Solo 4.457 scuole italiane hanno impianti di climatizzazione o ventilazione: il 7,42% del patrimonio scolastico nazionale. Mentre il dibattito sulle aule a 30 gradi torna ogni estate, i dati dell'Osservatorio Civico di Cittadinanzattiva mostrano un divario regionale di quasi cinque volte tra la Regione capofila e quelle in fondo alla classifica.
I numeri della legge che si applica solo sulla carta
La scuola è equiparata a un luogo di lavoro. Gli articoli 28 e 29 del Decreto legislativo 81/2008 - Testo Unico sulla sicurezza obbligano il datore di lavoro a valutare tutti i rischi, microclima compreso, e ad aggiornare il Documento di valutazione quando cambiano le condizioni di esposizione. Il DPR 74/2013 aggiunge l'obbligo di condizioni compatibili con salute, sicurezza e apprendimento.
I numeri raccontano altro. Gli istituti dotati di impianti sono 4.457 secondo l'aggiornamento ministeriale all'anno scolastico 2024-2025. Rispetto alla rilevazione precedente l'incremento è di circa 490 sedi: una crescita marginale rispetto a un parco edilizio costruito in larga parte tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando i 35 gradi a giugno erano un'eccezione. Durante la maturità 2026 oltre 9 scuole su 10 non hanno alcun sistema per mitigare le temperature. La stessa norma che tutela impiegati pubblici e dipendenti privati, per docenti e studenti vale a metà.
Il divario di quasi cinque volte tra Marche e Lombardia
Il dato medio del 7,42% nasconde il vero problema. Le Marche guidano la classifica con il 30,23% di edifici dotati di impianti, frutto di una scelta politica regionale che durante la pandemia ha indirizzato fondi straordinari sulla qualità dell'aria. Seguono Sardegna al 16,52%, Veneto all'11,03% ed Emilia-Romagna al 9,5%.
All'estremo opposto, Lombardia al 6,4%, Calabria e Liguria al 6,6% restano sotto la già bassa media nazionale. La Regione italiana con il Pil più alto ha un tasso di climatizzazione delle aule quasi cinque volte inferiore alle Marche. Il caso marchigiano dimostra che non è una questione di vetustà: scuole costruite tra gli anni Sessanta e Ottanta esistono in ogni Regione. È una questione di priorità con cui sono stati allocati i fondi Covid prima e PNRR poi.
A giugno 2026, secondo l'analisi della Fondazione Agnelli, meno della metà delle risorse della Missione 4 del PNRR risulta effettivamente spesa nel comparto Istruzione. Nel Sud i progetti conclusi oscillano tra il 21% e il 28%. In Sicilia 705 scuole non sono attrezzate né per il freddo né per il caldo. La cronaca degli ultimi mesi mostra come le tensioni nelle aule italiane si intreccino con questo deficit strutturale, come nel caso dell'intervento dei carabinieri a Treviso dopo 70 chiamate d'emergenza da una scuola.
Quanto costa adeguare le aule e quanto rende
Il Coordinamento Nazionale Docenti per i Diritti Umani ha stimato in 3,7 miliardi di euro la spesa per estendere gli interventi a tutto il patrimonio scolastico. La cifra include condizionatori, adeguamento delle reti elettriche, schermature solari, fotovoltaico e sistemi di monitoraggio dell'aria. Una stima più granulare del think tank Tortuga colloca il costo tra 5.000 e 8.000 euro per singola aula.
Il ritorno è quantificabile. Secondo i modelli economici di Tortuga, ogni grado di temperatura gestito in classe vale 195 euro di reddito futuro per studente. Con 21 ragazzi in media per aula e impianti che durano 15-20 anni, l'investimento si ripaga. Più immediato l'effetto su voti ed esami: con temperature sopra i 30 gradi i risultati scolastici crollano del 20%. Harvard e UCLA hanno calcolato che bastano 1,8 gradi in più per ridurre la performance dell'1%. Gli studenti italiani esposti a più di venti giorni di afa l'anno sono già 2,7 milioni.
Il tema si intreccia con le altre questioni aperte nella politica scolastica, dalle proposte sul reclutamento e l'elenco nazionale degli idonei alle mobilitazioni della categoria sintetizzate dallo sciopero nazionale del 7 maggio sulle prove Invalsi e le Indicazioni Nazionali. Senza un piano vincolante con scadenze chiare per Regioni ed enti locali, l'edilizia scolastica italiana resta ferma al clima del Novecento. La prossima rilevazione del Ministero, attesa a fine 2026, dirà se il ritmo di 490 sedi adeguate all'anno è il nuovo standard o se qualcosa si muove.