Un lampo radio solare di Tipo IV emesso nell'agosto 2025 ha continuato a propagarsi per 19 giorni consecutivi: quasi quattro volte il precedente record di cinque giorni. Lo studio di Vratislav Krupar e colleghi del NASA Goddard Space Flight Center, pubblicato il 14 maggio 2026, ha documentato un fenomeno che ribalta le categorie usate per classificare questi eventi, come raccontato nel blog ufficiale di NASA Science.
Un serbatoio di elettroni che ruota col Sole
I burst di Tipo IV emergono da serbatoi di elettroni intrappolati nei campi magnetici solari. In genere durano poche ore, al massimo qualche giorno: per questo i cinque giorni del record precedente erano già considerati eccezionali. Il burst di agosto 2025 ha funzionato diversamente: è diventato un serbatoio co-rotante, rimasto attivo mentre il Sole completava quasi tre quarti della propria rotazione su se stesso. Ogni missione coinvolta lo ha osservato per qualche giorno, man mano che la rotazione solare portava la sorgente nel campo visivo di ciascuna sonda, come un faro su una piattaforma rotante.
Per ricostruire l'evento i ricercatori hanno combinato dati di quattro missioni: STEREO (Solar Terrestrial Relations Observatory), Parker Solar Probe e Wind di NASA, più Solar Orbiter di ESA e NASA. Il Sistema Solare interno ha funzionato da rete di ascolto distribuita: sonde separate da milioni di chilometri hanno contribuito ciascuna una finestra di osservazione distinta, coprendo porzioni diverse del ciclo di rotazione solare. Senza questa copertura coordinata il fenomeno sarebbe passato inosservato, oppure interpretato come una sequenza di burst distinti anziché un unico evento continuo.
La nuova tecnica di localizzazione e il helmet streamer
Il risultato tecnico più rilevante è una nuova procedura di triangolazione basata sui dati STEREO. I ricercatori hanno individuato la sorgente del lampo radio solare in un helmet streamer, una struttura magnetica ad arco nell'alta atmosfera solare dalla caratteristica forma a V. Tre espulsioni di massa coronale (CME) consecutive nella stessa regione avrebbero alimentato il fenomeno, rifornendo il serbatoio di elettroni invece di lasciarlo decadere dopo il primo evento. Lo studio completo su The Astrophysical Journal Letters descrive il metodo di triangolazione in dettaglio.
Prima di questo studio i burst di Tipo IV erano associati principalmente a singoli eventi esplosivi, come un brillamento solare o una singola CME. La scoperta di un meccanismo co-rotante alimentato da CME multiple indica che certi burst possono persistere per ragioni strutturali, legate alla geometria magnetica locale piuttosto che all'energia di un singolo evento. I modelli di previsione del meteo spaziale dovranno incorporare la configurazione dei helmet streamer come variabile strutturale.
Le implicazioni per satelliti e previsioni
Le onde radio di un burst di Tipo IV non causano danni diretti. Ma lo stesso ambiente magnetico che le genera produce anche particelle energetiche solari che, raggiunte le orbite terrestri, possono disabilitare satelliti, perturbare i sistemi GPS e interferire con le comunicazioni radio. Il progetto italiano Solaris osserva il Sole in onde radio dall'Antartide per intercettare questi segnali con anticipo e migliorare la capacità di risposta alle tempeste geomagnetiche.
Il 19 gennaio 2026 il Centro NOAA di Previsione del Meteo Spaziale ha registrato una tempesta di radiazione solare di livello S4 (Severa), tra i valori più alti della scala NOAA a cinque livelli. Sapere in anticipo che un burst di Tipo IV a lunga durata origina da un helmet streamer alimentato da CME multiple consente di preparare misure cautelative per i satelliti in orbita con un margine di tempo maggiore. Anche l'influenza del Sole sull'attività sismica terrestre passa da variazioni nei campi magnetici e nelle emissioni di particelle: comprendere la struttura di questi eventi è il punto di partenza per valutare i rischi a cascata sull'infrastruttura tecnologica globale.
La cattura del neutrino più energetico mai registrato al largo della Sicilia ha mostrato come reti di rilevatori in posizioni estreme ridefiniscano le soglie del possibile. I 19 giorni di agosto 2025 fanno lo stesso: non solo un record da annotare, ma la prova che una categoria intera di eventi era stata sottostimata. Le prossime eruzioni coronali vicino a un helmet streamer saranno monitorate con strumenti e categorie nuove.