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Bambino Gesù, mezzo secolo di lezioni e scuola per i piccoli pazienti

Il Bambino Gesù celebra 50 anni di scuola in corsia: oltre 70mila alunni dal 2000 e 65 esami di Stato sostenuti negli ultimi cinque anni.

La Scuola in ospedale del Bambino Gesù ha festeggiato il 4 giugno 2026 a Roma cinquant'anni di attività con un convegno celebrativo. Il servizio, avviato nell'anno scolastico 1975-76, garantisce continuità didattica ai bambini e ai ragazzi ricoverati nell'ospedale pediatrico della Santa Sede. Le lezioni si svolgono in gran parte al letto del paziente, con orari adattati ai tempi delle cure e alle condizioni cliniche dei singoli alunni.

Dal 2000 al 2025 il programma ha seguito oltre 70.000 alunni, dalla scuola primaria fino al quinto anno delle superiori. Solo nell'ultimo anno scolastico la scuola interna ha coinvolto più di 4.000 studenti, fra ricoverati nei reparti e pazienti in regime di day hospital. I docenti operano in raccordo con la scuola di provenienza di ogni bambino: il programma seguito durante la degenza viene riconosciuto al rientro in classe, evitando così che a un ricovero lungo si sommi anche la perdita dell'anno scolastico.

Il dato che distingue il modello del Bambino Gesù riguarda però la possibilità di sostenere prove di Stato ufficiali senza uscire dall'ospedale. Negli ultimi cinque anni 65 studenti hanno superato in corsia l'esame di terza media oppure conseguito il diploma di maturità. Nel ciclo che si chiude a giugno 2026 sono attesi sei nuovi candidati: cinque alla licenza media e uno alla maturità. È una cifra contenuta in termini assoluti ma significativa, perché certifica che la didattica in corsia produce non solo recupero, ma anche titoli ufficiali pienamente equivalenti a quelli conseguiti in classe.

Il servizio del pediatrico romano si inserisce nel quadro nazionale della scuola in ospedale, la rete che il Ministero dell'Istruzione e del Merito promuove per garantire il diritto allo studio dei minori in lunga degenza. Al Bambino Gesù l'attività copre l'intero arco dell'obbligo e prosegue fino al ciclo finale delle superiori, con docenti distaccati dagli istituti del territorio assegnati stabilmente ai reparti. La modulazione delle lezioni segue il calendario terapeutico più che quello scolastico: si insegna anche nelle ore meno canoniche e in piccoli gruppi che si formano sui letti vicini, secondo le condizioni del giorno.

Il presidente del Bambino Gesù, Tiziano Onesti, ha definito la scuola in corsia «parte integrante del percorso di cura», sottolineando che insegnanti ed educatori non si limitano a fare lezione: costruiscono per i piccoli pazienti un ambiente sicuro e un collegamento vivo con il mondo esterno. È su questa lettura, ribadita dal convegno romano, che si fonda l'estensione del servizio anche al day hospital, dove le ore di terapia non interrompono il calendario scolastico e i compagni di reparto diventano una piccola classe temporanea. Per il pediatrico della Santa Sede, dopo mezzo secolo, la scuola resta uno dei reparti meno visibili e più frequentati dell'edificio: un servizio che non guarisce ma che, secondo l'ospedale, completa la cura riducendo l'isolamento dei pazienti minorenni e tenendo aperta la porta al rientro nella vita quotidiana.

Pubblicato il: 4 giugno 2026 alle ore 12:19