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Morta Ada Yonath: dai ribosomi agli antibiotici che salvano vite oggi

Ada Yonath morta a 87 anni: prima donna in 45 anni a vincere il Nobel Chimica. La sua mappa del ribosoma guida la lotta all'antibiotico-resistenza.

Ada Yonath è morta a 87 anni. La chimica israeliana, Nobel per la Chimica nel 2009 con gli americani Venkatraman Ramakrishnan e Thomas Steitz, fu la prima donna a ricevere quel premio dopo 45 anni di silenzio. Un dato che pesa quanto il suo lascito scientifico e che oggi torna utile a leggere anche i numeri della sanità italiana.

I 45 anni di silenzio prima del suo Nobel

Prima di Yonath l'ultima donna a vincere il Nobel per la Chimica era stata Dorothy Crowfoot Hodgkin nel 1964. Tra le due, quasi mezzo secolo di vuoto. Nata a Gerusalemme nel 1939 e formata al Weizmann Institute of Science, la ricercatrice divenne così la quarta donna in 108 anni di premi, dopo Marie Curie (1911), Irène Joliot-Curie (1935) e Hodgkin. Come Hodgkin, anche lei arrivò al Nobel grazie alla cristallografia a raggi X.

Il suo Nobel ha funzionato da detonatore. Dal 2009 al 2022 altre quattro donne hanno vinto il premio per la Chimica: Frances Arnold (2018), Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna (2020, per CRISPR) e Carolyn Bertozzi (2022). Quattro premi femminili in 13 anni, contro i quattro dei 108 anni precedenti. La comunità scientifica la ricorda oggi con lo stesso rispetto riservato di recente ad altre figure femminili della ricerca italiana.

Dalla mappa del ribosoma agli antibiotici che servono oggi

Il premio arrivò per aver mappato il ribosoma, la fabbrica di proteine di ogni cellula. Yonath ottenne i primi cristalli di ribosoma nel 1980 dopo migliaia di tentativi, quando la maggior parte dei colleghi considerava l'impresa impossibile. Mise a punto la criobiocristallografia, il congelamento rapido dei campioni per proteggerli dal danno dei raggi X, tecnica poi adottata da laboratori di tutto il mondo. Nel 2000 il gruppo Weizmann arrivò alla struttura tridimensionale delle subunità ribosomiali batteriche.

Il punto pratico è nella motivazione ufficiale del comitato Nobel: i ribosomi sono un bersaglio primario per gli antibiotici. Bloccarli nei batteri significa impedirgli di produrre le proteine necessarie a sopravvivere. Le mappe atomiche prodotte dai tre premiati mostrano dove esattamente ogni molecola si aggancia al ribosoma, e sono lo strumento con cui i ricercatori progettano oggi nuove molecole capaci di aggirare i batteri resistenti. Il comunicato ufficiale del comitato Nobel Chimica 2009 lo dice esplicitamente: la ricerca dei tre premiati serve a sviluppare i futuri antibiotici.

Qui il dato colpisce l'Italia. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, nel Paese si registrano circa 12mila decessi l'anno per infezioni resistenti agli antibiotici, un terzo dei circa 35mila stimati in tutta l'Unione Europea. L'Italia è il Paese UE con più morti correlati all'antibiotico-resistenza, davanti a Francia, Spagna e Germania. La ricerca sui ribosomi non è più una curiosità accademica: è la fabbrica delle prossime molecole utili in reparto e in terapia intensiva. I dati epidemiologici sull'antibiotico-resistenza sono aggiornati periodicamente sul portale EpiCentro.

La ricercatrice del sincrotrone, 500 campioni al mese

La collaborazione più lunga fu con l'European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble, il supermicroscopio più potente al mondo. Il gruppo Weizmann portava fino a 500 campioni al mese ai fasci di raggi X della struttura francese. Dopo il Nobel, la ricercatrice ringraziò pubblicamente l'ESRF: l'aveva accolta anche quando gli esperimenti fallivano, permettendole di continuare a provare per anni.

Il suo era un lavoro paziente, lontano dagli eventi rumorosi che oggi conquistano titoli. La stessa pazienza serve alla ricerca applicata contro problemi che non fanno notizia ogni giorno, dalle infezioni resistenti agli scenari climatici che l'Italia dovrà affrontare.

Il valore civile della scoperta si misura anche in quei dodicimila morti evitabili, ogni anno, in Italia. Un Nobel di 17 anni fa che continua a lavorare negli ospedali e nei laboratori dove si disegnano gli antibiotici di domani.

Pubblicato il: 1 settembre 2026 alle ore 15:35