La bozza delle Indicazioni nazionali per i licei è stata pubblicata sul sito del ministero dell'Istruzione e del Merito il 22 aprile 2026 e conta circa mille pagine, articolate su sette allegati, uno per ciascun indirizzo. La consultazione pubblica si è chiusa il 31 maggio e ora il testo torna alla commissione ministeriale presieduta da Loredana Perla per la stesura definitiva. Resta sul tavolo una domanda di fondo: una riforma di questa mole è compatibile con l'idea di autonomia scolastica scritta nel 1999?
Cosa contiene la bozza Valditara
Il documento copre nove discipline comuni e introduce materie caratterizzanti per ciascun percorso, dal classico al liceo delle scienze umane. Tra le novità più visibili spiccano la scomparsa della Geostoria, il ritorno di Storia e Geografia come discipline autonome al primo biennio, l'ingresso esplicito dell'intelligenza artificiale nel programma di matematica in attuazione della Legge 132/2025 e dell'AI Act europeo, e una sezione 'Perché studiare questa disciplina' anteposta a ogni materia, pensata per esplicitare il valore formativo dei saperi insegnati.
La discussione pubblica si è concentrata soprattutto sulla letteratura: lo studio della Divina Commedia viene concentrato fra terzo e quarto anno, mentre i Promessi sposi slittano al quarto. Il parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione è passato a maggioranza ridotta, 23 voti a favore e 8 contrari, mentre Flc Cgil e Uil Scuola hanno definito il testo irricevibile soprattutto sul piano del metodo della consultazione.
Il nodo è l'articolo 8 del DPR 275/1999
Il cuore della questione non sta nei singoli capitoli letterari ma nella natura stessa del documento. L'articolo 8 del Regolamento sull'autonomia scolastica, in vigore dal 1999, distingue con chiarezza i ruoli istituzionali: al ministero spetta la definizione degli obiettivi formativi essenziali, alle scuole la progettazione del piano degli studi, ai docenti la libertà di articolare i percorsi didattici dentro il piano triennale dell'offerta formativa. Una bozza di circa mille pagine distribuite su sette allegati di indirizzo, dopo ventisette anni di autonomia, suona come un'inversione di rotta rispetto a quel principio.
Il comunicato ufficiale del MIM sulla bozza delle Indicazioni presenta il documento come un 'ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo'. Ma l'ampiezza del testo, sommata al carattere prescrittivo della Premessa, ha riportato in superficie un sospetto antico: che il ministero stia ricomponendo, sotto la dicitura di Indicazioni, qualcosa che assomiglia molto agli ex Programmi nazionali. Il modello cui guarda il DPR 275/1999 sull'autonomia scolastica in Gazzetta Ufficiale è ben diverso: poche linee guida e ampia libertà progettuale per chi insegna ogni giorno.
Cosa cambia per docenti e scuole
L'entrata in vigore è prevista per l'anno scolastico 2027/2028, partendo dalle classi prime con progressione graduale. I docenti avranno quindi poco più di un anno per leggere, interpretare e tradurre nei piani di studio quasi un migliaio di pagine, mentre la commissione ministeriale ha riunito oltre cento esperti disciplinari coordinati da otto studiosi di area pedagogica. Per i collegi docenti significa rimettere mano al Ptof in tempi molto stretti, con scelte che pesano sull'organizzazione oraria e sull'assegnazione delle ore di approfondimento.
Sull'opposizione del mondo scolastico hanno pesato anche le mobilitazioni sindacali, con lo sciopero del 7 maggio dedicato a Invalsi e Indicazioni nazionali e il dibattito già acceso sul primo ciclo, raccontato nelle controversie sulle nuove Indicazioni per la scuola primaria. Lo scenario si intreccia con le sfide della scuola italiana tra economia ed educazione, che mettono pressione su risorse, qualità degli apprendimenti e ruolo dei docenti.
Il testo definitivo è atteso nei prossimi mesi e dirà se la riforma Valditara saprà tenere insieme obiettivi nazionali essenziali e libertà delle scuole. Oppure se la sua firma più visibile resterà il peso delle mille pagine, sproporzionato rispetto allo spazio che il Regolamento del 1999 lascia a chi sta in aula.