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Lo studio Rahmstorf anticipa di 50 anni il tipping point AMOC dell'IPCC

Lo studio Rahmstorf 2026 anticipa di 50 anni il collasso AMOC stimato dall'IPCC: la macchia fredda segnala una soglia critica a metà secolo.

La macchia fredda nell'Oceano Atlantico, l'unica regione del pianeta che dall'Ottocento ha perso circa un grado mentre il resto del mondo si scaldava, ha trovato il suo colpevole. Uno studio del Potsdam Institute pubblicato su Geophysical Research Letters il 15 giugno 2026 punta il dito sul rallentamento dell'AMOC, la corrente che porta calore dai tropici al Nord Atlantico. Il dato che fa più rumore non è la conferma del meccanismo, ma il calendario: la soglia critica potrebbe arrivare cinquant'anni prima delle stime ufficiali.

La firma profonda di una corrente che rallenta

Stefan Rahmstorf e il suo gruppo hanno incrociato i dati di rianalisi atmosferica ERA5 dal 1955 al 2022 con le serie satellitari dal 1993. Il raffreddamento dell'area a sud di Groenlandia e Islanda non viene dall'alto, dai flussi di calore in superficie, ma dal basso, dal minor calore trasportato dall'AMOC.

Il segnale termico raggiunge oltre mille metri di profondità. È una scala troppo grande per dipendere da effetti atmosferici locali e troppo profonda per essere mascherata dal riscaldamento globale di superficie. La perdita di calore superficiale è anzi diminuita dal 1993, dato che a contrario rafforza l'origine oceanica del raffreddamento.

L'indebolimento della corrente è iniziato negli anni Trenta del Novecento, ben prima che l'AMOC venisse misurata direttamente: i sensori dedicati operano solo dal 2004. Gli abissi atlantici restano un ambiente con ampie zone grigie nelle osservazioni dirette, come ha mostrato anche il primo avvistamento di un cucciolo di calamaro colossale negli abissi dell'Atlantico.

Il gap con le proiezioni IPCC

È qui che lo studio diventa scomodo. L'IPCC nel Sixth Assessment Report del 2021 ha dichiarato 'fiducia media' sul fatto che il declino dell'AMOC non comporterà un collasso brusco prima del 2100. La stessa pagella ammette 'bassa fiducia' nelle stime quantitative.

Le simulazioni climatiche CMIP6 rianalizzate da Rahmstorf raccontano una storia diversa: in un sottoinsieme sostanziale degli scenari il superamento della soglia critica arriva intorno alla metà di questo secolo. Cinquant'anni prima del paletto che l'IPCC aveva considerato prudenziale, e oltre cui il sistema diventa difficile da invertire con tempi di recupero di scala millenaria.

I numeri delle proiezioni ufficiali parlano di un indebolimento del 24 per cento entro il 2100 in scenario a basse emissioni (intervallo 4-46 per cento) e del 39 per cento in scenario ad alte emissioni (intervallo 17-55 per cento). Sono cifre che presuppongono un declino graduale. Il nuovo lavoro suggerisce invece che il sistema potrebbe smettere di comportarsi in modo lineare già a partire dal 2050. Il capitolo 9 del Sixth Assessment Report IPCC resta il riferimento per le stime, ma andrà aggiornato.

Cosa cambia per l'Europa

Se la corrente si fermasse, l'Europa nordoccidentale perderebbe diversi gradi di temperatura media. Inverni più rigidi nel Regno Unito, in Scandinavia e nel Nord della Francia, regimi di precipitazione alterati nel Sahel, livello del mare in aumento sulle coste atlantiche degli Stati Uniti, effetti a catena sui monsoni africani e indiani. Anche le rotte di pesca del Nord Atlantico risentirebbero dello spostamento delle isoterme.

L'allerta non riguarda il blocco totale, ancora considerato improbabile entro il 2050 anche dagli stessi autori dello studio. Riguarda il passaggio della soglia oltre cui il sistema entra in una fase non lineare. La conseguenza pratica è spostare l'attenzione dalle medie globali alle anomalie regionali profonde: i bilanci climatici nazionali sono ancora costruiti sui numeri IPCC, non sulle accelerazioni emergenti. Gli oceani vanno guardati con strumenti dedicati come quelli che hanno permesso di catturare un neutrino record con un telescopio sottomarino al largo della Sicilia, se vogliamo intercettarli prima che cambino in modo irreversibile.

Nei prossimi dieci anni le misure dirette dell'AMOC permetteranno di confermare o smentire l'accelerazione. La storia recente della scienza insegna che i sistemi naturali possono sorprendere: di recente nuove galassie ultra-diffuse identificate dall'INAF hanno costretto a riscrivere parte dei modelli cosmologici. Negli oceani la posta in gioco è più immediata.

Pubblicato il: 15 giugno 2026 alle ore 08:32