Il Campidoglio ha pubblicato il 16 luglio il nuovo bando per la ristorazione scolastica: 766 milioni di euro in quattro anni, 23,6 milioni di pasti all'anno, un costo per pasto fissato a 6,53 euro interamente a carico del Comune e non ribassabile in gara. Le famiglie romane con ISEE di 19.900 euro pagano invece un ticket di 2,60 euro a pasto, tra i più bassi tra i capoluoghi italiani secondo l'ultima indagine di Cittadinanzattiva.
Cosa prevede il bando: 15 lotti e stop alla plastica
Il capitolato è suddiviso in 15 lotti, uno per ciascun municipio, e riguarda asili nido, sezioni ponte, scuole dell'infanzia comunali e statali, primarie e secondarie di primo grado. Il servizio coprirà circa 816 istituti per un totale di 150 mila pasti al giorno, con avvio dall'anno scolastico 2027/2028. Le offerte devono essere presentate entro il 15 settembre.
Il nuovo capitolato elimina i cibi ultraprocessati, impone pasti cucinati direttamente nelle scuole e piatti riutilizzabili al posto della plastica. Vengono premiate le aziende che destinano il cibo non utilizzato a progetti sociali contro lo spreco alimentare. Sono privilegiati prodotti biologici, DOP, IGP, alimenti stagionali e pesce fresco, con applicazione estesa dei Criteri Ambientali Minimi (CAM). Il contratto attualmente in vigore, affidato nel 2022 a quindici imprese, scade il 31 luglio 2026.
€6,53 a pasto: come si confronta con il resto d'Italia
Il valore unitario di 6,53 euro fissato dal bando romano supera di circa il 50% la media nazionale rilevata da Cittadinanzattiva nella nona indagine sulle mense scolastiche: 4,30 euro per l'infanzia e 4,41 euro per la primaria. Nell'anno 2025/26 la spesa mensile media delle famiglie con reddito lordo di 44.200 euro e ISEE di 19.900 euro è stata di 87 euro per l'infanzia e 89 euro per la primaria, con incrementi del 2,1% e del 2,7% rispetto all'anno precedente.
Fa eccezione Parma, dove il ticket a carico delle famiglie tocca 7,80 euro a pasto per l'infanzia e 7,10 per la primaria, la cifra più alta d'Italia. Sul fronte opposto Cagliari resta la più economica con 2,10 euro. Roma continua invece a mantenere il ticket bloccato a 2,60 euro invariati per infanzia e primaria: la copertura pubblica per singolo pasto, con il nuovo capitolato, sale così a 3,93 euro. È l'unica tra le grandi città a non aver ritoccato la tariffa al rialzo nell'ultimo anno scolastico.
Cosa cambia per famiglie, aziende e lavoratori
La scelta di non ammettere ribassi sull'offerta economica sposta la competizione sulla qualità dei prodotti e sulla filiera. Sul fronte del personale il bando vieta il subappalto del servizio principale, introduce la clausola sociale per garantire la continuità occupazionale del personale già impiegato e impone l'applicazione del contratto collettivo nazionale di settore, con un voucher da 500 euro all'anno per gli addetti alla ristorazione.
Per le famiglie il ticket resta legato all'ISEE: le domande di agevolazione tariffaria per l'anno scolastico 2026/27 sono aperte dal 1° marzo, con scadenza al 30 settembre. Chi non presenta la domanda entro il termine paga la tariffa massima. Il tema mensa si somma agli altri interventi del Comune sulla scuola: pochi mesi fa il bando di Roma su educazione affettiva per quindici scuole aveva messo a disposizione 28mila euro per attività educative dedicate.
Sul divario territoriale, l'indagine 2026 di Cittadinanzattiva sulle mense scolastiche parla di differenze fino al triplo tra le città italiane, con l'Emilia Romagna in testa per spesa mensile: 116 euro per l'infanzia e 115 per la primaria. Il modello Roma, che scarica il grosso del costo sul bilancio comunale, si distingue tra le grandi metropoli anche in questa graduatoria.
Il capitolato del servizio di ristorazione scolastica di Roma Capitale resta consultabile online fino al passaggio al nuovo contratto. Il salto verso pasti senza plastica e senza cibi ultraprocessati partirà con l'anno scolastico 2027/2028.