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Ricerca italiana al vertice sulla bufala: 82 contributi su 283 a Sorrento

L'Italia porta 82 contributi scientifici su 283 al World Buffalo Congress di Sorrento, il 28,5% del totale pur avendo lo 0,2% dei bufali mondiali.

Dal 28 al 30 ottobre 2026 Sorrento ospita il World Buffalo Congress, dopo vent'anni di assenza dall'Italia. I numeri degli abstract ricevuti dicono una cosa poco raccontata: la ricerca italiana sulla bufala è prima al mondo.

Degli 283 contributi scientifici arrivati da oltre venti Paesi, 82 sono italiani, pari al 28,5% del totale. Seguono India con 40 abstract e Pakistan con 32. L'Italia da sola porta più contributi dei due colossi asiatici messi insieme (72), pur avendo una popolazione bufalina incomparabilmente più piccola.

Il congresso che torna a Napoli dopo vent'anni

Il 14° World Buffalo Congress, pagina dell'Università Federico II è organizzato dall'Università di Napoli Federico II insieme al Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop e all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. L'edizione 2026 coincide con l'ottocentesimo anniversario dell'ateneo napoletano, fondato nel 1224 per volere di Federico II di Svevia e considerato la prima università pubblica statale della storia.

I lavori all'Hilton Sorrento Palace si articolano in 103 comunicazioni orali selezionate dalle 181 iniziali e 163 poster. La chiusura è affidata al ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida. Tre i filoni più rappresentati fra gli abstract: genetica con 50 contributi, riproduzione con 48, salute e benessere animale con 46. Oltre il 40% dei lavori riguarda innovazione, genetica e sostenibilità.

L'anomalia italiana: 28,5% della ricerca con lo 0,2% dei capi

Nel mondo si contano oltre 220 milioni di bufali, concentrati soprattutto in Asia. L'Italia ne alleva circa 430.000, meno dello 0,2% del totale globale. Lo scarto fra il peso zootecnico e il peso scientifico è vistoso: ogni bufalo italiano produce mediamente contributi di ricerca con una frequenza oltre mille volte superiore a quella di un bufalo indiano o pakistano.

Il dato stride con il quadro generale della ricerca accademica italiana, che vede il Paese penultimo nell'Unione europea per quota di laureati e con una produzione scientifica spesso frenata da investimenti sotto la media Ue. Sulla filiera bufalina, invece, i dipartimenti di medicina veterinaria, zootecnia e tecnologie alimentari delle università campane hanno costruito nei decenni una leadership che si misura in pubblicazioni, non in numero di capi.

Non è un fenomeno isolato. Anche nella fisica fondamentale l'Italia riesce a mettere a segno risultati di prima linea con risorse limitate, come dimostrano le ricadute italiane dell'annuncio del Nobel a Francis Halzen o la nuova sfida sulla gravità artificiale rilanciata quest'anno. Il paradosso bufalino rientra nello stesso schema: pochi capi, molti laboratori, una tradizione di scuola veterinaria che continua a produrre risultati.

Perché conta per la filiera (e per gli studenti)

Dietro i numeri c'è una filiera che vale 1,2 miliardi di euro al consumo e che nel 2025 ha prodotto 57.574 tonnellate di Mozzarella di Bufala Campana Dop, con 1.600 allevamenti certificati concentrati per il 75% in Campania. Un comparto cresciuto in trent'anni da 122.400 capi a 430.000, trainato da ricerca su genetica, riproduzione e sanità animale che oggi si trasferisce ai veterinari degli altri Paesi.

Per gli studenti di veterinaria, agraria e scienze alimentari il congresso è una vetrina concreta di sbocchi professionali: 283 abstract significano gruppi di ricerca attivi, borse di dottorato, collaborazioni con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e con il consorzio DOP. Significa anche che un dottorato in zootecnia bufalina a Portici o Napoli può avere un peso internazionale che molte altre specializzazioni accademiche italiane non raggiungono.

Il banco di prova sarà il 30 ottobre, quando il congresso chiuderà con l'annuncio delle linee guida comuni su benessere animale e sostenibilità. Se la leadership scientifica italiana si tradurrà in standard adottati dagli altri Paesi, il peso dei 430.000 capi italiani sarà molto più grande della loro percentuale sul totale mondiale.

Pubblicato il: 16 ottobre 2026 alle ore 13:54