Anna Maria Bernini, ministra dell'Università e della Ricerca, ha chiesto la creazione di ordini professionali in grado di verificare la qualità dell'informazione scientifica sul digitale. L'intervento è arrivato venerdì 3 ottobre a Liguria d'Autore, la rassegna organizzata da Vis Factor e ideata da Valentina Fontana, in corso a Rapallo. Secondo la ministra la selezione dell'informazione deve seguire gli stessi criteri usati per valutare la qualità degli scienziati, con strumenti strutturati di certificazione al posto dell'improvvisazione. L'annuncio si collega al dibattito sulle fake news in ambito sanitario e scientifico, tornato al centro dell'agenda politica dopo l'esperienza della pandemia.
La proposta: verificatori per il fact-checking scientifico
La ministra ha chiesto soggetti "imparziali e competenti" nelle materie trattate, capaci di dire "questo è vero, questo non lo è" sulle notizie veicolate dai canali digitali. "Non lanciamo una monetina", ha affermato, richiamando la necessità di strumenti di verifica analoghi a quelli già previsti per la valutazione della ricerca scientifica. La proposta tocca anche la formazione universitaria: non basta preparare buoni comunicatori, ha spiegato Bernini, servono anche figure in grado di verificare la qualità della comunicazione, dai giornali ai libri, dalla televisione ai social. La prospettiva disegnata è quella di una filiera formativa capace di unire competenze scientifiche e verifica delle fonti, con un riconoscimento professionale che oggi manca. L'intervento ha richiamato il modello della valutazione scientifica, dove la qualità della ricerca passa attraverso meccanismi codificati di peer review, bibliometria e criteri di merito.
Il monito sulle fake news e la responsabilità politica
Bernini ha legato la richiesta alla responsabilità della politica di non "grattare la pancia del Paese" diffondendo notizie false. Secondo la ministra, le fake news in ambito scientifico "rischiano di far morire le persone" e costituiscono una responsabilità che chi governa non può e non deve assumersi. Il riferimento implicito è alle controversie su vaccini, farmaci e temi sanitari che hanno attraversato il dibattito pubblico italiano negli ultimi anni, dove la distinzione tra fonti autorevoli e opinioni amplificate dai social resta un nodo irrisolto. La buona scienza, ha concluso, deve accompagnare le scelte della politica senza essere piegata dalle pressioni della comunicazione o dalla ricerca del consenso immediato. Nel passaggio finale ha evocato la figura del fact-checker indipendente, già diffusa in Nord Europa e nei paesi anglosassoni, ma ancora senza un corrispettivo professionale riconosciuto in Italia.
La proposta richiama un terreno ancora inesplorato dal legislatore italiano. Oggi la verifica dell'informazione scientifica è distribuita tra redazioni giornalistiche, piattaforme digitali e singoli esperti, senza un albo o un ordine professionale dedicato alla certificazione dei contenuti. L'istituzione di un organismo di questo tipo richiederebbe un passaggio parlamentare, un confronto con le professioni già regolate, dall'Ordine dei giornalisti alle società scientifiche, e un coinvolgimento diretto del Ministero dell'Università e della Ricerca per la parte formativa e per i criteri di accesso.