* La svolta firmata Claudio Giunta * Leggere ad alta voce: una pratica che torna in classe * Meno biografie, più testi: il ribaltamento delle priorità * Letteratura contemporanea: finalmente oltre il Novecento storico * Scrivere, non solo studiare: l'altra faccia della riforma * Autonomia docente: fiducia o rischio?
La svolta firmata Claudio Giunta {#la-svolta-firmata-claudio-giunta}
Le nuove Indicazioni Nazionali 2026 per l'insegnamento della letteratura italiana nelle scuole superiori portano una firma ben riconoscibile. A guidare la commissione incaricata della redazione è Claudio Giunta, italianista dell'Università di Trento, saggista e da anni voce critica tra le più lucide sul modo in cui la letteratura viene insegnata, o meglio non insegnata, nelle aule italiane. Chi conosce i suoi lavori sa che la battaglia è sempre stata la stessa: togliere di mezzo l'apparato enciclopedico che soffoca i testi, rimettere al centro la lettura autentica.
Ora quella battaglia è diventata documento ministeriale. Le indicazioni, stando a quanto emerge, ridefiniscono in modo sostanziale l'approccio alla didattica dell'italiano nel secondo ciclo di istruzione, con un cambio di paradigma che non si vedeva da tempo. Niente rivoluzioni roboanti, piuttosto un riorientamento chirurgico delle priorità: leggere libri veri, scrivere con regolarità, affrontare la letteratura contemporanea senza trattarla come un'appendice marginale del programma.
Il percorso che ha portato a questo punto non è stato privo di dibattito. Come avevamo raccontato, le Nuove Indicazioni Nazionali in Arrivo: Rivoluzione nella Didattica della Lingua Italiana avevano già suscitato aspettative e qualche perplessità nel mondo della scuola.
Leggere ad alta voce: una pratica che torna in classe {#leggere-ad-alta-voce-una-pratica-che-torna-in-classe}
Tra le novità più significative c'è l'introduzione esplicita della lettura ad alta voce in classe come pratica didattica strutturale, non occasionale. Può sembrare un dettaglio. Non lo è.
Nelle scuole superiori italiane la lettura ad alta voce è sostanzialmente scomparsa, relegata al massimo alle elementari. Eppure la ricerca pedagogica degli ultimi vent'anni, da Federico Batini ai numerosi studi internazionali sulla _reading fluency_, dimostra che leggere ad alta voce migliora la comprensione del testo, arricchisce il lessico, sviluppa capacità di ascolto attivo. In un Paese dove le rilevazioni OCSE-PISA continuano a segnalare fragilità nelle competenze di lettura, la scelta ha un fondamento solido.
Le nuove indicazioni non prescrivono modalità rigide. L'idea è che il docente legga in classe brani significativi, che gli studenti ascoltino e poi leggano a loro volta, che il testo letterario venga vissuto prima di essere analizzato. Prima il piacere, poi la comprensione critica. Un ordine che nella pratica scolastica italiana è stato troppo spesso invertito.
Meno biografie, più testi: il ribaltamento delle priorità {#meno-biografie-più-testi-il-ribaltamento-delle-priorità}
Chiunque abbia frequentato un liceo italiano conosce il copione: si parte dalla biografia dell'autore, si prosegue con il contesto storico-culturale, si arriva alla poetica, e solo alla fine, se resta tempo, si legge qualche pagina dell'opera. Il risultato è che generazioni di studenti sanno tutto della vita di Leopardi e pochissimo dei _Canti_.
Le nuove Indicazioni Nazionali intervengono esattamente su questo punto, riducendo il peso dell'apparato biografico e storicistico a favore della lettura diretta dei testi. Non si tratta di cancellare il contesto, sarebbe una semplificazione assurda, ma di ristabilire una gerarchia. L'opera viene prima dell'autore. Il testo viene prima del manuale.
È un cambiamento che intercetta un malessere diffuso tra gli insegnanti più attenti. Da anni, nei dipartimenti di lettere delle scuole superiori, si discute di come uscire dalla gabbia del programma cronologico-enciclopedico senza avere una copertura istituzionale chiara. Ora quella copertura c'è.
