dovranno dichiarare la propria natura artificiale. Le sanzioni previste dall'articolo 99 arrivano fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo. Non colpiscono direttamente la mancata alfabetizzazione, ma la considerano aggravante quando emergono altre violazioni. Il quadro nazionale è definito dalle Linee guida MIM allegate al DM 166 del 9 agosto 2025.
Cento milioni per 2.000 scuole: chi resta fuori
Il DM 219 dell'11 novembre 2025 stanzia 100 milioni di euro del PNRR per creare snodi formativi territoriali sull'intelligenza artificiale. Ogni istituto scolastico può ottenere fino a 50.000 euro per progettare corsi, laboratori e percorsi di studio coerenti con le Linee guida ministeriali. La divisione è aritmetica: con 50.000 euro a scuola, la dotazione basta per circa 2.000 progetti.
Il bando funziona a sportello. Le domande si presentano entro il 17 aprile 2026 e i fondi vengono assegnati in ordine di arrivo, fino a esaurimento. In Italia le istituzioni scolastiche statali sono oltre 8.000: circa il 75% degli istituti resta fuori dal finanziamento diretto e deve costruire il proprio piano formativo con risorse ordinarie o attingendo ad altre linee PNRR e PON.
La platea coinvolta è enorme: 196.477 unità di personale ATA nell'organico 2025/2026, circa 700.000 docenti in ruolo, oltre 8.000 dirigenti scolastici e i 37.430 nuovi docenti immessi in ruolo per il 2026/2027 che entrano subito nell'obbligo. Il disegno di legge sull'intelligenza artificiale in discussione in Parlamento prevede altri 100 milioni per la scuola, ma non è ancora legge.
Cosa devono fare le scuole senza fondi entro agosto 2026
Le Linee guida MIM articolano l'introduzione dell'IA in cinque fasi: analisi dei bisogni, pianificazione, adozione graduale, monitoraggio e condivisione delle buone pratiche sulla piattaforma Unica. Ogni istituto deve produrre un documento di pianificazione con obiettivi, team, costi e valutazione dei rischi su privacy e diritti fondamentali. Il piano IA non è un adempimento burocratico: è la prova documentale che, in caso di ispezione o contestazione, la scuola può esibire per dimostrare la propria conformità all'articolo 4.
Sul fronte formativo il contenuto minimo copre fondamenti dei modelli generativi, quadro normativo (AI Act, GDPR, Linee guida MIM), bias algoritmici, allucinazioni e uso responsabile del prompt. La formazione asincrona online riduce i costi ma richiede comunque attestati nominativi tracciabili. Anche per il personale già raggiunto da altre iniziative, come gli 1,2 milioni di docenti e ATA beneficiari della nuova polizza sanitaria gratuita, l'attestazione sull'IA va costruita ex novo. Il riferimento operativo resta il testo integrale delle Linee guida MIM sull'IA a scuola.
Il calendario è ormai chiuso: sportello DM 219 aperto fino al 17 aprile 2026, adempimento pieno degli obblighi europei entro il 2 agosto 2026. Le scuole che salteranno il click day devono comunque presentare un piano formativo con budget interno o cercare risorse su linee PON e PNRR paralleli.