Quasi sette docenti su dieci dichiarano di aver vissuto burnout nel corso della propria carriera: il 69,32% tra chi ha meno di 14 anni di servizio, il 68,67% tra chi insegna da 15 a 27 anni, il 68,42% tra i veterani con oltre 28 anni in cattedra. La differenza tra il gruppo piu giovane e quello con più anzianità e di appena 0,9 punti percentuali. Questi i dati del sondaggio condotto tra il 30 aprile e il 4 maggio 2026 su 2.188 insegnanti. Un dato che non descrive un logorio progressivo, ma qualcosa di strutturale.
Un tasso quasi identico su tutta la carriera
La differenza di burnout tra il gruppo più giovane e quello con più esperienza e di appena 0,9 punti percentuali. Non e il divario che ci si aspetterebbe se il problema fosse il logoramento progressivo degli anni di lavoro. E invece il segnale di una condizione presente fin dall'inizio della carriera, che non peggiora con il tempo ma nemmeno migliora.
Il sondaggio ha coinvolto 339 docenti con meno di 14 anni di servizio, 766 con 15-27 anni e 1.083 con oltre 28. In tutti e tre i gruppi, circa due docenti su tre hanno vissuto almeno un episodio di burnout nel corso della propria carriera.
I dati sullo stress giornaliero mostrano però differenze significative: il 48,83% dei docenti con 15-27 anni di servizio considera il lavoro molto stressante, il 45,13% tra i più giovani (under 14 anni di servizio), ma solo il 34,53% tra i veterani con oltre 28 anni. La diminuzione tra i più esperti non indica un miglioramento reale: riflette in parte una selezione naturale, con chi non riesce a reggere i livelli di stress che ha già abbandonato la professione negli anni precedenti.
Solo il 14% si sente valorizzato: il nodo strutturale
I dati dell'indagine internazionale TALIS 2024 dell'OCSE inquadrano il burnout docenti in una dimensione più ampia. Solo il 14% degli insegnanti italiani ritiene che la propria professione sia apprezzata dalla società, contro una media OCSE del 22%: un divario di 8 punti percentuali che colloca l'Italia tra i Paesi in cui i docenti si sentono meno riconosciuti.
Il deficit di riconoscimento si traduce in numeri concreti: solo il 23% dei docenti italiani è soddisfatto dello stipendio, circa la metà della media internazionale. Appena il 6% sente di essere ascoltato dai decisori politici. L'Italia ha anche il corpo docente più anziano d'Europa: età media 48 anni, tre in più rispetto alla media OCSE, e solo il 3% ha meno di 30 anni. Con un ricambio generazionale cosi lento, il disagio strutturale tende a consolidarsi.
Questo spiega perchè il burnout colpisce con la stessa intensità all'inizio e alla fine della carriera: non è l'accumulo di anni di lavoro a logorare gli insegnanti, ma una condizione che si avverte fin dal primo giorno. Chi sceglie oggi di abilitarsi attraverso i percorsi di formazione iniziale riformati dal Milleproroghe o supera i concorsi PNRR 2 per infanzia e primaria entra in un sistema che produce esaurimento in modo uniforme e precoce.
L'uscita anticipata: una tutela per pochi
Il 93,65% dei partecipanti al sondaggio (2.049 su 2.188) vuole che l'insegnamento nella secondaria di primo e secondo grado sia riconosciuto come lavoro usurante. Oggi l'Ape Sociale, prorogata al 31 dicembre 2026, consente l'uscita anticipata a 63 anni e 5 mesi con 36 anni di contributi: ma questa possibilità è riservata ai soli docenti di infanzia e primaria (codice ISTAT 2.6.4). I colleghi della secondaria ne sono esclusi.
Con il burnout al 69% già nei primi 14 anni di carriera, e i posti vacanti all'85,7% nel concorso PNRR 2 per la primaria, escludere interi ordini scolastici dalla tutela pensionistica aggrava una carenza di personale già critica. Difficile attrarre nuovi docenti in una professione in cui, già dopo pochi anni, quasi sette su dieci mostrano segni di esaurimento, senza prospettiva di uscita anticipata.
Se il burnout è presente con la stessa intensità dal primo anno alla pensione, le politiche di tutela non possono limitarsi a una categoria o a proroghe annuali. Il sondaggio fotografa un disagio che non aspetta 28 anni per manifestarsi: si installa alla prima cattedra e resta.