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Festival innovazione scolastica: l'AI entra in classe dall'area umanistica

Al Festival dell'innovazione scolastica 2026 arrivano 170 candidature sull'AI: metà dai progetti umanistici, un terzo dalla secondaria di primo grado.

A Valdobbiadene apre oggi la sesta edizione del Festival dell'innovazione scolastica, con oltre 170 candidature arrivate da tutta Italia. Al centro c'è l'intelligenza artificiale in classe, ma la fotografia che emerge dai progetti è meno prevedibile di quanto si direbbe.

Cosa succede a Valdobbiadene

Il Festival, organizzato dall'associazione Diesse, si svolge in tre giornate con il tema Intelligenza, intelligenze. Apprendere con l'AI: esperienze e impatti. Dirigenti e docenti si incontrano per confrontarsi su come le classi italiane stiano usando davvero l'AI, non se la usino: quel confine è ormai stato superato in silenzio.

Le 170 candidature ricevute per questa edizione arrivano da scuole dell'infanzia, istituti comprensivi, secondarie di primo e secondo grado, centri di formazione professionale e Its. La formula privilegia il racconto orizzontale tra scuole rispetto alla lezione frontale degli esperti: comunicazioni brevi, poster, gruppi di lavoro. Anche l'errore ha uno spazio dichiarato, in una fase in cui la tecnologia si evolve più in fretta della sua valutazione didattica.

L'AI in classe è (soprattutto) umanistica

Il primo dato che rompe lo schema riguarda la distribuzione dei progetti. Circa metà delle candidature arriva dall'area umanistica, non dalle discipline scientifiche o tecnologiche. Una quota significativa nasce dall'educazione civica. E quasi un terzo dei progetti è stato presentato da scuole secondarie di primo grado, non dalle superiori come ci si aspetterebbe guardando alla percezione pubblica del tema.

È una fotografia che contraddice l'immagine dominante dell'AI a scuola come strumento per fisica, matematica o coding. Nei progetti raccolti l'AI diventa una leva per scrivere storie, generare immagini, produrre podcast, costruire ambienti immersivi. Serve per lavorare sulle emozioni, sull'inclusione, sulle differenze individuali: temi che intercettano anche il quadro degli alunni con disturbi specifici dell'apprendimento e bisogni educativi speciali, dove la personalizzazione degli strumenti fa una differenza concreta anche per chi in classe gestisce quotidianamente piani didattici individualizzati.

La parola che ricorre nei progetti selezionati non è efficienza ma cura: cura degli studenti, delle loro fragilità, delle relazioni in classe. Un'indicazione che ha implicazioni operative per chi progetta la formazione. Se l'AI entra dalla porta dell'italiano e non da quella del laboratorio di informatica, i percorsi per i docenti non possono essere costruiti sui manuali di programmazione: servono competenze linguistiche, semiotiche, valutative diverse da quelle finora ipotizzate, e strumenti pensati per il lavoro con testi, immagini e voce piuttosto che per la scrittura di codice.

Il nodo che il Festival mette sul tavolo: chi forma i docenti

Le stesse scuole che presentano i progetti riconoscono i limiti dell'attuale scena. Restano deboli la valutazione degli apprendimenti sostenuti dall'AI, la raccolta di dati d'impatto e una riflessione sistematica sui rischi. Anche le reti territoriali con università, imprese e biblioteche sono spesso presenti, ma raramente diventano vera coprogettazione: il rapporto resta episodico e legato ai singoli progetti.

Il nodo più critico riguarda i docenti. Nessuna tecnologia funziona senza formazione, tempo e cura delle persone che la utilizzano, e sull'AI mancano ancora percorsi obbligatori e standardizzati per il personale scolastico. Molti insegnanti si formano da soli, spesso attingendo agli strumenti individuali di aggiornamento come la Carta del docente e il credito 2024/2025, che però copre corsi eterogenei e non sostituisce un piano nazionale. La quotidianità delle scuole nel frattempo va avanti con le sue procedure amministrative, dai bandi per la sorveglianza scolastica gestita dagli enti locali ai piani formativi che nessuno ha ancora pensato per l'intelligenza artificiale.

Il Festival che si apre oggi a Valdobbiadene non offre ricette: fotografa una scuola che sperimenta prima di capire cosa misurare. La prossima edizione dirà se il sistema è riuscito a portare quella sperimentazione dentro percorsi di formazione strutturati, o se sarà ancora la singola scuola a doversi arrangiare con quello che ha.

Pubblicato il: 4 settembre 2026 alle ore 15:50