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Educazione sessuale a scuola, in Italia solo il 47% l'ha ricevuta

Solo il 47% degli adolescenti italiani ha avuto educazione sessuo-affettiva a scuola. Al Sud è il 37%. Il consenso informato amplia il divario?

Il Senato ha approvato il 4 giugno 2026 la legge sul consenso informato preventivo a scuola con 78 voti favorevoli e 38 contrari. Per ogni attività su sessualità e affettività le scuole dovranno raccogliere l'autorizzazione scritta dei genitori almeno sette giorni prima. Ma il dato che pesa di più non è nel testo della legge: secondo Save the Children, solo il 47% degli adolescenti italiani ha ricevuto educazione sessuo-affettiva a scuola, e al Sud e nelle Isole la percentuale crolla al 37%.

Cosa prevede la nuova legge

La legge ha una struttura snella, tre articoli. Il primo introduce l'obbligo del consenso informato preventivo dei genitori, o degli studenti se maggiorenni, per qualsiasi attività su sessualità e affettività nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Il consenso va richiesto con almeno sette giorni di preavviso, accompagnato da informazioni dettagliate su obiettivi, contenuti, materiali e nominativi degli esperti esterni eventualmente coinvolti. Per chi non aderisce, la scuola deve prevedere attività educative alternative.

Il secondo articolo regola gli esperti esterni: potranno entrare in classe solo dopo delibera del collegio docenti e approvazione del consiglio di istituto, con criteri di selezione basati su titoli, esperienza e coerenza con il livello di maturità degli studenti. Il terzo articolo è la clausola di invarianza finanziaria, nessun nuovo onere per le casse pubbliche. Cambio più radicale nelle scuole dell'infanzia e nella primaria, dove la legge vieta in modo assoluto attività e progetti che riguardino la sfera della sessualità. Restano nei programmi di scienze gli aspetti biologici e, nelle medie e superiori, viene introdotta la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili.

Il divario territoriale già esistente

Sul piano dei numeri, il punto di partenza italiano è già fragile. La ricerca Save the Children-Ipsos, pubblicata nel febbraio 2025 su un campione di adolescenti tra i 14 e i 18 anni, registra che meno della metà del campione ha avuto educazione sessuo-affettiva in aula. Il dato nazionale è 47%, ma scende al 37% al Sud e nelle Isole. Tradotto, dieci punti percentuali separano una scuola lombarda da una siciliana sullo stesso tema. Lo stesso studio rileva che il 91% dei genitori intervistati ritiene utile rendere obbligatori questi percorsi: una distanza enorme tra ciò che le famiglie chiedono e ciò che la scuola, oggi, riesce a offrire. Le proteste contro la nuova legge non sono mancate, come la dimostrazione di Max Felicitas incatenato a Gallarate per l'educazione sessuale.

Sul piano europeo, l'Italia è uno dei sette Stati dell'Unione in cui l'educazione sessuale non è materia obbligatoria, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria. Sono 20 i Paesi UE che hanno l'obbligo, secondo i profili nazionali UNESCO sull'educazione sessuale comprensiva. La Svezia ha questa materia in classe dal 1955, la Germania dal 1968, la Francia dal 1998. La nuova legge italiana sceglie una direzione diversa: non riempie il vuoto, lo formalizza. Per le famiglie che oggi non ricevono nemmeno l'informazione sulle attività della scuola, l'autorizzazione scritta con sette giorni di preavviso introduce un ulteriore passaggio. Dove l'alleanza scuola-famiglia è già più debole, il rischio è che il modulo non torni firmato e che la quota di ragazzi senza educazione affettiva e sessuale cresca, non scenda.

Cosa cambia nelle scuole da settembre

A livello operativo, le segreterie scolastiche dovranno costruire la modulistica per ogni progetto su affettività, prevenzione della violenza di genere, prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, e farla protocollare almeno una settimana prima dell'attività. Ogni esperto esterno, prima di entrare in classe, dovrà passare dalla doppia delibera di collegio docenti e consiglio di istituto. I progetti delle ASL su prevenzione e salute riproduttiva, finora gestiti con il consenso generico di inizio anno, dovranno essere riproposti caso per caso. La discussione si inserisce in un quadro più ampio di nuove sfide tra economia ed educazione per la scuola italiana.

Per i dirigenti scolastici cambia anche la pianificazione: i progetti finanziati con il PNRR o con fondi regionali, spesso programmati a metà anno, dovranno integrare una fase di comunicazione preventiva alle famiglie. Per gli insegnanti significa più carta. Per i ragazzi delle classi in cui anche un solo genitore non firma, attività alternative parallele, da progettare e gestire. Il comunicato del Ministero dell'istruzione sull'approvazione della legge non chiarisce ancora come dovranno essere strutturati i modelli di consenso, né se arriverà una circolare unica nazionale. Sul fronte reclutamento e organici, intanto, restano aperte le partite descritte nelle proposte del decreto legge scuola sull'elenco nazionale degli idonei.

La legge entrerà in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e si applicherà già dall'anno scolastico 2026/27. Le circolari attuative diranno se il modulo unico nazionale arriverà prima di settembre o se ogni scuola dovrà costruirne uno proprio.

Pubblicato il: 8 giugno 2026 alle ore 08:57