Sopra le due ore al giorno di compiti, i punteggi degli studenti in matematica tendono a scendere. È il risultato dell'indagine OCSE-PISA 2022, e cambia i termini del dibattito sui compiti estivi che riemerge in Italia a ogni fine anno scolastico.
La cornice ministeriale: la nota del 28 aprile 2025
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito è intervenuto con la nota prot. 2443 del 28 aprile 2025, dedicata all'assegnazione di verifiche e compiti a casa. Il documento, firmato dal ministro Valditara, raccomanda ai dirigenti scolastici di pianificare con cura le verifiche e i compiti, evitare consegne improvvisate sul registro elettronico in serata per l'indomani e coordinare il lavoro fra i docenti di classe.
La nota cita esplicitamente le giornate festive: chiede una migliore organizzazione del tempo da dedicare ai compiti pomeridiani, soprattutto in concomitanza con le pause didattiche. Non vieta l'assegnazione del lavoro per le vacanze, ma sposta la responsabilità sulla programmazione, chiedendo che il carico sia deciso in anticipo e graduato sull'effettivo bisogno della classe. È un orientamento già adottato in alcune scuole, come la decisione di una dirigente di abolire i compiti pasquali, dove la scelta è stata motivata con argomenti vicini a quelli del Ministero.
Il dato OCSE che inchioda il dibattito
Nel rapporto PISA 2022 l'OCSE ha analizzato il tempo di studio e i risultati in matematica in un'ottantina di Paesi. Il risultato è netto: i sistemi in cui la maggior parte degli studenti dedica fino a due ore al giorno ai compiti tendono a ottenere punteggi più alti, mentre quando la quota di chi supera le tre ore quotidiane diventa rilevante i punteggi medi scendono. La quantità di lavoro domestico, oltre una soglia, smette di produrre apprendimento e inizia a deprimerlo. L'OCSE aggiunge un secondo elemento: la qualità del tempo di studio conta almeno quanto la quantità.
L'Italia parte da una posizione estrema. Le rilevazioni internazionali collocano gli studenti italiani fra i primi in Europa per ore settimanali dedicate ai compiti a casa, con stime che variano in base all'ordine di scuola ma restano costantemente sopra la media OCSE. Le ricerche Censis sui quindicenni indicano valori attorno alle due ore di studio domestico al giorno, una soglia che si avvicina già al limite oltre il quale i dati PISA registrano il calo dei punteggi.
La distanza dai sistemi più performanti è significativa. Nei Paesi nordici e in diversi sistemi asiatici in cima alle classifiche PISA, il carico domestico è una frazione di quello italiano. Nazioni che nei test standardizzati superano l'Italia operano con un volume di compiti nettamente inferiore. Su queste basi, l'aggiunta di un carico estivo elevato rischia di operare sul lato sbagliato della curva OCSE.
Cosa cambia per docenti e famiglie
Tradotto in scelte operative, il dato OCSE indica una direzione. Se la quantità sopra le due ore al giorno non produce benefici e tende a ridurre i punteggi, l'estate è il momento meno utile per accumulare esercizi quantitativi e il più adatto per attività che cambiano registro: lettura libera, scrittura non valutata, esperienze sul territorio. Diversi istituti hanno sperimentato in questa direzione, integrando i compiti tradizionali con percorsi come quelli discussi al convegno nazionale ANDIS sull'educazione all'aperto, che spostano l'apprendimento fuori dall'aula.
Resta il nodo dell'esperienza diretta. La riduzione del tempo trascorso fuori dalla scuola, evidente anche nella contrazione delle gite scolastiche, lascia sempre più alle famiglie il peso di colmare l'esperienza diretta che la scuola non offre più. In questa cornice il volume del lavoro estivo conta meno della scelta di cosa assegnare.
Il prossimo banco di prova è settembre. Le scuole che hanno calibrato l'estate sul dato OCSE potranno verificare alla riapertura se la riduzione del carico ha inciso sulla tenuta dei livelli di apprendimento.