Cinque conferme su ventidue inviti. La festa di compleanno di un bambino neurodivergente di sette anni a Lucera è diventata in pochi giorni il caso nazionale che mancava per riportare al centro una domanda scomoda: l'inclusione scolastica si misura davvero solo dentro l'aula?
Cinque su ventidue: il fatto e la replica dei genitori
La madre racconta sui social di un boicottaggio silenzioso e parla di discriminazione deliberata: su 22 invitati, solo 5 hanno aderito. I genitori dei compagni hanno risposto con un comunicato congiunto, sostenendo che il sondaggio nella chat di classe è rimasto attivo per poche ore e che la festa è prevista a circa venti giorni di distanza. Nella stessa replica si afferma che in classe sono presenti altri bambini con profili di neurodivergenza, integrati senza episodi di rifiuto.
Le due versioni non si toccano: la prima parla di esclusione percepita, la seconda di tempistica di sondaggio. Il punto vero, però, è che nessuna delle due viene rilevata da una statistica ufficiale. La scuola sa contare le ore di sostegno; non sa contare gli inviti alle feste.
Le scuole italiane contano 377mila alunni con disabilità, l'aula non basta
Nell'anno scolastico 2024/2025 le scuole italiane di ogni ordine e grado hanno 377mila alunni con disabilità, il 4,8% degli iscritti, una quota quasi raddoppiata in dieci anni (era 2,6% nel 2014/2015). La concentrazione più alta è proprio nella scuola primaria e secondaria di primo grado, dove la quota raggiunge il 6% degli iscritti. Lo certifica l'ultimo report ISTAT, pubblicato il 27 maggio 2026.
I disturbi dello sviluppo psicologico, categoria che include lo spettro autistico, coinvolgono il 36% degli alunni con disabilità. Altrettanto diffusa la disabilità intellettiva (36%). Sommando i disturbi dell'apprendimento e dell'attenzione si arriva a oltre il 90% di profili che rientrano nel perimetro della cosiddetta neurodivergenza. Un bambino neurodivergente come quello di Lucera, in altre parole, non è un'eccezione: è la norma statistica di una classe italiana media. Il rapporto fra generi resta marcato, con 236 maschi ogni 100 femmine, in linea con l'epidemiologia dei disturbi del neurosviluppo. Il dato è verificabile direttamente sul Report ISTAT sull'inclusione scolastica 2024/2025.
Eppure l'unico indicatore che lo Stato rileva è l'inclusione formale: ore di sostegno, presenza di assistenti, continuità didattica. ISTAT misura anche la quota di docenti specializzati, salita dal 63% al 78% in cinque anni. Nessuna survey misura quanti alunni con disabilità vengono invitati alle feste dei compagni, quanti hanno almeno un amico fuori da scuola, quanti finiscono nelle foto di classe sui WhatsApp dei genitori. Sono le metriche che pesano davvero per un bambino di sette anni, e sono le uniche assenti.
Cosa la scuola può fare già dal prossimo anno
Il caso di Lucera segnala un vuoto di strumenti che non si chiude con un altro corso di formazione sui docenti. Tre interventi concreti sono già nella disponibilità delle singole scuole: rendere strutturale il coinvolgimento dei genitori della classe in patti educativi che includano la vita extrascolastica; affidare alla figura del referente per l'inclusione il monitoraggio dei legami amicali oltre l'orario di lezione; inserire nei PEI obiettivi di socializzazione misurabili, non solo cognitivi.
Sul fronte delle famiglie, il primo passo è separare le antipatie tra adulti dalle relazioni dei figli. La madre del bambino di Lucera, pedagogista, lo ha scritto chiaramente nel suo secondo post: la simpatia tra genitori non è obbligatoria, l'inclusione dei bambini sì. Su questo terreno la scuola può fare ciò che spesso evita, cioè mediare apertamente, anche quando il conflitto non è didattico. È anche un esercizio di educazione civica concreta, come ricorda chi sostiene la necessità di insegnare speranza e partecipazione civica a scuola.
Il prossimo report ISTAT, atteso a maggio 2027, dovrebbe iniziare a misurare quello che oggi resta fuori dal questionario: la dimensione informale dell'inclusione. Senza quel dato, casi come Lucera continueranno a esplodere sui social senza che nessuno possa dire, prima, dove e quanto il sistema sta fallendo davvero.