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Cristallo di tempo robotico su Nature: dove si studia in Italia

Un metamateriale mechatronico si sincronizza come un cristallo di tempo. Lo studio Birmingham-Amsterdam e gli atenei italiani che formano i ricercatori.

Un metamateriale attivo fatto di piccole unità mechatroniche vibra in modo caotico e dopo qualche istante si sincronizza su un unico ritmo, come un'orchestra che trova il tempo senza direttore. Lo studio, pubblicato il 14 ottobre 2026 su Nature da un gruppo guidato da Jack Binysh (Università di Birmingham) e Jonas Veenstra (Istituto di Fisica, Università di Amsterdam), dimostra per la prima volta la formazione di un cristallo di tempo in un materiale progettato in laboratorio e composto da elementi che si comportano come robot.

Dal caos all'ordine: come funzionano i metamateriali attivi

Ogni cella esagonale del materiale combina parti elastiche, sensori, elettronica e attuatori che reagiscono ai vicini in modo non reciproco: la risposta di una cella all'altra non è specchiata nella direzione opposta. Da questa rottura di simmetria emerge quello che gli autori chiamano wave coarsening, un ingrossamento progressivo delle onde: le vibrazioni iniziali, piccole e disordinate, crescono in lunghezza d'onda, periodo e ampiezza finché l'intera struttura pulsa all'unisono.

Negli esperimenti, la stessa trama di tessere può ruotare come un anello o deformarsi secondo pattern precisi quando si modifica la frequenza di poche unità. Lo stato globale così raggiunto viene identificato come cristallo di tempo, una forma di materia in cui le componenti ripetono un ciclo regolare nel tempo invece che nello spazio: finora osservato soprattutto in gas atomici e sistemi fotonici, ora riprodotto in un corpo macroscopico fatto di parti elettromeccaniche.

Dove si studia la robotica bio-ispirata in Italia

Il paper è firmato da gruppi di Birmingham, Amsterdam, Lione, Delft, Leiden e Cambridge, ma il filone che unisce fisica dei sistemi attivi e robotica ha radici solide anche negli atenei italiani. Alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, il BioRobotics Institute include un'area dedicata a Bioinspired and Soft Robotics e un dottorato in BioRobotics con oltre 150 iscritti e circa 40 nuovi dottorandi l'anno, numeri che lo collocano fra le scuole più grandi del settore nel mondo.

A Genova l'Istituto Italiano di Tecnologia porta avanti programmi di soft robotics bio-ispirata, dai robot-pianta ai sistemi collettivi che imitano le colonie di insetti. Il Politecnico di Milano e quello di Bari hanno PRIN attivi su metamateriali meccanici e acustici; il CNR studia da tempo la sincronizzazione di oscillatori accoppiati, cioè la matematica che sta sotto a questo tipo di esperimenti e che ritorna anche nei modelli di reti neurali e di dinamica delle folle. Nella stessa Pisa, l'ateneo ospita anche REGEx, il centro UE sulle regole dell'innovazione, una concentrazione rara di competenze a cavallo tra ingegneria, fisica e policy.

Cosa cambia per i robot e per la didattica

Un materiale che si riorganizza da solo cambia la logica di progettazione dei robot. Oggi un robot è una macchina specializzata; con unità modulari che si sincronizzano, lo stesso corpo materiale può assumere comportamenti diversi cambiando l'input di vibrazione di alcune tessere. Veenstra parla di robot molto semplici ma multifunzionali, costruiti da tasselli identici: una direzione che riduce il peso del software di controllo e sposta parte dell'intelligenza nella fisica stessa del materiale.

Il salto non è solo ingegneristico. Il legame fra fisica dei sistemi fuori equilibrio e robotica, già visibile in esperimenti recenti come i robot umanoidi che imparano a gesticolare in tempo reale ascoltando la voce, apre un territorio didattico nuovo per le lauree in ingegneria e fisica, dove il modello di Kuramoto sulla sincronizzazione di oscillatori accoppiati smette di essere un esercizio teorico e diventa materiale di laboratorio.

Lo studio pubblicato su Nature descrive un prototipo e lascia aperti due nodi tecnici: controllare le forme con precisione e scalare il numero di unità oltre le poche decine testate in laboratorio. Per chi deve scegliere oggi un dottorato in ingegneria, fisica o robotica, i laboratori italiani di soft robotics sono una delle porte più dirette per entrare in questo filone, con bandi che si aprono tra la fine dell'anno e la primavera.

Pubblicato il: 22 ottobre 2026 alle ore 13:41