Il Senato ha approvato in via definitiva il 21 luglio 2026 il disegno di legge n. 1766 sull'educazione non formale, che riconosce per la prima volta nell'ordinamento italiano il ruolo educativo di centri estivi, oratori, associazioni del terzo settore, società sportive e culturali. I voti favorevoli sono stati 105, con 19 astenuti e nessun contrario. Le risorse stanziate sono 3,5 milioni di euro per il 2026, 4 milioni per il 2027 e 1 milione all'anno a decorrere dal 2028.
Cosa prevede il testo
Il provvedimento è composto da quattro articoli e delega il Governo ad adottare, entro nove mesi dall'entrata in vigore, uno o più decreti legislativi. Le attività potranno svolgersi presso scuole, centri estivi, servizi socio-educativi e centri ricreativi, con priorità per le famiglie con figli portatori di bisogni speciali e per i nuclei numerosi. Il coinvolgimento degli enti del terzo settore avverrà attraverso le procedure di co-programmazione e co-progettazione previste dagli articoli 55-57 del Codice del terzo settore (d.lgs. 117/2017). L'articolo 3 autorizza i comuni a stipulare convenzioni per l'utilizzo degli spazi scolastici disponibili, senza generare nuovi oneri per la finanza pubblica. L'articolo 4 istituisce un tavolo tecnico presso il Ministero per la famiglia, da attivare entro novanta giorni per coordinare enti locali e realtà del terzo settore. Il testo si aggiunge ad altri interventi legislativi del 2026 in ambito educativo, come le nuove regole sull'educazione sessuale a scuola dopo la legge 104.
Da dove arrivano i soldi
La copertura per il 2026 e il 2027 non nasce da un nuovo stanziamento. Arriva dalla riduzione di un fondo che esisteva già: il Fondo per il sostegno alle attività educative formali e non formali dei comuni istituito dall'articolo 1, comma 213, della legge di bilancio 2025 (L. 207/2024). Quel fondo aveva una dotazione originaria di 3 milioni per il 2025, 3,5 milioni per il 2026 e 4 milioni per il 2027: gli stessi importi che la nuova delega assorbe integralmente per i due anni di sovrapposizione. Dal 2028 il finanziamento strutturale passa a 1 milione all'anno, prelevato dal Fondo per le esigenze indifferibili della legge n. 190 del 2014.
Il perimetro del riconoscimento aiuta a leggere la dimensione delle cifre. In Italia le istituzioni non profit censite dall'ISTAT al 31 dicembre 2023 sono 368.367 e i volontari attivi sono circa 4,7 milioni, pari al 9,1% della popolazione con più di 15 anni. I comuni italiani sono 7.894 al febbraio 2026. Ripartendo i 3,5 milioni del 2026 sul totale dei comuni, il valore medio per singolo ente locale è di circa 443 euro. Il finanziamento strutturale da 1 milione annuo dal 2028 corrisponde a poco più di 21 centesimi per ciascun volontario riconosciuto dalla nuova cornice normativa.
Cosa cambia sul territorio
Per i comuni cambia la cornice più che il conto. L'articolo 3 mette per la prima volta nero su bianco che le amministrazioni possono aprire gli spazi scolastici il pomeriggio, senza aumento di spesa e nel rispetto dell'autonomia degli istituti. Per gli enti del terzo settore cambia lo strumento: la co-progettazione con i comuni diventa la via ordinaria per accedere alle risorse, non un'eccezione. La priorità andrà alle famiglie con figli con disabilità e ai nuclei numerosi, criterio che i decreti delegati dovranno tradurre in punteggi concreti. Il Dipartimento per le politiche della famiglia ha già chiuso l'11 novembre 2025 la selezione dei comuni beneficiari dei 3 milioni previsti per il 2025 dallo stesso fondo comma 213, offrendo un primo campione operativo sui criteri di ripartizione.
Il primo banco di prova arriverà con i decreti legislativi, da adottare entro nove mesi dall'entrata in vigore. Sarà lì che si capirà se il perimetro degli enti riconosciuti giustifica una dotazione da meno di un caffè a volontario.