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Divieto di fumo a scuola: una norma che in Italia resta troppo spesso sulla carta

Tra dirigenti scolastici che non applicano le sanzioni e segnalazioni in costante aumento, il divieto di fumo negli istituti italiani è largamente disatteso. Con conseguenze serie per la salute degli studenti.

* Il quadro normativo: cosa prevede la legge * Sanzioni fantasma: il ruolo dei dirigenti scolastici * Segnalazioni in aumento, controlli al palo * Il nodo della salute: fumare a scuola non è solo una trasgressione * Un problema culturale, non solo normativo

Il quadro normativo: cosa prevede la legge {#il-quadro-normativo-cosa-prevede-la-legge}

In Italia il divieto di fumo negli ambienti scolastici non è certo una novità. La legge 584 del 1975, poi rafforzata dalla legge 3/2003 (la cosiddetta _legge Sirchia_) e successivamente estesa dal decreto legislativo 6/2016, vieta tassativamente di fumare in tutti i locali chiusi aperti al pubblico, scuole comprese. Con il decreto legge 104/2013, convertito nella legge 128/2013, il divieto è stato ampliato anche alle aree all'aperto di pertinenza degli istituti scolastici: cortili, giardini, parcheggi interni, ingressi.

Sulla carta, dunque, la normativa è chiara e stringente. Le sanzioni amministrative per chi viola il divieto vanno da un minimo di 27,50 euro a un massimo di 275 euro, importi che raddoppiano se la violazione avviene in presenza di minori o donne in gravidanza. E la responsabilità di far rispettare queste regole ricade, all'interno degli istituti, direttamente sul dirigente scolastico, che è tenuto a nominare appositi funzionari incaricati della vigilanza e dell'accertamento delle infrazioni.

La teoria, però, si scontra con una realtà ben diversa.

Sanzioni fantasma: il ruolo dei dirigenti scolastici {#sanzioni-fantasma-il-ruolo-dei-dirigenti-scolastici}

Stando a quanto emerge dalle testimonianze raccolte in numerose scuole italiane, le multe previste dalla normativa antifumo vengono applicate raramente, quando non del tutto ignorate. Il dirigente scolastico, pur essendo il primo responsabile del rispetto del divieto, nella maggior parte dei casi preferisce non procedere con le sanzioni. Le ragioni sono molteplici e spesso si intrecciano: la volontà di evitare conflitti con le famiglie, la mancanza di personale dedicato alla sorveglianza, una certa rassegnazione di fronte a un fenomeno percepito come inarrestabile.

Il risultato è un cortocircuito normativo. La legge esiste, le sanzioni sono previste, ma nessuno le applica. Una dinamica che, per certi versi, ricorda quanto accade con altri divieti nelle scuole italiane: si pensi alla questione dell'uso degli smartphone in classe, dove le regole ci sono ma l'applicazione resta un terreno scivoloso, come emerso dal dibattito sulle Divieto di Cellulari a Scuola: Le Riforme e le Difficoltà in Europa.

C'è poi un aspetto che meriterebbe maggiore attenzione: quando il dirigente scolastico omette sistematicamente di far rispettare il divieto, rischia a sua volta una sanzione che può arrivare fino a 2.000 euro. Ma anche questo deterrente, nei fatti, sembra avere scarsa efficacia.

Segnalazioni in aumento, controlli al palo {#segnalazioni-in-aumento-controlli-al-palo}

I numeri parlano chiaro. Le segnalazioni di violazioni del divieto di fumo all'interno degli istituti scolastici crescono di anno in anno. Non si tratta solo di episodi isolati o di qualche studente sorpreso di nascosto dietro la palestra. Il fenomeno ha assunto dimensioni strutturali: molti studenti fumano apertamente nei cortili, nei bagni, lungo i corridoi durante gli intervalli. E non parliamo soltanto di sigarette tradizionali. L'avvento delle sigarette elettroniche e dei dispositivi a tabacco riscaldato ha reso il problema ancora più complesso da gestire, poiché questi prodotti sono più facili da nascondere e il loro utilizzo è meno immediatamente riconoscibile.

La percezione diffusa, tra docenti e personale ATA, è che la situazione sia sfuggita di mano. Alcuni insegnanti riferiscono di aver smesso di segnalare le infrazioni, consapevoli che le loro segnalazioni non avrebbero avuto alcun seguito. Un circolo vizioso che alimenta l'impunità e, di riflesso, incoraggia ulteriori trasgressioni.

Va detto che il problema non riguarda soltanto gli studenti. In diverse scuole, anche parte del personale docente e non docente viene sorpreso a fumare nelle aree in cui vige il divieto, dando un segnale educativo quantomeno contraddittorio.

Il nodo della salute: fumare a scuola non è solo una trasgressione {#il-nodo-della-salute-fumare-a-scuola-non-è-solo-una-trasgressione}

Ridurre la questione a un semplice problema disciplinare sarebbe un errore. Il fumo in ambito scolastico ha conseguenze dirette e misurabili sulla salute degli studenti, in particolare dei più giovani. I dati dell'Istituto Superiore di Sanità confermano da tempo che l'età media di inizio del consumo di tabacco in Italia si è abbassata significativamente, con una quota rilevante di fumatori che accende la prima sigaretta tra i 13 e i 15 anni, cioè proprio nel periodo della scuola secondaria di primo e secondo grado.

L'esposizione al fumo passivo nei cortili e nei bagni scolastici rappresenta inoltre un rischio per tutti, fumatori e non. E per gli adolescenti, il cui organismo è ancora in fase di sviluppo, gli effetti nocivi del tabacco sono amplificati.

Non mancano le iniziative di prevenzione promosse dalle ASL e dal Ministero della Salute, spesso in collaborazione con quello dell'Istruzione e del Merito. Progetti come Scuole libere dal fumo o Unplugged mirano a sensibilizzare i ragazzi attraverso percorsi educativi strutturati. Ma queste campagne, per quanto meritorie, perdono credibilità se il contesto quotidiano racconta una storia diversa, fatta di regole non rispettate e adulti che voltano lo sguardo.

Un problema culturale, non solo normativo {#un-problema-culturale-non-solo-normativo}

La questione del divieto di fumo a scuola è, in fondo, la cartina di tornasole di un problema più ampio che attraversa il sistema scolastico italiano: la distanza tra le norme scritte e la loro effettiva applicazione. Un divario che non riguarda solo il fumo, ma investe la governance complessiva degli istituti, dalla gestione della disciplina alla capacità di far rispettare i regolamenti interni.

I dirigenti scolastici, come sottolineato anche dal presidente dell'ANP (Associazione Nazionale Presidi) Antonello Giannelli in diverse occasioni, si trovano spesso a gestire emergenze quotidiane con risorse insufficienti. La Rivoluzione Didattica: La Visione di Giannelli Sull'Intelligenza Artificiale nella Scuola rappresenta una delle sfide del futuro, ma intanto le sfide del presente, quelle più banali e concrete, restano irrisolte.

Servirebbe, probabilmente, un approccio diverso. Non bastano le norme: occorre che la comunità scolastica nel suo insieme, dai dirigenti ai docenti, dal personale ATA alle famiglie, riconosca il divieto di fumo non come un'imposizione burocratica, ma come una tutela concreta della salute dei ragazzi. Qualcosa che non si può delegare a una circolare o a un cartello appeso in bacheca.

Nel frattempo, le sigarette continuano ad accendersi nei bagni delle scuole italiane. E la legge resta lì, scritta e ignorata.

Pubblicato il: 26 marzo 2026 alle ore 10:00