Negli elenchi regionali per il ruolo docenti 2026/27, presentate le domande entro il 25 maggio, una sigla normativa rischia di pesare più del punteggio: la preferenza di genere introdotta dal DPR 82/2023. In una categoria dove l'82,7% degli insegnanti di ruolo è donna, secondo i dati MIM, è il candidato uomo a essere il "genere meno rappresentato" e a scattare avanti a parità di punti.
Come si formano le graduatorie regionali
Le graduatorie degli elenchi regionali, previste dal decreto ministeriale 68 del 22 aprile 2026 in attuazione dell'articolo 399 comma 3-ter del D.Lgs 297/1994, si costituiscono per classe di concorso e solo dove la regione raccoglie almeno una domanda. Ogni graduatoria si divide in due sezioni: la prima per chi si è iscritto nella stessa regione del concorso superato, la seconda per chi ha scelto una regione diversa. Si attinge sempre prima dalla prima sezione.
Dentro ciascuna sezione conta solo la somma dei voti di prova scritta e prova orale. Titoli e servizi che hanno fatto la graduatoria d'origine qui non pesano e neppure le riserve. Risultato: due candidati con titoli molto diversi possono ritrovarsi appaiati nel punteggio nudo e dover ricorrere ai titoli di preferenza. Gli elenchi servono al MIM per coprire i posti che restano vacanti dopo le immissioni in ruolo da GaE e concorso PNRR 2.
Perché il genere meno rappresentato premia gli uomini
L'ordine dei titoli di preferenza è quello dell'articolo 5/4 del DPR 487/1994 aggiornato dal DPR 82/2023. La gerarchia è rigida: chi vanta una preferenza più in alto nell'elenco precede chi ha solo una preferenza più in basso. Tre voci concentrano la quasi totalità dei casi nelle assunzioni della scuola statale.
* Lodevole servizio di almeno un anno nell'amministrazione che ha indetto il concorso
* Maggior numero di figli a carico
* Appartenenza al genere meno rappresentato nell'amministrazione
Il DPR 82/2023 attiva la preferenza di genere quando il differenziale tra i due generi supera i 30 punti percentuali. Nella scuola statale di ruolo il differenziale è di oltre 65 punti: 82,7% donne, 17,3% uomini, secondo il Focus MIM Principali dati della scuola - Avvio anno scolastico 2024/2025 che rileva 586.673 docenti donne su 709.105 insegnanti di ruolo. Tradotto in pratica: nelle classi di concorso dell'infanzia e primaria, dove gli uomini sfiorano l'1%, il maschio diventa quasi sempre il vincitore della parità. Nella primaria gli uomini sono meno del 4%, nella secondaria di I grado intorno al 22%. Solo nella secondaria di II grado, dove i docenti uomini sono circa un terzo, il differenziale resta comunque sopra la soglia.
C'è un dettaglio non secondario, però. Prima della preferenza di genere scattano lodevole servizio e figli a carico. Un anno di docenza nella scuola statale, condizione frequente tra chi ha già lavorato a tempo determinato, chiude la partita molto prima dei criteri demografici.
Cosa cambia per i candidati
Chi ha già un anno di servizio statale ha il primo titolo utile e in pratica non subisce mai la preferenza di genere. Chi è al primo concorso, senza supplenze pregresse e senza figli, arriva alla terza voce: qui la composizione di genere del corpo docente trasforma il "genere meno rappresentato" in vantaggio strutturale per i candidati uomini. Il vantaggio è ancora più netto nelle classi di concorso dei gradi inferiori, dove l'asimmetria sfiora il 99% nell'infanzia.
La minore età anagrafica resta in coda: il DPR 487 la cita come criterio puramente residuale, applicabile solo quando tutte le preferenze precedenti sono indifferenti. Non sostituisce mai un titolo di preferenza.
Per ogni graduatoria valgono inoltre le riserve della legge 68/1999 sulle categorie protette, che agiscono prima dell'inserimento in ordine di punteggio. Un dato indiretto ma non trascurabile per chi rientra nelle categorie tutelate: la riserva copre una quota di posti prima ancora di arrivare al confronto sui titoli di preferenza, mentre sui requisiti di accesso pesa anche la formazione iniziale dei docenti.
Gli elenchi non sono ancora stati pubblicati dagli Uffici scolastici regionali, ma la consistenza numerica delle graduatorie già diffusa per alcune regioni lascia intuire quanti candidati arriveranno alla parità. Per chi ha un anno di servizio statale la corsa si gioca sui decimi; per gli altri, sui criteri di preferenza dell'articolo 5/4.