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Test psicoattitudinali per i docenti: nove studenti su dieci dicono sì

Dopo l'episodio di Mestre, un sondaggio rivela che l'87% degli studenti si è sentito umiliato da un insegnante. Cresce la pressione per uno screening psicologico periodico

* L'episodio che ha riacceso il dibattito * I numeri del sondaggio: disagio diffuso tra gli studenti * Competenze relazionali prima di tutto * Screening periodico: la proposta sul tavolo * Un nodo strutturale nel reclutamento

L'episodio che ha riacceso il dibattito {#lepisodio-che-ha-riacceso-il-dibattito}

Una docente che taglia i capelli a un'alunna in classe, a Mestre. Un gesto che ha fatto il giro delle cronache e dei social, scatenando reazioni indignate da parte di famiglie, sindacati e addetti ai lavori. Ma soprattutto ha riportato al centro dell'agenda una domanda che ciclicamente riemerge nel mondo della scuola italiana: chi valuta l'idoneità psicologica di chi sta in cattedra?

L'episodio, per quanto isolato nella sua gravità, non è un caso unico. Si inserisce in una serie di segnalazioni che negli ultimi anni hanno acceso i riflettori su comportamenti inappropriati, vessatori o semplicemente inadeguati da parte di singoli insegnanti. E stavolta i numeri danno voce a un malessere che gli studenti denunciano da tempo.

I numeri del sondaggio: disagio diffuso tra gli studenti {#i-numeri-del-sondaggio-disagio-diffuso-tra-gli-studenti}

Stando a quanto emerge da un sondaggio condotto da Skuola.net, il 90% degli studenti si dichiara favorevole all'introduzione di test psicoattitudinali per gli insegnanti. Un dato netto, quasi plebiscitario, che racconta di una generazione stanca di subire in silenzio.

Ma il numero più allarmante è un altro: l'87% dei ragazzi intervistati afferma di essersi sentito umiliato o sottovalutato da un docente almeno una volta nel proprio percorso scolastico. Non si parla di severità nella valutazione o di rigore didattico. Si parla di episodi percepiti come mortificanti, capaci di incidere sull'autostima e sulla motivazione.

È un dato che dovrebbe far riflettere, soprattutto alla luce di quanto il disagio scolastico possa avere conseguenze profonde sulla salute mentale dei più giovani. Non a caso, anche a livello internazionale crescono le iniziative volte a contrastare lo stress e la sofferenza psicologica degli studenti, come nel caso dell'iniziativa 'Kota Cares' per contrastare il suicidio tra gli studenti, un programma nato in India proprio per rispondere a un'emergenza legata alla pressione scolastica.

Competenze relazionali prima di tutto {#competenze-relazionali-prima-di-tutto}

C'è poi un elemento qualitativo che merita attenzione. Quando si chiede agli studenti cosa conti di più in un insegnante, la risposta ribalta una certa retorica. La competenza relazionale, ovvero la capacità di ascoltare, motivare, gestire il gruppo classe senza ricorrere a dinamiche di potere o umiliazione, viene considerata fondamentale dalla stragrande maggioranza degli intervistati.

La competenza disciplinare, cioè la padronanza della materia insegnata, resta importante ma si ferma al 70%. Tradotto: per i ragazzi conta più come un professore si relaziona con loro rispetto a quanto ne sappia di letteratura o matematica.

Non si tratta di sminuire la preparazione culturale dei docenti. Piuttosto, questi dati segnalano un cambio di prospettiva. Gli studenti di oggi chiedono figure adulte credibili, empatiche, in grado di costruire un ambiente di apprendimento sicuro. E quando questo non accade, le ferite restano. Del resto, la scuola ha il dovere di tutelare i propri studenti sotto ogni profilo, come confermato anche dalla recente sentenza del Consiglio di Stato sul diritto agli strumenti compensativi per gli studenti con difficoltà, che ha ribadito l'obbligo di garantire un percorso educativo rispettoso delle esigenze individuali.

Screening periodico: la proposta sul tavolo {#screening-periodico-la-proposta-sul-tavolo}

A rilanciare la proposta con forza è Daniele Grassucci, fondatore e direttore di Skuola.net, che non usa giri di parole: secondo Grassucci, è necessario introdurre uno screening psicologico periodico per i docenti. Non un test una tantum al momento dell'assunzione, ma una verifica regolare nel tempo, capace di intercettare situazioni di burnout, fragilità emotiva o inadeguatezza relazionale prima che queste si traducano in danni per gli studenti.

La proposta, va detto, non è nuova. Periodicamente riemerge nel dibattito parlamentare e sindacale, senza mai tradursi in un provvedimento concreto. Le resistenze sono note: i sindacati della scuola temono che uno strumento del genere possa trasformarsi in un meccanismo punitivo o discriminatorio, mentre parte del corpo docente lo vive come un'offesa alla propria professionalità.

Eppure il tema resta. E i dati lo rendono sempre meno eludibile.

Un nodo strutturale nel reclutamento {#un-nodo-strutturale-nel-reclutamento}

La questione, in realtà, affonda le radici nel sistema stesso di reclutamento degli insegnanti in Italia. Concorsi pubblici basati quasi esclusivamente sulla verifica delle conoscenze disciplinari, percorsi abilitanti che dedicano poco spazio alla dimensione psico-relazionale, una formazione in servizio frammentaria e spesso facoltativa. Il risultato è un sistema che seleziona per competenza accademica ma non per attitudine educativa.

Una riforma del reclutamento che integri criteri di valutazione psicologica e relazionale non sarebbe un atto di sfiducia verso la categoria. Sarebbe, semmai, il riconoscimento che insegnare è un mestiere complesso, che richiede risorse emotive enormi, e che chi lo svolge ha diritto a essere sostenuto, non solo giudicato.

La scuola italiana attraversa una fase di profonde trasformazioni, tra accorpamenti contestati, come nel caso della recente protesta degli studenti contro l'accorpamento degli istituti nella Regione Lazio, e riforme che faticano a incidere sulla qualità della didattica quotidiana. In questo scenario, ignorare la voce di nove studenti su dieci che chiedono garanzie sulla tenuta psicologica dei propri insegnanti sarebbe, quantomeno, miope.

La domanda, alla fine, è semplice: se per guidare un autobus serve un certificato di idoneità psicofisica, perché per guidare una classe di trenta adolescenti non dovrebbe valere lo stesso principio?

Pubblicato il: 22 aprile 2026 alle ore 09:01