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Alunni plusdotati: tanti, invisibili e a rischio abbandono

In Italia il 5% degli studenti è plusdotato ma 1 su 5 abbandona. Il DDL n. 180 approvato dal Senato attende ora il sì della Camera.

In Italia gli alunni ad alto potenziale cognitivo sono circa il 5% della popolazione scolastica: oltre 350.000 ragazzi sui 7.073.587 studenti iscritti nell'anno scolastico 2024/2025. Eppure uno su cinque abbandona la scuola prima del diploma, secondo i dati raccolti dal LabTalento dell'Università di Pavia. In media i plusdotati sono uno per classe, ma restano in larga parte invisibili sia ai docenti sia alle statistiche.

Curiosi, precoci, spesso scambiati per problematici

Vocabolario ampio per l'età cronologica, lettura anticipata, interesse per concetti astratti che i coetanei faticano ad afferrare. Gli studenti gifted, classificati come tali a partire da un quoziente intellettivo di 120, si annoiano davanti alle attività ripetitive e cercano risposte fuori dagli schemi proposti dal libro di testo. Il loro profilo è però disarmonico: lo sviluppo cognitivo arriva in anticipo, quello emotivo e sociale spesso resta in ritardo, generando una distanza con i compagni che tende ad ampliarsi nel passaggio fra ordini di scuola.

In classe il riconoscimento è tutt'altro che immediato. Non basta una pagella piena di dieci, perché molti di questi ragazzi mascherano le proprie capacità pur di non sentirsi diversi. Altri reagiscono distraendosi, isolandosi, ribellandosi: comportamenti che senza una formazione mirata dei docenti vengono letti come problemi di disciplina o di disagio generico. Non sono nemmeno rari, nelle cronache scolastiche, episodi di forte tensione in aula come quello recente in una primaria di Carrara, che mostrano cosa può accadere quando un segnale non viene letto in tempo.

Dal silenzio della nota del 2019 al DDL approvato dal Senato

Il quadro normativo italiano si è mosso a piccoli passi. Con la nota n. 562 del 3 aprile 2019 il MIUR ha incluso gli alunni ad alto potenziale tra i bisogni educativi speciali, la stessa cornice che accoglie disturbi specifici dell'apprendimento e altre fragilità segnalate dalle famiglie, dalle difficoltà denunciate dai genitori degli alunni autistici in poi. Il riconoscimento, arrivato dopo le raccomandazioni rivolte ai Paesi membri dal Consiglio d'Europa già nel 1994, è rimasto però privo di strumenti operativi: niente Piano didattico personalizzato obbligatorio, niente formazione mirata per i docenti, niente referente dedicato nei singoli istituti.

Il vuoto lo prova a colmare il disegno di legge n. 180, approvato in prima lettura dal Senato il 7 ottobre 2025 e ora all'esame della Camera dei Deputati. Il testo prevede una delega al Governo, da esercitare entro dodici mesi dall'entrata in vigore, per definire le modalità di identificazione, istituire un referente per l'alto potenziale cognitivo in ogni scuola, attivare un piano triennale sperimentale di formazione dei docenti e integrare il tema nei percorsi universitari di area educativa e psicologica.

Il rischio drop-out scatta intorno ai 16 anni

I dati del LabTalento individuano nel passaggio dal biennio al triennio della scuola superiore il momento più critico per chi ha un quoziente sopra il 120. Intorno ai 16 anni circa uno studente plusdotato su cinque lascia la scuola: demotivato, frustrato da una didattica che non lo coinvolge, talvolta indirizzato verso traiettorie devianti che escono dal radar educativo. Spesso questi ragazzi finiscono per cercare stimoli fuori dai canali scolastici, senza un accompagnamento strutturato. È un costo individuale, perché riguarda biografie che non realizzano il proprio potenziale, ma anche collettivo, perché si somma alle altre forme di dispersione scolastica italiana.

La partita ora è alla Camera. Senza l'approvazione finale e senza i decreti attuativi, la nota del 2019 resta una dichiarazione di principio: i 350.000 plusdotati italiani continuano a dipendere dalla buona volontà del singolo docente. Le battaglie per un riconoscimento formale dentro la scuola pubblica passano del resto da molti binari, come ricorda anche la sentenza del Consiglio di Stato sul pieno punteggio del servizio di leva nei concorsi ATA 24/27.

Pubblicato il: 21 giugno 2026 alle ore 12:37