Letteratura contemporanea: finalmente oltre il Novecento storico {#letteratura-contemporanea-finalmente-oltre-il-novecento-storico}
L'altro nodo cruciale è l'apertura decisa verso la letteratura contemporanea. Nei programmi tradizionali, il quinto anno delle superiori arriva a fatica a Montale, quando va bene a Calvino. Tutto ciò che viene dopo, mezzo secolo abbondante di produzione letteraria italiana, semplicemente non esiste.
Le nuove indicazioni invertono la rotta, attribuendo alla letteratura contemporanea un ruolo prioritario nella formazione del lettore. L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato avvicinare gli studenti a testi che parlano del mondo in cui vivono, dall'altro formare lettori che continueranno a leggere anche dopo il diploma. Perché il vero fallimento della scuola italiana, su questo fronte, non è che gli studenti non conoscano Ariosto, ma che a vent'anni non aprano più un libro.
Questo non significa, va chiarito, che Dante o Manzoni escano di scena. Significa che accanto ai classici irrinunciabili si fa spazio a narratori e poeti degli ultimi decenni, scelti dal docente in base al percorso che ritiene più efficace per la propria classe.
Scrivere, non solo studiare: l'altra faccia della riforma {#scrivere-non-solo-studiare-laltra-faccia-della-riforma}
C'è poi un aspetto che rischia di passare in secondo piano ma che è altrettanto rilevante: la centralità della scrittura. Le nuove indicazioni insistono sulla necessità di far scrivere gli studenti con frequenza e varietà, non solo in occasione dei compiti in classe.
Scrivere riassunti, commenti, testi argomentativi, persino testi creativi. La scrittura a scuola torna a essere una pratica quotidiana, uno strumento di elaborazione del pensiero e non solo un momento di verifica. È una scelta che si collega direttamente alle criticità emerse nelle prove INVALSI e negli esami di Stato, dove le difficoltà di scrittura degli studenti rappresentano un dato ormai strutturale.
La commissione guidata da Giunta sembra avere ben chiaro il principio: si impara a scrivere scrivendo, non studiando le tipologie testuali in astratto.
Autonomia docente: fiducia o rischio? {#autonomia-docente-fiducia-o-rischio}
Un tratto distintivo delle nuove indicazioni è il margine di autonomia lasciato ai docenti. Non c'è una lista rigida di autori obbligatori, non c'è un canone blindato. Ci sono criteri, orientamenti, una cornice di riferimento all'interno della quale l'insegnante costruisce il proprio percorso.
È una scelta coerente con lo spirito dell'autonomia scolastica introdotta dal DPR 275/1999, ma che nella pratica italiana ha sempre generato tensioni. Da una parte, i docenti più preparati e motivati chiedevano da tempo proprio questo spazio. Dall'altra, c'è il rischio, non trascurabile, che l'assenza di un programma dettagliato si traduca in percorsi disomogenei sul territorio nazionale, ampliando divari già esistenti.
Il tema non è nuovo, e le Controversie sulle Nuove Indicazioni Nazionali per la Scuola Primaria avevano già fatto emergere posizioni molto diverse all'interno del mondo scolastico. Anche la sottosegretaria Frassinetti Difende le Nuove Indicazioni Nazionali: L'importanza di Materie Classiche e Storiche nella Formazione dei Bambini aveva sottolineato la necessità di mantenere un equilibrio tra innovazione e tradizione.
Molto dipenderà, come sempre nel sistema scolastico italiano, dalla formazione e dall'accompagnamento che verrà offerto agli insegnanti. Le indicazioni, per quanto ben scritte, restano lettera morta senza una rete di supporto reale. La questione resta aperta, e i prossimi mesi saranno decisivi per capire se questa riforma dei programmi scolastici riuscirà a incidere davvero sulla qualità della didattica dell'italiano nelle nostre scuole, o se resterà l'ennesimo documento ministeriale destinato a raccogliere polvere sugli scaffali delle segreterie.