Nel grasso bruno dei topi tenuti a 4 gradi per 24 ore, i livelli di una proteina mitocondriale ancora poco studiata aumentano di 90 volte. Si chiama Slc25a34 e integra in un unico trasportatore tre segnali che la biologia considerava separati: l'orologio biologico, la temperatura esterna e la dieta. Lo studio, firmato dal Centro per la ricerca metabolica di base dell'Università di Copenhagen, è uscito su Science il 1° ottobre 2026 (Karavaeva et al.).
Un gene con tre interruttori
Iuliia Karavaeva e Zach Gerhart-Hines hanno osservato il comportamento della proteina in topi geneticamente modificati e, nella parte finale del lavoro, anche in adipociti bruni umani. Il gene ha tre regolatori molecolari. Il primo è REV-ERBα, un ingranaggio dell'orologio circadiano che silenzia Slc25a34 durante il sonno e lo libera poco prima del risveglio, quando il corpo deve riprendere a bruciare carburante. Il secondo è il freddo, che toglie di colpo questo freno a qualsiasi ora, se serve calore in più. Il terzo è PPARα, acceso dai lipidi che arrivano dalla dieta o dalle riserve del tessuto stesso.
Il risultato più sorprendente è di scala. A temperature confortevoli, il grasso bruno contiene meno di questa proteina di quasi ogni altro organo. Dopo 24 ore a 4 gradi, lo stesso tessuto diventa il principale deposito corporeo della molecola, con un aumento di 90 volte. Questa doppia natura, continuità ritmica e risposta improvvisa, è la stessa che il tessuto adiposo bruno deve offrire ogni giorno: seguire un orario prevedibile e reagire alle emergenze. Il meccanismo molecolare, finora ignoto, è stato ricostruito in dettaglio e replicato anche su cellule umane in coltura.
Il contesto italiano e perché conta
La maggior parte delle terapie oggi disponibili contro obesità e diabete di tipo 2 agisce sulla fame o sulla gestione del glucosio. I farmaci analoghi del GLP-1, come semaglutide e tirzepatide, hanno portato risultati clinici rilevanti ma lavorano sul circuito dell'appetito, non direttamente sul tessuto che brucia energia per produrre calore. Un trasportatore come Slc25a34, controllato dal ritmo circadiano e dalla composizione dei pasti, apre una leva diversa: cambiare quando e come il corpo spende carburante, non solo quanto appetito prova.
La posta in gioco è alta in Italia. Secondo l'ultimo report ISTAT sui fattori di rischio per la salute, dati 2025, il 46,4% delle persone di 18 anni e più è in eccesso di peso: 34,8% in sovrappeso e 11,6% in condizione di obesità, pari a 5 milioni e 750mila adulti. In dieci anni la quota di obesi è salita dal 9,8% all'11,6%, con l'incremento più marcato tra le donne di 18-34 anni, dove l'obesità è cresciuta del 75% dal 2016. Al Sud, in Molise, Campania, Basilicata e Puglia, quasi un adulto su due è in sovrappeso o obeso.
Un bersaglio che collega sonno, dieta e temperatura al dispendio energetico diventa particolarmente attraente in una popolazione che ha spesso orari di sonno e pasti frammentati. La cronobiologia, dopo il Nobel per la medicina 2017 ai lavori di Hall, Rosbash e Young sui ritmi circadiani, è tornata al centro della farmacologia. Un filone che edunews24 ha seguito con lo studio sugli orologi biologici d'organo letti dal sangue e con la ricerca sull'interruttore molecolare dei muscoli che invecchiano.
Dalla scoperta ai farmaci, cosa manca
Il paper su Science porta il meccanismo a un livello di dettaglio raro per il settore, ma la strada verso una terapia è lunga. Il grasso bruno attivo negli adulti è relativamente poco, da 50 a 100 grammi, molto meno che nei neonati. Agire su questo trasportatore in modo utile richiede capire come toccarlo senza alterare gli altri circuiti mitocondriali. La proteina controlla la lipogenesi, l'ossidazione dei grassi e la biogenesi mitocondriale: tre funzioni che una terapia dovrebbe dosare con precisione.
Un passaggio pratico è già visibile. Il gene risponde alla dieta ad alto contenuto lipidico: quando e cosa si mangia modifica la finestra in cui il bersaglio è più accessibile. Questo tipo di dato alimenta la cronofarmacologia, la disciplina che studia come adattare l'orario di somministrazione dei farmaci al ritmo biologico del paziente. Nella pratica dei laboratori, tecniche di imaging più fini, come i sistemi di super-risoluzione in un solo scatto applicati ai microscopi già in uso, aiutano a seguire proteine come questa dentro i mitocondri su tempi compatibili con i cicli circadiani.
Il prossimo passo è verificare se farmaci mirati o interventi su dieta e temperatura possano modulare lo stesso bersaglio nell'uomo, in parallelo ai trial in corso sui GLP-1.