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Forlì, collaboratore scolastico si accascia a terra privo di sensi: un docente gli salva la vita con il massaggio cardiaco

L'insegnante ha praticato le manovre di rianimazione e utilizzato il defibrillatore semiautomatico prima dell'arrivo dei soccorsi. Il personale ATA è stato trasportato in ospedale: sta bene.

* Malore improvviso a scuola: cosa è successo a Forlì * Il massaggio cardiaco e il defibrillatore: i minuti decisivi * Defibrillatori nelle scuole: cosa prevede la normativa * La formazione al primo soccorso tra i docenti resta una questione aperta

Malore improvviso a scuola: cosa è successo a Forlì {#malore-improvviso-a-scuola-cosa-è-successo-a-forlì}

Un collaboratore scolastico si è accasciato improvvisamente a terra, privo di sensi, all'interno di un istituto scolastico di Forlì. A trovarlo è stato un docente della stessa scuola, che si è imbattuto nel collega già esanime. Pochi istanti in cui tutto poteva precipitare. E invece no.

L'insegnante non ha perso tempo. Ha riconosciuto i segni di un arresto cardiaco e ha agito con una lucidità che, stando a quanto emerge, ha fatto la differenza tra la vita e la morte. Ha iniziato immediatamente il massaggio cardiaco, poi ha recuperato il defibrillatore semiautomatico presente nell'edificio e lo ha utilizzato sul collaboratore.

Il cuore ha ripreso a battere. Il collaboratore ha ricominciato a respirare.

I soccorsi del 118, allertati nel frattempo, lo hanno trasportato d'urgenza in ospedale, dove le sue condizioni si sono stabilizzate. Un epilogo che avrebbe potuto essere ben diverso senza quei minuti di intervento tempestivo.

Il massaggio cardiaco e il defibrillatore: i minuti decisivi {#il-massaggio-cardiaco-e-il-defibrillatore-i-minuti-decisivi}

La cronaca di episodi come questo racconta sempre la stessa verità, scomoda ma inequivocabile: in caso di arresto cardiaco improvviso, ogni minuto che passa senza rianimazione riduce le probabilità di sopravvivenza del 10%. Dopo dieci minuti senza intervento, le possibilità si azzerano quasi del tutto.

Il docente di Forlì conosceva evidentemente le manovre di rianimazione cardiopolmonare (_RCP_) e sapeva come utilizzare un _DAE_, il defibrillatore semiautomatico esterno. Due competenze che, insieme, rappresentano la catena di sopravvivenza raccomandata dalle linee guida internazionali.

Non è un gesto banale. Praticare un massaggio cardiaco efficace richiede formazione specifica, e l'uso del defibrillatore, per quanto i dispositivi moderni guidino l'operatore passo dopo passo con istruzioni vocali, presuppone un minimo di addestramento e, soprattutto, la capacità di non farsi paralizzare dal panico.

La scuola, va detto, disponeva dell'apparecchio salvavita. Ed è un dato tutt'altro che scontato.

Defibrillatori nelle scuole: cosa prevede la normativa {#defibrillatori-nelle-scuole-cosa-prevede-la-normativa}

La legge n. 116 del 2021 ha reso obbligatoria la presenza di defibrillatori in diversi luoghi pubblici e ha esteso la possibilità di utilizzo anche a personale non sanitario, purché formato. I decreti attuativi hanno progressivamente incluso le scuole tra gli ambienti che dovrebbero dotarsi di _DAE_, ma la situazione sul territorio resta a macchia di leopardo.

Molti istituti, specie nei centri più piccoli, ne sono ancora sprovvisti. In altri casi il dispositivo c'è, ma manca personale adeguatamente formato per usarlo. L'episodio di Forlì dimostra che quando entrambe le condizioni sono soddisfatte, la presenza del defibrillatore a scuola e un operatore capace di usarlo, il sistema funziona.

La questione della sicurezza nelle scuole non si esaurisce ovviamente nella dotazione di apparecchiature sanitarie. Gli istituti scolastici italiani sono chiamati a fronteggiare emergenze di natura molto diversa, dalle aggressioni a studenti agli episodi di violenza contro il personale docente. Tuttavia, le emergenze sanitarie improvvise meritano un'attenzione specifica, perché la differenza la fa la preparazione di chi si trova sul posto nei primi minuti.

La formazione al primo soccorso tra i docenti resta una questione aperta {#la-formazione-al-primo-soccorso-tra-i-docenti-resta-una-questione-aperta}

L'eroismo del singolo non può essere un piano di emergenza. Il caso di Forlì ha avuto un esito felice perché quel docente aveva le competenze giuste al momento giusto. Ma quanti insegnanti, collaboratori scolastici e dirigenti sarebbero oggi in grado di fare altrettanto?

La formazione al primo soccorso nelle scuole è prevista dal D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che impone la designazione e la formazione di addetti al primo soccorso in ogni istituto. Nella pratica, però, i corsi sono spesso percepiti come adempimenti burocratici, le ore dedicate alla RCP e all'uso del defibrillatore risultano limitate, e il turnover del personale, docente e ATA, rende difficile mantenere una copertura costante.

Con l'avvio dell'organico scolastico 2025/26 e le riforme in corso sul personale, sarebbe auspicabile che la questione della formazione sanitaria di base trovasse uno spazio più strutturato nella programmazione delle attività obbligatorie per tutto il personale scolastico.

Perché quello che è accaduto a Forlì non è solo una bella storia. È un promemoria: nelle scuole italiane lavorano e studiano ogni giorno milioni di persone. Sapere cosa fare quando qualcuno si accascia a terra non dovrebbe dipendere dalla fortuna di avere il collega giusto nel corridoio giusto.

Pubblicato il: 22 aprile 2026 alle ore 08:05