{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

L'italiano che al MIT ha inventato il data center senza acqua

La startup del MIT co-fondata dall'italiano Matteo Bucci elimina l'acqua dal raffreddamento dei data center e taglia i consumi elettrici del 15%.

Un data center da 100 megawatt beve 2 milioni di litri di acqua al giorno, quanto seimilacinquecento famiglie. Ferveret, la startup fondata al MIT dall'italiano Matteo Bucci, promette di portarli a zero e di aumentare del 35% i token generati dai modelli AI con la stessa bolletta elettrica.

Bolle microscopiche invece di ventole: come funziona Adaptive Phase Cooling

Il sistema di Ferveret immerge i server in un liquido dielettrico a basso punto di ebollizione, senza PFAS, le sostanze forever chemicals appena classificate come tossiche per la riproduzione. La differenza con gli altri sistemi di immersion cooling sta nella dimensione delle bolle: più piccole, si staccano più spesso dalla superficie del chip e si ricondensano rapidamente nel liquido circostante. Il fenomeno, chiamato subcooled boiling, arriva dagli studi sui reattori nucleari, il campo in cui i fondatori Reza Azizian e Matteo Bucci hanno lavorato per anni al dipartimento di Nuclear Science and Engineering del MIT. Uno studio congiunto con il Samueli Computer Science Department di UCLA misura il 15% in più di efficienza computazionale rispetto ai migliori sistemi liquid cooling in commercio. Aggiungendo il sistema di controllo dell'alimentazione sviluppato dalla stessa startup, i data center estraggono il 35% di token in più dai modelli AI con lo stesso wattaggio, come riporta l'annuncio del MIT sulla tecnologia Adaptive Phase Cooling. Ferveret, nata nel 2021 come spin-off del dipartimento, testa la tecnologia con CleanSpark, FuriosaAI e Switch, uno dei maggiori operatori data center americani. I rack sono modulari e retrofittabili: nessun rifacimento dell'infrastruttura, si sostituiscono le vecchie ventole.

Il rubinetto dei data center: da 560 miliardi a 1.200 miliardi di litri entro il 2030

Il timing conta perché il consumo idrico globale sta esplodendo. Il rapporto Energy and AI dell'Agenzia Internazionale dell'Energia calcola 560 miliardi di litri di acqua consumati dai data center nel 2023, di cui 140 miliardi diretti al raffreddamento e 373 miliardi indiretti dalla produzione di elettricità. La proiezione al 2030 è di 1.200 miliardi di litri, l'equivalente del consumo annuale di oltre quattro milioni di famiglie americane, secondo il rapporto IEA su energia e intelligenza artificiale. Google, che pubblica il dato con trasparenza rara, ha dichiarato 8,1 miliardi di galloni consumati dai suoi data center nel 2024, con un aumento dell'8% annuo: un solo impianto a Council Bluffs, in Iowa, ha bevuto un miliardo di galloni in dodici mesi. La corsa a soluzioni alternative è già partita: c'è chi produce acqua potabile catturandola dall'aria con un tessuto e chi taglia il 75% del consumo energetico sostituendo l'acqua calda con gli ultrasuoni. L'immersion cooling zero-acqua è la scommessa più concreta per gli impianti dedicati all'AI: oggi il raffreddamento assorbe circa il 38% del consumo elettrico totale di un data center.

Italia in prima linea: 25,4 miliardi di investimenti e il divieto dell'acquedotto in Lombardia

Il tema è italiano prima ancora che americano. Nel triennio 2026-2028 le aziende hanno annunciato ottantatré nuovi progetti di data center sul territorio nazionale per un valore potenziale di 25,4 miliardi di euro. Il 70% è concentrato in Lombardia, dove le richieste di connessione alla rete Terna sono passate da cinque nel 2019 a quattrocentocinquanta a marzo 2026. Nel giugno 2026 la Regione Lombardia ha approvato una legge che vieta l'estrazione di acqua dall'acquedotto per il raffreddamento, impone fonti rinnovabili, incentiva il recupero del calore di scarto e alza gli oneri fino al 200% nelle aree protette. Schneider Electric ha annunciato che l'Italia diventerà il suo centro europeo di competenza per il liquid cooling, tecnologia che secondo la stessa azienda sarà alla base del 60-70% dei nuovi data center dedicati all'AI costruiti da qui al 2030. La finestra normativa aperta a Milano rende Ferveret e le altre soluzioni a immersione una scelta forzata più che un'opzione ecologica.

Il costo di conversione degli impianti esistenti resta ignoto, ma i test di Ferveret con Switch fissano un benchmark preciso per gli operatori italiani che stanno scegliendo la tecnologia adesso: 35% di calcolo in più con la stessa bolletta elettrica, zero litri di acqua.

Pubblicato il: 13 luglio 2026 alle ore 14:48