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Omnii-1 ridisegna il fago T7: cosa dicono i numeri del primo caso clinico

Radical Numerics ha somministrato fagi disegnati dal modello Omnii-1 a un paziente con E. coli resistente. I numeri del salto e il peso dell'Italia.

Martedì 20 ottobre Radical Numerics ha dichiarato di aver somministrato a un paziente fagi T7 ridisegnati dal modello Omnii-1 contro un ceppo di Escherichia coli resistente agli antibiotici e a tutti i fagi disponibili. È il primo uso clinico al mondo di un virus progettato dall'IA, autorizzato come uso compassionevole dalla FDA; il rapporto tecnico non è stato sottoposto a peer review e l'esito del trattamento non è stato comunicato.

Cosa è stato somministrato e con quale percorso

Il fago T7 è un virus che infetta solo E. coli: un guscio proteico sferico, sei protrusioni simili a zampe con cui aggancia la superficie del batterio, poi l'iniezione del DNA. Omnii-1 ha riscritto quelle zampe intervenendo sulla fibra della coda (proteina gp17, che lega i recettori batterici) senza alterare il resto del genoma del fago, che conta circa 40 kilobase, oltre sette volte le 5,4 kilobase del ΦX174 usato nel 2025 con il modello Evo. Prima della somministrazione, il cocktail di fagi ha ucciso in laboratorio i batteri prelevati dal paziente; l'autorizzazione è passata per l'uso compassionevole, la via che permette a un medico di chiedere un trattamento sperimentale per un malato grave senza alternative. L'azienda non ha diffuso data del trattamento, decorso clinico, né identità del paziente e dei medici, riservandosi di pubblicare i risultati scientifici con peer review.

Il salto rispetto a Evo 2: dal 5,6% al 69,9%

Nel 2025 Evo 2, il modello dell'Arc Institute, aveva generato 700.000 genomi virali: ne sono stati sintetizzati 285 e inseriti in batteri, 16 hanno prodotto virus vitali, cioè il 5,6% del campione testato. Omnii-1 cambia scala. Nel ciclo di progettazione descritto nel rapporto, con 11-15 modifiche amminoacidiche rispetto alla sequenza naturale della fibra della coda del T7, è stato recuperato il 69,9% delle varianti disegnate dal modello, contro il 4,8% dei controlli casuali; il vantaggio resta positivo in gruppi da 1 a 30 modifiche. Delle varianti recuperate, 6.694 avevano un'attività misurabile e 2.161 hanno superato il fago naturale, in alcuni casi con fino a 28 modifiche; i controlli casuali capaci di superare il fago naturale si sono fermati a cinque. Il modello non guarda al DNA come stringa isolata: tiene conto della sequenza su entrambi i lati della regione da progettare, in modo da preservare il resto del genoma. Il metodo somiglia a quello di altre tecniche di biologia di frontiera, come l'osservazione delle cellule vive del pesce antartico: la novità non è il bersaglio ma la risoluzione con cui lo si manipola.

Perché la ricerca italiana ne beneficerebbe più di altri Paesi

L'Italia ha il record europeo di morti correlate all'antibiotico-resistenza. Secondo i dati dell'ECDC, nell'Unione europea e nei Paesi SEE si contano oltre 35.000 decessi l'anno riconducibili a batteri resistenti (stima ECDC sui 35.000 decessi annui in UE/SEE); le stime italiane dell'Istituto superiore di sanità e della letteratura collocano tra 10.000 e 12.000 i decessi che si verificano ogni anno nel nostro Paese, circa un terzo del totale UE/SEE, con tassi di resistenza fra i più alti del continente (rapporto AR-ISS 2024 sulla sorveglianza nazionale dell'antibiotico-resistenza). Sul fronte globale, il Lancet stima 4,7 milioni di morti associate alla resistenza nel 2021 e circa 39 milioni di decessi fra il 2025 e il 2050. Un precedente italiano di terapia fagica esiste già: l'ospedale Sacco di Milano, con l'Università di Pisa e la Mayo Clinic, ha trattato in uso compassionevole un paziente con infezione da Pseudomonas aeruginosa, ma con fagi naturali, non disegnati da un modello. L'intelligenza artificiale promette di accorciare il passaggio più lento dell'attuale percorso: la selezione dei fagi fra le collezioni esistenti o la loro ingegnerizzazione classica, settimane o mesi che, per infezioni gravi, possono essere letali. Resta però una condizione poco citata: senza università di ricerca attrezzate e capitale umano STEM, il trasferimento al letto del paziente non parte, e sulle due variabili l'Italia resta indietro nei confronti europei, come racconta il caso del nuovo calcolatore Volta B1 di Como e del gap italiano sui laureati.

Il rapporto di Radical Numerics non ha dati clinici pubblici, non ha peer review e si fonda su un solo paziente. Ma se la quota di varianti vitali vista sulla fibra della coda regge anche sul resto del genoma e su altre specie batteriche, la differenza fra avere o non avere fagi su misura in Italia diventa una questione di comitati etici, farmacia ospedaliera e tempi di autorizzazione, non più di scienza di frontiera.

Pubblicato il: 22 ottobre 2026 alle ore 13:46