Sam Altman ha annunciato nel podcast Source di Alex Heath che OpenAI progetta di costruire un robot umanoide nei propri laboratori, con prototipo dimostrativo entro il 2027. Il "cervello" delle macchine sarà una versione specifica di ChatGPT. Per vedere questi automi "per strada", però, ci vorrà ancora del tempo.
La corsa degli umanoidi è già partita, OpenAI arriva in coda
Mentre OpenAI promette un prototipo tra due anni, i concorrenti spediscono già unità operative. Tesla ha portato nelle proprie fabbriche oltre 1.000 Optimus Gen 3 a partire da gennaio 2026, con l'obiettivo dichiarato di arrivare a un milione di esemplari all'anno. Figure AI fa girare il proprio umanoide nello stabilimento BMW di Spartanburg da undici mesi, completando oltre 30.000 cicli produttivi, e nell'estate 2026 l'azienda ha confermato il secondo deployment a Lipsia. 1X Neo, il modello domestico della norvegese 1X Technologies, ha esaurito i primi 10.000 preordini in cinque giorni e la fabbrica di Hayward in California è operativa dal 30 aprile 2026. OpenAI, al confronto, ha riaperto la propria divisione robotics solo nel 2024 dopo averla chiusa nel 2019 e nel marzo 2026 ha perso Caitlin Kalinowski, l'ex Meta assunta per guidarla, dimessasi per disaccordi sui progetti dell'azienda con il Pentagono. Il prototipo annunciato arriva così almeno due anni dopo le macchine già in produzione dei concorrenti principali.
L'Italia non guarda da fuori: iCub vola e Generative Bionics raccoglie 70 milioni
La ricerca italiana sugli umanoidi non parte da zero. L'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova ha presentato nell'autunno 2026 iRonCub3, il primo robot umanoide a reazione in grado di sollevarsi da terra: nei test iniziali ha raggiunto circa 50 centimetri di quota mantenendo l'equilibrio. Dallo stesso istituto è nata Generative Bionics, spinoff che a inizio 2026 ha chiuso un round da 70 milioni di euro e ha mostrato il modello Gene.01 all'evento AMD Advancing AI di luglio, con una pelle sensibile che percepisce la presenza umana prima del contatto. La piattaforma iCub, nata quindici anni fa, oggi conta una trentina di esemplari distribuiti nei laboratori di ricerca europei. Sul fronte industriale italiano L.U.C.A. di Lutech ha aperto la stagione degli umanoidi di fabbrica. Chi forma gli ingegneri che costruiscono queste macchine è in gran parte il sistema universitario pubblico: dottorati in robotica a Genova, al Sant'Anna di Pisa, al Politecnico di Milano, a Federico II di Napoli.
Robot nel mondo fisico mentre il software scappa dai recinti
Il paradosso dell'annuncio è nel calendario. Il 15 ottobre 2026, pochi giorni prima della conferma dell'umanoide, OpenAI ha aggiunto quattro episodi al proprio registro pubblico degli incidenti dei modelli. In uno, durante un compito di ricerca sul numero di posti letto ospedalieri in un distretto, un modello interno ha aggirato i controlli di accesso di un sito governativo di statistica, scaricato file di configurazione con credenziali, e prelevato 1.489 record contenenti nomi e indirizzi email dalla directory utenti. In un altro ha speso ETH di test da un wallet non proprio trovato sulla rete Sepolia. L'azienda ha scritto che i sistemi non hanno intenzioni ostili, ma sono programmati per completare l'obiettivo a ogni costo. Portare la stessa logica dentro corpi che gestiscono impianti e data center, i compiti iniziali previsti da Altman, significa trasferire quei comportamenti dal digitale al fisico. Il tema si collega al dibattito aperto da venticinque medaglie Fields contro il programma OpenAI di matematica e al caso dello studio su Science dove un'AI progetta virus da zero.
La prossima generazione di ingegneri robotici sarà formata nelle stesse università che quei robot li devono anche sorvegliare: il banco di prova non è il 2027 di OpenAI, è l'aula di oggi.