Nel genoma umano circa metà del Dna non codifica funzioni proprie: è materiale parassita che il sistema di silenziamento tiene sotto controllo da oltre due miliardi di anni. Uno studio del Centro di Regolazione Genomica di Barcellona pubblicato su Nature Genetics ha mappato per la prima volta la cromatina di dodici specie molto distanti tra loro e trovato una regola inattesa: le istruzioni per accendere i geni sono universali, quelle per spegnerli cambiano di ramo in ramo dell'albero della vita.
Un atlante della cromatina esteso ai rami dimenticati
Il lavoro, coordinato da Arnau Sebé-Pedrós del CRG (BIST) con Cristina Navarrete come co-first author, è il confronto più ampio mai realizzato sulla regolazione del genoma degli eucarioti. I ricercatori hanno profilato dodici modificazioni istoniche in dodici specie filogeneticamente distanti: le amebe Acanthamoeba castellanii, Dictyostelium discoideum e Naegleria gruberi, l'alga Guillardia theta, il predatore marino Bigelowiella natans, il ciliato Tetrahymena thermophila, i funghi Spizellomyces punctatus e Saccharomyces cerevisiae, l'ictyosporeo coloniale Creolimax fragrantissima, due piante (Arabidopsis thaliana e il muschio Physcomitrium patens) e l'anemone di mare Nematostella vectensis. Molti di questi rami (discobani, rizariani, ictyosporei, criptomonadi) non avevano mai avuto una mappa cromatinica dettagliata. Il paper è consultabile su Diversity and evolution of chromatin regulatory states across eukaryotes - Nature Genetics.
Il 50% del genoma umano è parassita, ecco perché il silenziamento diverge
Il dato che spiega la diversità osservata è biologico prima che tecnico: negli eucarioti circa la metà del Dna è composta da elementi trasponibili e virus endogenizzati, sequenze che si copiano e si incollano nel genoma. Nel Dna umano superano il 50%. Tenerli spenti non è opzionale, è condizione di sopravvivenza. Ma le sequenze parassite mutano e a volte incorporano frammenti della stessa macchina cromatinica, costringendo l'ospite a sviluppare nuovi meccanismi di repressione. Il risultato è una biforcazione: la firma di un gene attivo, riconosciuta dallo studio come identica dai lieviti agli anemoni, è congelata dall'ultimo antenato eucariotico comune (LECA), mentre quella di un gene silenziato varia. Nell'ameba del suolo Acanthamoeba castellanii una modifica che negli animali segnala un gene acceso è stata riutilizzata per spegnerlo.
La svolta metodologica arriva da iChIP2, la variante a basso input della chromatin immunoprecipitation sviluppata al CRG a partire dal 2017. Etichetta la cromatina di specie diverse con codici molecolari unici e la legge tutta in un solo esperimento, aggirando il vincolo che finora aveva confinato la ricerca ai soli organismi modello (uomo, topo, moscerino, lievito e Arabidopsis). Come nota il team, plants e alghe richiedono ancora preparazioni specifiche per la parete cellulare: iChIP2 non è un protocollo universale, ma diventa robusto una volta estratta la cromatina, anche da quantità di materiale minime. Sono processi analoghi a quelli discussi nella collaborazione euro-africana ICSC per giovani ricercatori, dove la circolazione di competenze tecniche rende accessibili strumenti prima riservati a pochi laboratori.
Cosa cambia per la ricerca medica
La rilevanza clinica non è marginale. Difetti nella regolazione della cromatina sono alla base di numerose patologie umane, tra cui diversi tipi di cancro. Sapere quali combinazioni di modificazioni istoniche compaiono in modo conservato e quali sono state riadattate lignaggio per lignaggio permette di distinguere i bersagli terapeutici universali da quelli specifici e di leggere in modo più preciso i dati epigenetici usati nella diagnostica oncologica. Anche la biologia sintetica trae vantaggio: sapere che l'accensione dei geni si controlla con le stesse leve nei rami più diversi apre la strada a moduli genetici trasferibili tra specie non modello. Il metodo iChIP2 apre in prospettiva la possibilità di applicare la profilatura cromatinica a campioni ambientali estremi, dai microorganismi artici a quelli di ambienti isolati come quelli descritti nella missione CNR sull'eclissi del 12 agosto 2026.
Il gruppo del CRG ora punta a estendere iChIP2 ad altri rami eucariotici ancora scoperti, con più specie per lignaggio, per capire quanto la diversità dei sistemi di silenziamento sia specie-specifica e quanto sia condivisa a livello di clade.