{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Aiello e Ogliastro agli studenti: il prezzo della legalità in Sicilia

Piera Aiello e Ogliastro raccontano ai liceali siciliani il prezzo della giustizia: scorta, falso nome e familiari uccisi dalla mafia.

Due donne, stesso nemico. Angela Ogliastro e Piera Aiello hanno portato la propria esperienza diretta con la mafia siciliana davanti agli studenti di tre licei catanesi, il 19 maggio 2026. Non una lezione astratta: il racconto in prima persona di chi ha perso un fratello, una cognata, la propria identità, e ha scelto comunque la giustizia.

Chi sono le due testimoni di giustizia

Angela Ogliastro è ispettore di Polizia di Stato. Fu tra le prime donne a entrare nella scorta di Giovanni Falcone. La mafia di Brancaccio le uccise il fratello Serafino, anche lui poliziotto, il 12 ottobre 1991: un omicidio con la lupara bianca, senza corpo e senza processo. Ogliastro ha continuato a lavorare per le istituzioni e oggi porta la propria storia nelle scuole.

Piera Aiello fu costretta a sposare un mafioso a vent'anni. Dopo la morte del marito, collaborò con la magistratura e cambiò identità per 27 anni. Sua cognata Rita Atria, anch'essa testimone chiave contro i clan della Valle del Belìce, si tolse la vita il 26 luglio 1992, sette giorni dopo la strage di via D'Amelio in cui morì il giudice Paolo Borsellino. Nel 2018 Aiello è tornata a Palermo con il suo vero nome ed è stata eletta in Parlamento: prima tra le testimoni di giustizia a sedere tra i banchi di Montecitorio.

Le due testimoni di giustizia vivono ancora oggi sotto scorta. Non è una nota biografica di contorno: è la condizione attuale di chi ha scelto di stare dalla parte della legge in determinate circostanze.

Il costo reale: 27 anni sotto falso nome

27 anni con un nome diverso, lontana dalla Sicilia, protetta dallo Stato: questa è la traduzione materiale della parola legalità per Aiello. La Legge 11 gennaio 2018, n. 6 ha riconosciuto formalmente la figura del testimone di giustizia, distinta dal collaboratore perché chi testimonia non ha mai fatto parte dell'organizzazione criminale. Ha visto, denunciato o subito. E paga un prezzo che non finisce con la deposizione in aula: continua come condizione ordinaria di vita.

All'incontro ha preso parte anche la giudice Laura Benanti, che ha condiviso dettagli inediti delle camere di consiglio nell'aula bunker di Bicocca durante i processi contro i clan Santapaola e Cappello. Un contributo che ha restituito la dimensione istituzionale del contrasto alla mafia catanese: oltre alle vittime dirette, anche chi ha operato dentro le istituzioni in condizioni di rischio. Agli studenti è stato possibile confrontarsi con tre livelli della stessa storia: la vittima, la parlamentare, la magistrata.

La settima lezione del bene comune

La partecipazione civica degli studenti assume forme diverse: protesta contro l'accorpamento degli istituti nel Lazio, battaglie per il riconoscimento degli strumenti compensativi sancito dal Consiglio di Stato e reazioni a episodi difficili come la pistola giocattolo in una scuola del Sondriese. Portare in aula chi ha pagato in prima persona il prezzo della legalità è una forma di formazione civica che nessun manuale sostituisce.

L'incontro ha chiuso la settima edizione della Scuola di formazione per il bene comune, promossa da Futurlab in partnership con l'Università di Catania e moderata da Antonio La Ferrara. Tra i relatori Monica Luca, presidente di Confindustria Catania Imprenditoria Femminile, e il borsista di ricerca Giuseppe Trovato. Hanno preso parte anche i docenti dell'ateneo catanese: Ida Nicotra, presidente della Scuola Superiore di Catania, il filosofo Matteo Negro e il costituzionalista Vincenzo Antonelli.

Giuseppe Cicala, direttore della Scuola, ha tracciato il bilancio del settimo anno: un percorso che ha affrontato i temi più urgenti per la società civile, con attenzione costante al mondo studentesco. Erano presenti gli alunni dei licei Principe Umberto e Galileo Galilei di Catania e del Benedetto Radice di Bronte. L'edizione 2025-2026 si è chiusa con una lezione che difficilmente si dimentica.

Sette edizioni, tre scuole, due biografie che uniscono il 1991 al 2026. La scorta che ancora accompagna Ogliastro e Aiello non è un dettaglio: dice che la scelta per la legalità, in certi contesti, non si esaurisce mai.

Pubblicato il: 20 maggio 2026 alle ore 08:05